La Croazia gioca d’azzardo e vota per entrare in Europa

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Domani il referendum, sì in vantaggio

La Croazia gioca d’azzardo e vota per entrare in Europa

Fare i salti mortali per entrare in quello che sembrava un club esclusivo e scoprire che poi, forse, si sta meglio da soli perché quel club, ora, sembra sull`orlo del fallimento. È quello che succede alla Croazia, chiamata domani alle urne per il referendum con cui la popolazione dovrà dire «sì» oppure «no» all`entrata di Zagabria nell`Unione europea a partire dal 1° luglio del 2013, diventandone così il 28° Paese membro.
Se il voto a favore di Bruxelles è dato in vantaggio, a mancare è l`euforia che ha caratterizzato le altre due aperture verso est: quella del 2004, quando a entrare fu anche la vicina Slovenia e l`ex blocco sovietico, e quella del 2007, con l`ingresso di
Romania e Bulgaria.
L`ultimo sondaggio indica che il 60 per cento dei croati intende approvare il Trattato di adesione firmato lo scorso 9 dicembre, dopo anni di negoziati, rispetto a un 31 per cento di contrari e a un 9 per cento che è ancora indeciso. Per essere valida, la consultazione popolare non ha bisogno di un quorum definito, ma basterà una semplice maggioranza dei voti effettivamente espressi. Questo sarà il secondo referendum nella storia del Paese balcanico, dopo quello del 19 maggio 1991- a guerra già cominciata- quando il 94 per cento si espresse a favore dell`indipendenza dalla Jugoslavia socialista, che venne proclamata il 25 giugno dello stesso anno.
Da un referendum di rottura a uno di unione. A favore dell`adesione alla Ue si sono espresse quasi tutte le istituzioni culturali e accademiche, la società civile, le organizzazioni dei veterani della guerra per l`indipendenza e la Chiesa cattolica croata. Il fronte del no, composto in maggioranza da formazioni della destra nazionalista e ultraconservatrice, sostiene che, con Bruxelles, Zagabria perderà le sue prerogative di Stato sovrano e il mercato sarà travolto dai prodotti europei. La crisi dell` eurozona e l`immenso apparato burocratico dei 27 sono i più forti argomenti contro l`adesione. Secondo i sondaggi, comunque, vincerà il «sì», più per pragmatismo che per vero convincimento ed è lontano il sostegno all`80 per cento registrato tra il 2002 e il 2008.
Per entrare nella lie la Croazia ha affrontato un iter lungo, cominciato il 21 febbraio 2003 con la consegna della domanda ufficiale per l`adesione. A pesare su Zagabria l`iniziale non collaborazione con il Tribunale penale internazionale dell`Aja per i crimini commessi nella ex Jugoslavia, in particolare nella consegna del generale Ante Gotovina. Nel 2009 si conclude anche il contenzioso sul confine marittimo con la Slovenia, che opponeva il veto all`ingresso croato. In quello stesso anno Zagabria diventa Paese Nato.
Se domenica vinceranno i «sì», per l`Unione europea non cambierà molto al livello di numeri, rappresentando la Croazia solo lo 0,85 per cento della popolazione e l`1,33 per cento del territorio. Grande, però, è il valore simbolico, segno che il Vecchio continente si è lasciato alle spalle le divisioni delle Guerre dei Balcani. Ma soprattutto un`altra economia non certo di primo piano che si associa al carrozzone continentale.

SIMONAVERRAZZO

Libero, pag 17
del 21/01/2012




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