La contropartita

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LA CONTROPARTITA

di Roberto Napoletano

La partita si gioca in Europa: l'Italia ce la fa con l'Europa o, da sola, non ce la fa. L'Europa è fatta di certe regole e noi dobbiamo dimostrare di averle acquisite nella «spina dorsale e nel cervello».
Però, l'Europa deve anche cambiare in fretta: è necessario che si doti di tutti quegli strumenti utili per stendere una cintura di sicurezza intorno alle nuove emissioni di titoli pubblici dei singoli Stati (a partire dal Portogallo) che si annunciano complessivamente rilevanti per quantità e qualità. È bene, direi doveroso, sottolineare questo dato di fatto nel giorno in cui la fiducia sul titolo Italia ha consentito di tornare ad abbattere il muro dei 400 punti di differenziale dello spread BTp-Bund. L'errore più grave che potremmo commettere è quello di ritenere che ce l'abbiamo fatta. Dobbiamo prendere atto che una parte degli italiani continua a non comprendere fino in fondo la gravità della situazione e – anche se emergono tante, nuove e mature consapevolezze – persiste un gioco pericoloso (non solo politico) che porta a scherzare con il fuoco.
Non è vero che non è successo niente: siamo partiti circa tre mesi fa con un spread volato fino a 575 punti e tassi dei BoT a 12 mesi superiori al 7%, oggi la curva a tre anni è rientrata nella normalità, si fatica ancora nelle emissioni a lungo termine ma con segnali di miglioramento. Il problema specifico italiano è stato risolto e i mercati dimostrano di apprezzare, persiste l'incertezza per il futuro legata soprattutto alla valutazione sul tasso di condivisione dell'azione governativa da parte dei suoi azionisti politici di riferimento. In questo senso, le dimissioni di novembre di Berlusconi e le dichiarazioni rese ieri (sarebbe un gesto irresponsabile far cadere il Governo Monti) fanno onore al Cavaliere e indicano consapevolezza della gravità della crisi italiana.
I nuovi valori del titolo Italia sui mercati sono il frutto anche di un'opera silenziosa che Mario Monti, Ignazio Visco e Vittorio Grilli hanno saputo svolgere in una serie di incontri internazionali a livello istituzionale e bilaterale. Il Governatore Visco non fa mistero di avere dovuto spendere più di un'energia per convincere il ministro del l'Economia svedese che la riforma delle pensioni fosse già in vigore e non decorresse invece dal 2020.
La nuova Europa passa attraverso un processo di convergenza tra le popolazioni del Nord Europa e Paesi come l'Italia che stanno dimostrando, alla voce fatti, di volere rispettare la virtù del bilancio e affrontare a viso aperto alcuni tabù (pensioni, liberalizzazioni, semplificazioni) che da troppo tempo ingessano l'economia, allargano le aree di disuguaglianza e ostruiscono di fatto la via dello sviluppo. Il Governo Monti deve continuare a fare i compiti a casa, deve farlo con rigore e serietà su tre campi decisivi: mercato del lavoro, riqualificazione della spesa pubblica-taglio degli sprechi, lotta all'evasione fiscale.
Da questa triplice azione si possono liberare le risorse necessarie per dare agli italiani la contropartita di quella fiducia che loro stessi (in gran parte) stanno accordando al Governo Monti sopportando sacrifici e restrizioni. Il gettito delle risorse determinabili da un'azione finalmente strutturale su conti pubblici, lavoro e tasse deve tradursi in riduzione dei prelievi fiscali e contributivi a carico delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie. Fare (davvero) tutto ciò aiuta Monti a imboccare la strada giusta (alla fine non mancherà neppure "il complemento" di dismissioni pubbliche mirate) ma soprattutto aiuta l'Europa a riconoscersi in un quadro di verità troppo spesso sottaciute. È bene che maturi la consapevolezza che oggi non sono i tedeschi a prestare al resto del mondo (a partire dai Paesi periferici europei) ma è il resto del mondo a "sussidiare" la Germania che colloca i suoi titoli sovrani a tassi bassissimi.
Sono più credibili, è vero, ma è anche vero che è proprio l'attuale, particolare equilibrio a consentire loro di attrarre fondi così ingenti a costi così limitati. Spiegare al popolo tedesco che non stanno elargendo ma piuttosto ricevendo (e qui la Merkel si deve assumere le sue responsabilità) è già parte della soluzione del problema.
Guai se gli italiani tornassero a sottovalutare la delicatezza del momento, ma sia chiaro che la "nuova consapevolezza diffusa" in Italia deve essere ripagata in moneta europea. Oggi l'Europa ha bisogno di una cintura di sicurezza e, cioè, di strumenti agili con capacità di intervento immediato ancorché condizionato: la soluzione del fondo salva-Stati, comunque utile, appare insufficiente e va modificata in profondità. In questo caso, probabilmente, le risorse che si renderebbero "automaticamente" disponibili non verrebbero mai neppure impiegate ma rappresenterebbero un formidabile lubrificante del ritorno della fiducia degli investitori del mondo sull'Europa e sui suoi titoli sovrani.
Non ci possiamo permettere un secondo caso Grecia con il Portogallo. Per fortuna, almeno questo è certo, non ci si potrà più nascondere dietro l'alibi italiano.

il Sole 24 Ore, pag 1
2/02/12




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