La Costituzione europea a un passo dall’accordo

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I venticinque paesi membri potrebbero raggiungere in serata l’obiettivo mancato a dicembre

La Costituzione europea a un passo dall’accordo

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

FRANCO PAPITTO


BRUXELLES- Una ventata di ottimismo ha concluso ieri sera la prima giornata del vertice europeo che dovrebbe varare stasera la Costituzione dell’Ue. Se oggi si confermerà l’ottimismo di ieri,il presidente di turno dei Venticinque,il premier irlandese Bertie Ahern,potrebbe raggiungere l’obiettivo mancato clamorosamente da Silvio Berlusconi lo scorso dicembre. Ha detto Jacques Chirac:”Siamo arrivati a un punto in cui un accordo è possibile,a portata di mano”.
Il più prudente di tutti era proprio il premier irlandese Ahern che,forse per scaramanzia,ricordava che ci “sono ancora questioni molto complesse da risolvere”. Ma anche lui ammetteva,guardandosi da un “eccesso d’ottimismo”,che i 25 capi di Stato e di governo “si avvicinano a un accordo”.
“Abbiamo una buona chance di concludere”,aveva detto il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder al suo arrivo nella capitale belga. Più tardi il suo ministro degli Esteri,Joschka Fischer,constatava soddisfatto:”Siamo sulla buona strada e penso che completeremo i lavori nei tempi previsti”,cioè entro oggi. Sull’esempio dell’irlandese Ahern,anche Fischer incrociava le dita:”E’ come costruire un ponte:prima di fregarsi le mani bisogna arrivare a collocare l’ultima pietra”. In ogni caso,concludeva Fischer,”tutti dimostrano buona volontà per arrivare a un compromesso”. E Franco Frattini conferma:”C’è una volontà diffusa di concludere”oggi i lavori. Di fronte all’impennata delle astensioni nella tornata elettorale dello scorso fine settimana,tutti sono consapevoli del fatto che un nuovo rinvio darebbe un’impressione disastrosa.”Le possibilità di accordo sono elevate”,diceva Romano Prodi a fine giornata. Tutto indica dunque che,magari molto tardi nella notte o domattina all’alba,una fumata bianca dovrebbe concludere il vertice di Bruxelles. Intanto si negozia,ha detto Frattini,per “migliorareun progetto che è migliorabile”. Ma ognuno intende a suo moo i “miglioramenti”possibili.
La definizione della cosiddetta “doppia maggioranza” (una decisione è approvata se raccoglie il consenso del 55 per cento dei paesi che rappresentino almeno il 65 per cento della popolazione Ue,secondo il progetto di compromesso della presidenza irlandese) resta uno dei problemi più controversi. Ieri sera erano ben 15 i paesi che contestavano le soglie indicate dalla presidenza:Spagna e Polonia-che su questo tema fecero fallire il vertice presieduto da Berlusconi- chiedevano che salisse al 66,6 per cento la popolazione e altri tredici paesi medi e piccoli indicavano varie soglie “ideali”.
Altri problemi sull’estensione del voto a maggioranza,invece dell’unanimità,nella politica sociale e in quella fiscale. La Gran Bretagna non vuole e aveva avuto partita vinta lunedì scorso nella riunione dei ministri degli Esteri a Lussemburgo. Oggi Jacques Chirac riaprirà il discorso anche se teme che “non si possa progredire quanto vorremmo”.
Si continua a discutere il ruolo della Commissione nella sorveglianza dei deficit pubblici nei paesi che hanno adottato l’euro. Italia,Germania,Grecia e Polonia vorrebbero limitarla per lasciare l’ultima parola ai governi nazionali. Il compromesso proposto dall’Irlanda,e che l’Italia potrebbe accettare,lascia immutati i poteri della Commissione nella fase di sorveglianza dei deficit ma fa prevalere la volontà dei governi nazionali nella fase seguente,quando,constata l’esistenza di un “deficit eccessivo”,si dettano i provvedimenti correttivi per rientrare al di sotto del 3 per cento del Pil. Ancora discussioni sul numero dei commissari europei che dovrebbero essere uno per paese fino al 2014 e poi dovrebbero scendere a 18 con un sistema di rotazione.
E infine le “radici cristiane”che occorrerebbe citare come fondamento dell’Europa. Lo vuole Prodi,con tutti i paesi dell’Europa meridionale oltre all’Irlanda,alla Polonia,alla Germania,all’Austria,alla Slovacchia,alla Lituania,alla Repubblica ceca. Ma la Francia si oppone in nome della “laicità”.


La Repubblica p.6

Questo messaggio è stato modificato da: martina.zeppieri, 18 Giu 2004 – 11:33 [addsig]




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