La Diodatina festeggia i quattro secoli

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I quattro secoli della “Bibbia del Diodati”

di Roberto Davide Papini

Un uomo con il volto verso l’alto che sparge il seme della parola, evidente richiamo alla parabola evangelica del seminatore. E’ l’immagine, fortemente programmatica e simbolica, della più antica traduzione in italiano della Bibbia basata sui testi in lingua originale e arrivata, con varie revisioni, ai giorni nostri. Parliamo della “Diodatina” o “Bibbia del Diodati” che festeggia quattro secoli di vita. Realizzata dal pastore protestante Giovanni Diodati nel 1607 a Ginevra (dove i genitori si erano trasferiti da Lucca sfuggendo alle persecuzioni cattoliche per aver aderito alla Riforma) questa traduzione continua ad affascinare credenti e studenti per il linguaggio elegante e sobrio…

Nella sua storia, la “Diodatina” appassiona personaggi come Milton e D’Annunzio, ed è amata anche da Rosmini. Ovviamente, prima di essere un punto di riferimento letterario, la “Diodatina” è un testo fondamentale dal punto di vista della fede cristiana (intere generazioni di valdesi e di evangelici in genere si sono formate su questo testo) e diventa un importante simbolo di libertà. Infatti, quando Diodati comincia a lavorare a questa traduzione, le altre versioni italiane sono già cadute sotto la repressione della Chiesa cattolica romana, che permette la diffusione solo della “Vulgata” in latino. La “Diodatina” sarà diffusa in Italia clandestinamente per molto tempo. Durante la Repubblica romana del 1849 vengono stampate tremila copie del Nuovo Testamento col benestare di Giuseppe Mazzini. Dopo la breccia di Porta Pia, nel 1870, la Bibbia del Diodati conosce finalmente un’ampia diffusione in Italia, anche se il Sant’Uffizio ne vieta l’uso ancora nel 1925. Poi, attraverso varie revisioni, è arrivata fino a noi, continuando a spargere il seme della parola con eleganza, sobrietà e (soprattutto) fede, a 400 anni della sua prima edizione.

(Da La Nazione, 1/12/2007).

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