La conclusione di Stalin

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Analfabetismo di ritorno

Per salvare la lingua italiana Dante non basta, ci vuole Stalin

di Marco Travaglio

Secondo l’Unesco, in Italia ci sono 20 milioni di persone che, nell’ultimo anno, non hanno letto nemmeno un libro. Insomma, galoppa “l’analfabetismo di ritorno” (oltre a quello di andata): è l’ignoranza di chi una volta qualcosa sapeva, ma poi l’ ha disimparato. Sulle ragioni di questa deriva è sufficiente scorrere i palinsesti della televisione pubblica e privata, compresi quei telegiornali che hanno dato, stupefatti e scandalizzati, la notizia. Coloro che descrivono il problema sono, infatti, parte del problema. Esattamente come coloro che dovrebbero porvi rimedio: cioè le classi dirigenti. Le Iene ci hanno mostrato quali abissi di ignoranza possono raggiungere i nostri politici, che sbagliano di secoli la data della scoperta dell’America e della Rivoluzione francese. Clemente Mastella ha aperto un blog, perlopiù perché ha saputo che Grillo ne ha uno, e lì distilla perle di rara saggezza: scrive “qual’è” con l’apostrofo e vaneggia di una norma antimafia “del 51-bis”, che purtroppo si chiama “41-bis” (e se non la conosce il ministro della Giustizia, stiamo freschi). Spesso i giornali svelano errori nei test universitari: non nelle risposte degli studenti, ma nelle domande del Ministero (ultimo caso, nella prova di ammissione alla facoltà di Medicina) … Lapo Elkann, magister elegantiarum e anche di una serie di altre cose, non infila un congiuntivo nemmeno a pagarlo oro. A luglio, fece scalpore la lettera a “Repubblica” di una signora con due lauree che lamentava giustamente la facilità, con cui certe signorine grandi forme ma buone a nulla fanno carriera in tv, purtroppo però la bilaureata incappava in alcuni sfondoni veramente imbarazzanti. Tant’è, che qualcuno domandò che gliele avesse date, le due lauree, trovandone eccessiva anche una sola. Tempo fa Mario Pirani osservava sconsolato sulla stessa “Repubblica” che lo slang televisivo, tutto uguale, prevede ormai la doppia consonante fissa al posto della singola (leggislativo, giggisabani, meddiorrientte) e la zeta al posto della esse (penzare, anzia), per non parlare del verbo interpretare, che diventa “interpetrare”. E concludeva: “Almeno ai tempi di Stalin un celebre dibattito sulla linguistica in Unione sovietica si concluse con alcune condanne a morte”. Che sarebbe proprio il minimo.

(Da Anna n. 40, ottobre 2007).

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