Le contrarietà pedagogiche e didattiche di alcuni insegnanti al Clil (Insegnamento di una materia in inglese a partire dalle elementari).

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«Clil, un progetto da riconsiderare». Gli insegnanti scrivono a Ugo Rossi.

Pubblichiamo nel blog del Direttore Andrea Casna la lettera che alcuni insegnanti dell’Istituto Comprensivo Rovereto Sud hanno indirizzato al Presidente della Provincia Ugo Rossi, in merito CLIL, il Protocollo Trilingue Trentino promosso dalla Provincia Autonoma.

da Redazione_Trento

«Alla cortese attenzione dell’Assessore all’Istruzione Provincia di Trento e per conoscenza all’Assessore alla formazione e al patrimonio civico dei saperi Comune di Rovereto

Egregio Presidente,
anche il nostro istituto si sta muovendo per cercare di attrezzarsi in vista delle corpose novità che prenderanno l’avvio con il prossimo anno scolastico.
Ci troviamo sostanzialmente d’accordo con Lei e la Giunta che presiede rispetto all’opportunità di allargare lo spazio per l’apprendimento delle lingue, visto che rimangono due (decisione che non è scolpita nella pietra; nella maggior parte dei paesi europei alla primaria la lingua straniera è una).

Quello che, invece, ci vede contrari, è l’introduzione della modalità clil. E quello che ci è dispiaciuto è che si sia presa la decisione senza voler consultare adeguatamente i professionisti attivi del sistema scuola, cioè gli insegnanti. La nostra contrarietà alla metodologia clil non è sostanziata da accidia o scarso entusiasmo a prescindere, ma da solide convinzioni pedagogiche e didattiche. Durante le lezioni delle discipline considerate “minori” il lavoro scolastico porta gli alunni a possedere via via un lessico più specifico e ad allenare un pensiero più laterale e duttile. Sono momenti di apprendimento che concorrono in solido alla formazione del bagaglio culturale e del pensiero critico di ciascuno. Pensare di trasmettere alcuni contenuti (inevitabilmente parecchi meno, questo è ovvio) in una lingua che non è la loro lingua prevalente implicherà l’eliminazione di tutto quel lavoro sul lessico e sulla capacità di formulare ed esprimere pensieri e ragionamenti personali che attualmente la scuola si cura di portare avanti. Potrebbe sembrare un discorsetto da maestrine che arricciano il naso di fronte a una frasetta mal costruita, in realtà è un appunto sulla sostanza dell’apprendimento. Consentire ai ragazzini di appropriarsi con sicurezza di una certa parte di lessico preciso e insegnare loro ad usarlo in modo efficace e pertinente è quello che li avvia sulla strada del sapere autentico, quello che li distinguerà dai meno fortunati che avranno imparato solo una spicciola lingua d’uso che non consentirà loro di esprimere con sicurezza concetti complessi e, in molti casi, neppure di comprenderli. Quindi la posta in gioco è molto alta. Non per gli insegnanti, ma per gli alunni.

Dove trovare, allora, lo spazio per ampliare l’offerta che la scuola trentina porta in dote a proposito di lingue? A noi pare che, forti del maggiore margine di autonomia di cui la nostra Provincia gode, si dovrebbe essere coraggiosi fino in fondo e utilizzare due delle quattro ore settimanali attualmente rimaste facoltative. La nostra scuola potrà offrire realmente un pacchetto formativo più ricco solo se avrà il tempo per farlo. Certo rendere curricolari a tutti gli effetti parte delle ore attualmente opzionali comporterebbe qualche costo in più perché tutti i bambini le frequenterebbero, ma il guadagno sarebbe evidente e tangibile. Così tangibile che certo anche i genitori comprenderebbero il sacrificio dell’impegno aggiuntivo richiesto ai bambini.

Ci resta il dubbio del perché le discipline diverse da italiano, matematica e lingue straniere siano considerate minori e secondarie da chi guarda la scuola dall’esterno. Forse perché non sono oggetto di prove INVALSI e certificazioni codificate? In realtà quasi tutti i “cervelli” italiani che vengono apprezzati all’estero si occupano proprio di quegli ambiti che chi valuta la scuola considera di seconda scelta, dalla scienza applicata negli ambiti più diversi all’arte, anch’essa variamente declinata.

Concludiamo con una osservazione pragmatica. La didattica in modalità clil nella scuola primaria piace a chi di scuola e apprendimento sa poco o nulla. Piace perché evoca scenari moderni e dinamici che suggeriscono a ciascuno la possibilità di un ruolo personale da protagonista ottenibile con il semplice impiego di una modica quantità di entusiasmo. In realtà, noi professionisti del settore sappiamo bene che i tempi e i modi dell’apprendimento non sono così immediati e leggeri. Ci imbarazza, quindi, ritrovarci costretti a sostenere il contrario nei fatti. Come diceva Shimon Peres, sondaggi e opinione generale sono liquidi che le persone di governo sarebbero sagge ad annusare attentamente, ma evitando accuratamente di berne.

Con l’intenzione di essere collaborativi e non polemici, ma anche con il desiderio di poter proporre ai nostri alunni un’offerta che sia formativa sul serio, Le porgiamo i nostri saluti. Nel farlo, ci rendiamo senz’altro disponibili a un confronto per mettere a punto un percorso didattico realmente più sostanzioso di quello attuale e, ancor più, di quello prospettato per il prossimo futuro.

Gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo Rovereto Sud
Rovereto, 7 marzo 2015».
(Da trentino-suedtirol, 30/3/2015).

 




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