La conoscenza della lingua italiana sempre più una conoscenza per studenti privilegiati.

Posted on in Politica e lingue 20 vedi

La festa della lingua italiana/1. Una prova d’orgoglio.

I circa 25.000 studenti (quasi il doppio dell’anno scorso) che hanno partecipato alle selezioni per le Olimpiadi di Italiano organizzate dal Miur, e conclusesi sabato scorso a Firenze con la premiazione dei dieci vincitori (su 84 finalisti fra scuole italiane e scuole italiane all’estero), sono la dimostrazione che se sollecitati e motivati anche i ragazzi di queste ultime generazioni possono esprimere interesse, se non addirittura entusiasmo, per la migliore conoscenza e padronanza della lingua italiana.
Il successo dell’iniziativa, che appare destinato a crescere anche per la maggiore visibilità accordatale dai media, si deve anche al dinamismo propositivo della Direzione generale degli Ordinamenti scolastici del Miur, guidata da Carmela Palumbo, che l’ha promossa nell’ambito del Programma nazionale di valorizzazione delle eccellenze con il supporto organizzativo del Comune di Firenze e la collaborazione scientifica dell’Accademia della Crusca e dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana (Asli).
In questo modo anche il nostro Paese si aggiunge a quelli che, come la Francia, la Spagna e altri, da maggior tempo si sono preoccupati di valorizzare – e per certi aspetti difendere – il proprio patrimonio linguistico nel contesto di tendenziale impoverimento della qualità lessicale e grammaticale della lingua provocato dal tipo di comunicazione ‘veloce’ e ipersintetica dilagante nei social media e dall’invasione di termini ed espressioni di origine anglosassone.
Una prova d’orgoglio, dunque, del Miur, che per non restare un isolato, ancorché meritorio gesto simbolico, dovrebbe dar luogo a riflessioni di carattere più generale e ‘strategico’ sul ruolo e sul destino dell’insegnamento e apprendimento della nostra lingua nazionale.
(Da tuttoscuola.com, 14/4/2015).

La festa della lingua italiana/2. La padronanza della lingua materna è la chiave dell’apprendimento

Forse la cosa più saggia l’ha detta con semplicità una delle concorrenti che hanno partecipato alla finale delle Olimpiadi di Italiano, Martina Piras, 18 anni, studentessa del liceo linguistico di Villacidro (Cagliari): “Conoscere la propria lingua è indispensabile per apprendere le altre e imparare qualsiasi disciplina”.
La ricerca scientifica, dalle scienze cognitive alla psicolinguistica alle neuroscienze, e alcuni riscontri empirici, effettuati nel quadro di vaste indagini comparative internazionali come PISA e PIRLS, dimostrano che il grado di padronanza e consapevolezza critica nell’uso della lingua materna influisce in modo spesso determinante sull’apprendimento di qualsiasi altro oggetto di apprendimento, inclusa la matematica e le scienze.
Da questo punto di vista fa riflettere il fatto che, malgrado l’attenzione posta dal Miur per coinvolgere nelle Olimpiadi dell’Italiano anche gli istituti tecnici e professionali con appositi premi ad essi riservati, la parte del leone l’abbiano fatta gli studenti dei licei (con prevalenze di quelli del liceo classico), dai quali proveniva la grande maggioranza dei finalisti, 67 su 84.
Questo conferma, in pratica, che l’italiano si insegna e si impara tuttora meglio nei licei, soprattutto classici, e che le politiche degli ultimi quaranta anni volte a rendere la scuola secondaria più ‘democratica’, meno gerarchizzata e socialmente più omogenea per quanto riguarda i livelli di apprendimento, in primis dell’italiano, sono sostanzialmente fallite.
(Da tuttoscuola.com, 13/4/2015).

La festa della lingua italiana/3. Ma non diventi la rivincita della ‘forma liceo’

Ora forse si capisce meglio che cosa aveva voluto dire l’ex ministro Luigi Berlinguer nel 1996, all’inizio della sua avventura ministeriale, quando in una clamorosa intervista all’Espresso aveva affermato che il “grande liceo classico che è stato la fortuna dell’Italia ci ha anche corrotto” perché ha indotto “il rifiuto della manualità”.
La sua intenzione, come chiarì successivamente, era quella di “aumentare la cultura di base per tutti, e quindi la cultura scientifica e quella umanistica”, della quale la padronanza dell’italiano (questo Berlinguer non lo ha detto in quella occasione, ma era implicito nella sua argomentazione) è parte fondamentale.
Ebbene, quasi vent’anni dopo quell’intervista l’italiano (con ciò che questo comporta per l’apprendimento in generale) si impara meglio al liceo, e meglio ancora al liceo classico. Sotto questo profilo le Olimpiadi dell’Italiano sono la testimonianza di un problema che resta aperto. E che una ‘Buona Scuola’ dovrebbe affrontare con coraggio e lungimiranza non rassegnandosi a prendere atto dell’ineluttabile primato della ‘forma liceo’ da una parte e dell’inglese come monolingua internazionale dall’altra.
Significativo, in proposito, quanto dichiarato a Firenze dal presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, che ha espresso la speranza che “le Olimpiadi di italiano e le Giornate della lingua italiana siano importanti per i giovani perché si inseriscono in un momento in cui non da tutte le parti c’è una giusta valutazione dell’importanza della lingua italiana e quindi dello sforzo che ha fatto il Ministero”. Ma ci sono “altre tendenze che sono estremamente nocive per la lingua italiana”, ha aggiunto Marazzini, “a cominciare dal modo in cui è stato organizzato il Clil (Content and Language Integrated Learning) nelle scuole”. Sottinteso (ma non tanto): meglio insegnare le diverse materie in un buon italiano piuttosto che in un cattivo inglese.
(Da tuttoscuola.com,13/4/2015).

 

 




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.