La crisi dà vigore ai separatismi

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La tentazione del separatismo è ormai un nuovo fattore di crisi politica in Europa. Si aggiunge alle critiche contro l’austerità di bilancio o le riforme del welfare. Dal Belgio alla Spagna, dall’Italia alla Germania, la voglia di autonomia dei movimenti regionalisti si sta rafforzando. È il riflesso della crisi economica, di storiche tensioni comunitarie, ma anche di un calo della credibilità dei partiti tradizionali che spesso appaiono impotenti dinanzi allo sconquasso debitorio. L’ultimo segnale proviene dal Belgio, dove domenica si sono svolte le elezioni per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali. Le Fiandre sono state segnate dal successo nero-giallo, i colori della Nieuw-Vlaamse Alliance (la Nuova alleanza fiamminga). L’indipendentista Bart De Wever, 41 anni, ha vinto ad Anversa, un comune storicamente in mano ai socialisti fin dalla fine della Seconda guerra mondiale, a parte un intermezzo di sei anni negli anni ’70. De Wever ha ottenuto il 37,7% nella capitale delle Fiandre, rispetto al 28,6% andato al borgomastro uscente Patrick Janssens, alla guida di una lista composta da democristiani e socialisti. «I fiamminghi – ha detto domenica sera il leader della N-VA – devono poter gestire le Fiandre come vogliono. Ecco perché lancio un appello [al premier belga, Ndr] Elio Di Rupo e ai politici francofoni: prendete le vostre responsabilità e preparate con noi la riforma confederale» del Belgio. Il Paese, segnato da storiche tensioni comunitarie tra valloni e fiamminghi, è una federazione dal 1993. De Wever è convinto che il Paese sia destinato a «evaporarsi». Chiedendo un negoziato in vista di una confederazione, alza la posta. Nata nel 2001, la N-VA è passata tra il 2003 e il 2010 dal 3 al 22% dei voti alle elezioni nazionali. Commenta Le Soir: «Ciò che sta montando nelle Fiandre deve essere gestito. Altrimenti De Wever lo imporrà. Lui sa dove vuole andare. E ci sta andando». In molti Paesi – alla lista si potrebbe aggiungere anche l’Italia con le tentazioni autonomiste della Lega Nord – la crisi economica ha peggiorato tensioni comunitarie già esistenti. Più in generale il problema è riflesso del crescente sfasamento tra problemi europei e politica nazionale. Il linguaggio di molti a Bruxelles non corrisponde a quello che poi hanno in patria. A molti la classe politica appare quindi impotente, screditata, tanto da spingere l’elettorato verso il localismo. Sempre ieri, il premier britannico David Cameron ha firmato un accordo con il dirigente nazionalista scozzese Alex Salmond che prevede un voto sul futuro della Scozia entro il 2014. Nel frattempo, il leader catalano Artur Mas ha deciso di indire elezioni anticipate in novembre, trasformando il voto in una consultazione sul futuro della Catalogna. Come nel caso del Belgio, anche in Spagna le regioni più ricche protestano per i trasferimenti di denaro verso le regioni più povere. A sorpresa anche la Germania deve fare i conti con le proteste regionali. La Baviera ha chiesto alla Corte costituzionale se l’attuale sistema di perequazione finanziaria è legale. Nel 2011 la regione ha trasferito 3,6 miliardi di euro ai Länder più poveri. In tutto, le regioni ricche hanno contribuito a quelle povere per 73 miliardi. «Un sistema solidale a cui per metà partecipa la sola Baviera è ormai fuori controllo», ha detto in luglio il ministro-presidente Horst Seehofer. In nessun Paese i sondaggi danno l’indipendenza di queste regioni per fatta. Il rischio però è che i neo-separatismi si influenzino a vicenda, in mancanza di un salto federale che risolva il ritardo della politica nazionale rispetto alla dimensione europea. In Spagna, il Governo ha bloccato il desiderio catalano di indire un referendurn sul futuro della regione. Ieri, alla luce di quanto deciso sul destino della Scozia, Mas si è detto pronto ad appellarsi alle istituzioni europee pur di organizzare una consultazione.

di Beda Romano
Il Sole 24 Ore 16/10/2012




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