La crisi può far bene all’Europa

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La crisi può far bene all'Europa

Nel luglio scorso i deputati europei della Margherita, congiuntamente al gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa, votarono a favore alla designazione di Barroso alla presidenza della Commissione. Il “partito di Prodi”, spiegammo, non poteva votare contro il suo successore, solo perché scelto da una maggioranza europea di centrodestra.
Prevalse in noi il criterio europeista che scommetteva su una Commissione forte rispetto al criterio altrettanto legittimo delle geometrie politiche destra-sinistra.
La nostra decisione non mancò di suscitare qualche polemica e delusione in chi rimarcava il diverso atteggiamento degli altri partiti della Lista uniti nell’Ulivo.
Assieme ai colleghi del centrosinistra, abbiamo ricominciato subito un lavoro comune e proprio ieri abbiamo discusso a Strasburgo di lavoro nel formato più largo della coalizione (da Mastella a Bertinotti) che in Europa si declina “da Cirino Pomicino a Vittorio Agnoletto” .
Nel frattempo abbiamo tenuto fede al “sì” condizionato che promettemmo a Barroso tre mesi fa. Il presidente della Commissione è scelto dal consiglio europeo, i commissari sono designati dai governi nazionali, ma il parlamento esamina con molto dettaglio i commissari ed esprime un voto di fiducia sull'intera Commissione.
Abbiamo svolto il nostro lavoro con diligenza in audizioni durate sei settimane ed abbiamo espresso critiche su 7 commissari, chi per le sue contraddizioni con la linea del parlamento (Fischer- Boel, Spidla, Udre), chi per palesi conflitti di interesse (Kroes), chi per la scarsa competenza dimostrata (Kovacs, Dimas).
Buttiglione è solo uno di questi, anche se la stampa si è occupata solo di lui, anche se lui stesso ha giocato volutamente la parte del martire della fede, anche se solo nel suo caso e nel caso del commissario ungherese il parlamento ha espresso una formale bocciatura.
Nella seduta di ieri, Barroso, prima nelrintervento e poi in replica, ha tradito le aspettative del parlamento, non operando alcun cambio sostanziale, non ascoltando le richieste del parlamento; tutto il contrario del suo predecessore, Romano Prodi.
Barroso ha chiesto di fidarsi di lui quando egli si doveva fidare del parlamento, il quale stava esercitando le proprie prerogative. Con ciò dimostrando di accontentarsi della copertura promessa gli dai governi nazionali.
Le garanzie personali non bastano, le scelte politiche su una riorganizzazione della Commissione si fanno prima del voto di fiducia, non si promettono per dopo. Per questo, i deputati della Margherita, del gruppo democratico, dell'intero centrosinistra hanno preannunciato un loro voto negativo sulla Commissione.
Barroso ha aperto un inedito scontro politico e istituzionale con il parlamento che la Commissione rischia oggi di perdere in modo clamoroso, o venendo bocciata o ottenendo una fiducia risicatissima, a meno che non emergano nelle ultime ore novità al momento imprevedibili.
Chi crede nella democrazia in Europa non deve farsi intimorire dal falso argomento di una crisi istituzionale alla vigilia della firma di Roma. Se la politica entra in Europa attraverso la scelta democratica del suo parlamento, l’unica a guadagnarci sarà. proprio l’Europa e la sua capacità di rappresentare le idee dei suoi cittadini.

Lapo Pistelli
Europa 27.10.2004, p.1

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