La difesa della lingua italiana e’ di destra o di sinistra?

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“Sos italiano lingua da salvare”

di Maurizio Naldini

da La Nazione, 5/2/2003

Doveva succedere. Adesso anche la lingua italiana diventa di destra o di sinistra. E suo malgrado, sottoposta com’e’ ai colpi di maglio della moda anglofoba, alle volgarita’ vernacolari della TV, all’analfabetismo di ritorno, deve anche subire gli attacchi delle forze politiche.

Accade, infatti, che oltre 50 senatori della Casa della Liberta’ propongano l’istituzio

ne di un Consiglio superiore della lingua italiana. Suo compito, difendere l’italiano da “neologismi incomprensibili” e da “attacchi dall’esterno”, il tutto a garantire il “buon uso della nostra lingua”. Il Consiglio dovrebbe essere composto dal ministro dei Beni Culturali, da quello dell’Istruzione, da rappresentanti della Crusca e della Dante Alighieri. A presiederlo, il presidente del consiglio. Quindi, per ora, Silvio Berlusconi.

E’ proprio assurdo, e’ blasfemo? Con una dichiarazione congiunta, esponenti della Margherita, dei Verdi, dei Ds, parlano di “idea ridicola e stupefacente”. Per loro Berlusconi, dopo aver omologato la societa’ attraverso i media” ora cerca di omologare il linguaggio”. E cosi’, dimentichi che in Francia furono proprio i governi di sinistra ad impegnarsi nella difesa della lingua, gli uomini dell’Ulivo non sembrano rendersi conto che la nostra lingua non sta bene. E la malattia peggiora tutti i giorni. Ora noi non sappiamo se sia giusto che proprio l’omnipresente Berlusconi presieda un Comitato del genere. Ma di sicuro il problema esiste. E’ grave. E’ sul tappeto. Al punto che domani, a Firenze, nella sede dell’Accademia della Crusca, si aprira’ un convegno di altissimo livello proprio su questi temi.

“Effettive necessita’, esibizionismo, pigrizia” sostengono gli organizzatori, mettono in difficolta’ la nostra lingua. E “sono proprio gli ambienti socialmente elevati” – aggiungono gli esperti e gli studiosi – a compiacersi dell’uso degli anglismi.

Per dirla col linguaggio di sinistra, pare quasi che gli eletti, i colti, vogliano con l’uso indiscriminato di parole inglesi, usate con accenti in liberta’, ridare vita ad una differenza sociale. E oggi che l’analfabetismo e’ debellato, crearne uno nuovo dove ricacciare tutti gli altri. Ovvero i piu’ umili, che per la prima volta nel corso della storia avevano creduto di poter parlare l’italiano. Questo e’ il problema, al quale si aggiunge il rischio della identita’ di una nazione che, non dimentichiamo, fu unita soltanto dalla lingua. E allora, di fronte a realta’ di questa ampiezza, che valore hanno le schermaglie politiche? Se anche la soluzione fosse da scartare, non per questo si puo’ eludere il problema. La posta in gioco e’ piu’ grande di una battaglia a fini elettorali. Non sviliamola con ottusi personalismi. Da qualunque parte vengano.

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