La debolezza dell`euro preoccupa meno di prima

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La debolezza dell`euro preoccupa meno di prima
Le voci, il nervosismo. Poi le notizie vere, frastornanti solo quando non sono negative. Sono molti i fattori evocati quando l`euro perde terreno: e l`esempio di ieri è stato emblematico. Non è già accaduto mille volte? Sì, ma ora c`è qualcosa di nuovo. Sta cambiando lo status dell`euro: il calo dei tassi deciso dalla Bce in autunno (e forse non ancora concluso) ha trasformato la moneta unica in una delle valute di finanziamento per il carry trade. È conveniente oggi prendere euro a prestito, a costi bassi, per poi venderli-facendo calare i cambi – e investire dove i rendimenti sono interessanti. Dietro le recenti flessioni c`è quandi qualcosa di stabile. La struttura dei tassi non gioca da sola: l`euro non è la moneta più interessante per il carry trade, il dollaro resta più conveniente. In ogni caso è stato rimosso un ostacolo che impediva ad altri fattori di incidere davvero.
La flessione dell`euro non va allora interpretata solo come un segnale di sfiducia dei mercati, o come lo specchio delle turbolenze sui titoli di Stato. Su questo fronte -malgrado tutto -le cose sono note da tempo, e sono in movimento: il miglioramento è lento, troppo lento per stare tranquilli, ma-rating o non rating -rispetto ai mesi scorsi (quando l`euro era più solido) i progressi sono evidenti. L`euro debole è anche il frutto di aspettative che intravvedono possibili ulteriori tagli dei tassi in Eurolandia, se il patto fiscale sarà concluso presto – come il presidente della Bce Mario Draghi ha esplicitamente chiesto – e le pressioni sull`inflazione caleranno con il rallentamento dell`economia. La flessione del cambio anzi sostiene e amplifica l`allentamento monetario che la Banca centrale ha cercato in autunno. Non va poi dimenticato che ai livelli attuali, la valuta comune resta elevata verso il dollaro, mentre solo da pochi giorni il cambio effettivo è sceso sotto la media di lungo periodo. Il nervosismo, certo, non manca. La situazione rimane troppo ambigua su molti fronti: non riesce a essere univoca neanche sul tema "fondamentale" dei tassi. La Bce, giovedì, ha tracciato un quadro ancora molto in chiaroscuro di Eurolandia, e non ha voluto dare indicazioni precise sulla futura politica monetaria (al contrario di quanto sta facendo, e sempre di più, la Fed). Pur aprendo in astratto le porte a un costo del credito ufficiale più basso del vecchio pavimento inviolabile dell`1%, la Banca centrale europea ha di fatto raffreddato gli entusiasmi di chi immaginava un taglio dei tassi a febbraio (e molti analisti hanno così rivisto le previsioni). E anche apparsa quasi preoccupata sull`andamento dell`euro nel momento in cui, invece di astenersi dai commenti, Draghi ha ricordato che il G-7 non apprezza l`eccessiva volatilità e i movimenti disordinati dei cambi. Il motivo c`è, ed è serio: una tendenza non contrastata alla flessione del cambio riduce – per gli investitori "esteri" – il costo ma anche i rendimenti in valuta degli assets di Eurolandia, primi tra tutti i bond, che potrebbero risultare meno appetibili. Quello del cambio è un gioco pericoloso, quindi; ma Eurolandia e i suoi paesi più deboli hanno bisogno di un ordinato allentamento delle condizioni monetarie anche attraverso il canale valutario. Mai come nei prossimi mesi dunque l`attenta "gestione delle aspettative" da parte della banca centrale sarà quindi fondamentale. Gli errori non sono ammessi.

di Riccardo Sorrentino
il Sole24Ore, pag.7
14/01/2012




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