La crisi come occasione per rilanciare l’europeismo

Posted on in Europa e oltre 20 vedi

Amedeo Lepore – Il Riformista (pag. 6)

In un periodo turbinoso come l`attuale, è un elemento di conforto e di speranza per il nostro Paese la presenza di alcune personalità, peraltro in sintonia tra loro, come il Presidente della Repubblica e il neopresidente della Bce, che con un impegno diretto e vicendevole stanno assumendo il compito di affrontare i marosi della crisi economica internazionale. Si tratta di un ruolo non previsto da un`interpretazione stringente dei principi istituzionali, ma necessario per far fronte alla crisi politica dell`Europa e al declino economico dell`Italia. Questo contesto ha dimostrato che, senza venire meno alle regole, anzi ribadendone il valore centrale, è possibile evitare vuoti di potere, svolgendo con intelligenza e con forza rappresentativa una funzione di stabilizzazione e di riferimento, in campo politico ed economico.

Il discorso di Giorgio Napolitano al College d`Europe di Bruges, apparentemente lontano da queste considerazioni, è la dimostrazione più evidente di come sia possibile fare della politica la consapevolezza dei problemi reali, la capacità di legare scelte strategiche alla necessità di concretizzare giorno per giorno una visione di fondo, l`attitudine di gestire attentamente il presente prevedendo il futuro.

Il Presidente della Repubblica, infatti, nel momento più difficile per l`Europa e la sua moneta, ha indicato, con saggezza e passione, i motivi per una ripresa in grande stile dell`europeismo, facendo della grave crisi che stiamo attraversando l`occasione per un cambiamento di fondo e un ulteriore avanzamento del sistema europeo. Di fronte all`ampliamento dell`euroscetticismo, solo in parte giustificato dalla situazione delle economie nazionali, e di fronte alla continua evocazione di un ritorno nell`ambito degli angusti confini territoriali di un singolo Paese o dei suoi ambiti geografici ancor più ristretti, Napolitano ha motivato le ragioni di un salto di qualità coraggioso del processo di unificazione politica, per superare i limiti di un`unione solo di tipo monetario.

Dal punto di vista politico, non si tratta di ripercorrere modelli burocratici e accentratori, ma di individuare il terreno funzionale per una più forte integrazione tra i livelli nazionali e il ruolo decisionale e di governance delle istituzioni europee, in base al principio cardine della sussidiarietà.
Dal punto di vista economico, non si tratta di invocare il ritorno alle monete nazionali, magari nell`illusione di godere nuovamente di una situazione irripetibile alla luce della globalizzazione – fatta di debiti pubblici ingovernabili e svalutazioni monetarie "competitive", ma di perseguire concretamente la via di un maggiore coordinamento delle politiche a livello europeo, per definire regole comuni, non affidandosi solo all`attività di supplenza della Bce.

Infatti, a chi sostiene che il malanno dell`Europa è stato l`euro, bisognerebbe dire che la patologia è stata generata dalla fede assoluta in una finanza e in mercati privi di regole. E che una diversa politica economica e finanziaria, di dimensione continentale, potrebbe favorire un assestamento e un rinnovato progresso delle condizioni generali dell`Unione, come di ogni singolo territorio europeo, coniugando competitività, dinamismo e responsabilità sociale. Anche una macroregione pervasa di problemi, come il Mezzogiorno d`Italia, potrebbe ricavare grande giovamento dalla scelta di rendere più pregnanti gli strumenti per l`esercizio di una sovranità a livello europeo nella politica fiscale e di bilancio, nelle strategie macroeconomiche, nella scelta delle priorità di coesione e nella concentrazione verso obiettivi condivisi dei fondi strutturali, con mezzi tecnici adeguati, come è avvenuto solo in un`altra epoca delle politiche di sviluppo, considerata a giusta ragione la golden age dell`economia europea.




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.