LA DIVISIONE INTELLIGENCE NON SI OCCUPERÀ PIÙ SOLO DI IRAQ E AFGHANISTAN MA MONITORERÀ LE MAGGIORI AREE DEL GLOBO

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Il Pentagono fa concorrenza alla Cia
La Difesa Usa prepara una super rete di 1.600 spie da inviare nel mondo

FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK

Il Pentagono tenta di dare una spallata alla Cia sulle operazioni di intelligence. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha messo a punto un piano di potenziamento della propria rete di spionaggio che prevede l'invio di centinaia di agenti all'estero. L'obiettivo è trasformare la Defence intelligence agency, (Dia) quasi esclusivamente impegnata nell'ultimo decennio nelle guerre in Afghanistan e Iraq, in un servizio di spionaggio più sofisticato e flessibile volto a individuare e prevenire rischi emergenti nelle zone calde del pianeta. Quando il piano di rafforzamento verrà completato saranno circa 1.600 le unità impiegate in tutto il mondo, rispetto alle poche centinaia attuali. Tra le priorità fissate dal Pentagono ci sono il monitoraggio dei gruppi islamisti attivi in Africa, lo sviluppo di armamenti da parte dell'Iran e della Corea del Nord, e i piani di ammodernamento degli arsenali cinesi. «Non si tratta di un semplice riordino della Dia, ma è una riorganizzazione strutturale della sicurezza nazionale», ha detto al «Washington Post» il generale L'obiettivo è quello di avere degli 007 in grado di condurre operazioni clandestine Timori al Congresso che non potesse più avere il controllo sulle azioni top-secret Una veduta aerea del Pentagono ad Arlington, in Virginia sono inclusi anche gli addetti militari e coloro che non operano sotto copertura, ma il fulcro dell'operazione riguarda la formazione, nel giro di cinque anni, di una nuova generazione di 007 da impiegare in operazioni clandestine. Saranno addestrati da agenti scelti della Cia e sovente lavoreranno con il Joint Special Operations Command, pur ricevendo istruzioni esclusivamente dalla Difesa. Michael Flynn, direttore della stessa agenzia militare. Il piano di rafforzamento rientra del resto nella più ampia volontà di convergenza tra forze militari e agenzie di intelligence anche per evitare fallimenti come quello occorso al consolato di Bengasi durante l'attacco dello scorso 11 settembre. Inoltre riflette l'approccio militare voluto dall'amministrazione di Barack Obama, volto al rafforzamento delle politiche di anti-terrorismo basate su azioni mirate e sotto copertura – come quelle con i droni o le operazioni tipo quella in cui è stato eliminato Bin Laden – rispetto alle operazioni militari tradizionali. Oltre a un programma dedicato all'impiego degli aerei senza pilota, il piano del Pentagono punta a creare il «Defense Clandestine Service», la punta avanzata del lavoro delle forze militari che operano sotto copertura. La gestione del progetto è stata affidata a Michael Vickers, il massimo funzionario di intelligence del Pentagono, al quale sono stati assegnati cento milioni di dollari per l'avviamento, anche se il budget complessivo della Dia rimarrà lo stesso viste le complicate situazioni finanziarie in cui deve operare l'amministrazione. Sebbene risponda alle mutate esigenze operative, la manovra del Pentagono solleva preoccupazioni politiche: a differenza delle operazioni sotto copertura della Cia, che devono essere in qualche modo vagliate dal Congresso, le azioni militari godono di maggiore autonomia. Flynn rassicura: «Faremo di tutto per rimanere sotto lo scrutinio del Congresso». Molti però temono un'escalation del ricorso ad operazioni controverse come quelle ordinate dal Presidente su obiettivi praticamente sconosciuti e senza controllo pubblico.

La Stampa, 3-12-2012




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

Esteri<br />
Guerra segreta <br />
Gli uomini della Dia, l'intelligence militare, non dovranno riferire al Congresso come quelli della Cia <br />
<strong>Una super rete di spie per Obama</strong><br />
Agenti del Pentagono sotto copertura dall'Africa all'Iran e alla Nord Corea <br />
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[justify]WASHINGTON - Sotto George W. Bush fu la stagione delle Rambo-spie. I «cavernicoli», i paramilitari che agivano in appoggio all'intelligence civile. Sotto Barack Obama la musica non è mutata, perché il presidente è innamorato della guerra invisibile. Al punto che non gli bastano più le ombre della Cia, vuole anche che crescano quelle «in divisa». Gli 007 della Dia, il servizio segreto del Pentagono. In base ad un nuovo programma, rivelato dal Washington Post, gli Stati Uniti schiereranno all'estero i.600 agenti militari, l'avanguardia «con i muscoli» di un apparato che ne conta quasi 17 mila. Fino ad oggi la Dia ha potuto contare su un numero ridotto di uomini sparsi per il mondo. Le esigenze, però, variano in fretta. Il terrorismo qaedista si è polverizzato in realtà regionali. Poi c'è il traffico di armi e tecnologia. Globale. Con mercantili e aerei che trasportano di tutto. Ed ecco che il Pentagono si assume altre responsabilità. <br />
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Non si tratta di una modifica marginale, ha osservato il direttore della Dia, Michael T. Flynn, bensì un cambiamento che riguarda la «sicurezza nazionale». I suoi agenti saranno la seconda lancia contro jihadist Vregimi ostilVcontrabbandieri di materiale bellico. Gigantesco il teatro. Alle solite aree, come il Medio Oriente, si aggiungono il Golfo, con le tensioni legate al nucleare iraniano, e la Corea del Nord, grande fornitrice di armi a Paesi non amici degli Usa. Per chiudere con la Cina. Parliamo di quadranti dove già operano gli 007 militari, solo che in base al progetto cresceranno in qualità e quantità. Il Pentagono prevede due profili di missione gestiti da un nuovo comando, il Defense Clandestine Service (Dcs). Il primo tipo di intervento è «aperto». Lo svolgono gli addetti militari dislocati nelle ambasciate. Poi c'è quello «undercoyer», sotto copertura. E la Dia vuole ampliarlo affidando ai suoi team missioni ad alto rischio. Gli o07 andranno a caccia di segreti, agiranno in coordinamento con le Special Forces o con gli onnipresenti droni. I «mietitori di Obama». L'agente sul terreno riceve la soffiata sulla presenza di una cellula terroristica (o di un carico di missili) e la «gira» al comando. Che deciderà se muovere una squadra elitrasportata, un sottomarino, un drone. Scenario visto a Aden o Mogadiscio. Lo stesso potrà avvenire nel teatro afghano dove, dopo il ritiro del 2014, molto del peso dovrebbe ricadere sul binomio spie-commandos. <br />
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Più ravvicinata la domanda che arriva dall'Africa. Nei Paesi del Sahel operano da tempo 007 militari, unità d'élite e velivoli da sorveglianza elettronica. I loro target sono le formazioni qaediste. Per ridurre le solite gelosie, è previsto un coordinamento - sulla carta - con la Cia che garantirà l'addestramento degli agenti alla «fattoria», il centro di training in Virginia, e che comunque conserverà un primato nella gerarchia. 11 Pentagono assicura anche che non terrà al buio il Congresso sulle sue azioni. Un impegno per placare i timori diffusi. Rispetto alla Cia, la Dia non deve chiedere permessi anche se - in teoria - non è autorizzata ad atti che vadano oltre la raccolta di dati. Se però crei una struttura ad hoc difficile pensare che sia solo per monitorare l'avversario. Poi ci sono i danni collaterali. I Predator hanno incenerito migliaia di militanti, costringendoli a nascondersi. E insieme a loro sono morti molti civili. Obama, durante il primo mandato, ha ascoltato le critiche, però ha lasciato fare alle «ombre» e ai velivoli senza pilota. Rapidamente la Cia, oltre a spiare, è diventata con i suoi droni una macchina per uccidere. Non cattura ma fa fuori. Una militarizzazione dell'intelligence che sembra fatta apposta per la nuova creatura.[/justify]<br />
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Guido Olimpio<br />
@guidoolimpio<br />
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Corriere della Sera, 3-12-2012

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