La Cina teme il dollaro: un nuovo ordine monetario?

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La Cina teme il dollaro: un nuovo ordine monetario?
di Giovanni Mafodda

Il rapporto annuale della Banca Centrale cinese chiede di legare le riserve a una moneta svincolata dagli interessi di un singolo paese. Pechino ha paura per la tenuta del dollaro perché le sue riserve sono al 70% in titoli americani. La ricerca di accordi sulle materie prime come garanzia.
La banca centrale cinese con l’annuale rapporto sulla stabilità finanziaria presentato la scorsa settimana ha ribadito la necessità che le riserve internazionali siano detenute in una moneta svincolata dalle condizioni economiche e gli interessi sovrani di un qualsiasi singolo paese. "Un sistema internazionale dominato da una singola moneta nazionale ha intensificato la concentrazione del rischio e la diffusione della crisi”, è scritto nelle 170 pagine del rapporto, che non ha alcun bisogno di menzionare mai esplicitamente il dollaro. La banca centrale a tal proposito evidenzia il bisogno di un rafforzamento del Fondo Monetario Internazionale affinché eserciti una stretta supervisione delle economie e delle politiche finanziarie dei paesi cardine del sistema monetario internazionale.

Si tratta di una posizione che completa e specifica, rafforzandole, le dichiarazioni fatte lo scorso marzo dal banchiere centrale cinese, Zhou Xiaochuan. La proposta puntava a proporre la sostituzione del dollaro con una nuova versione dei diritti speciali di prelievo, uno strumento che fosse, oltre che indipendente dalle performance economiche di un singolo paese, il più possibile resistente agli andamenti ciclici internazionali.
E’ evidente si tratti di un approccio che di fatto potrebbe dare il via all’inizio della fine del dominio internazionale del dollaro americano, con le mille correlate valenze di indebolimento dello stand geopolitico di leadership degli USA.
Al di là delle speculazioni e delle letture date negli ultimi mesi dagli analisti e dai rappresentanti di altri paesi come la Russia, l’atteggiamento cinese non deve essere letto necessariamente solo come sfida al nemico americano. I cinesi da tempo esprimono una comprensibile e crescente preoccupazione, che la recente visita a Pechino del Segretario al Tesoro americano Tim Geithner non e’ servita evidentemente a dissipare, sul fatto che l’imponente piano di stimolo economico varato dagli americani per fronteggiare la recessione non potrà non generare in futuro livelli di inflazione sufficienti a diminuire apprezzabilmente il valore del dollaro. Questo comporterebbe ingenti perdite per la Cina le cui riserve sarebbero, secondo varie stime, per il 70% impegnate in titoli di stato americani.
Non è pertanto un caso che la Cina ben prima che a dichiararlo stia già da tempo provvedendo a diversificare le proprie posizioni finanziarie guardando oltre i titoli a lungo termine del tesoro americano.
Si pensi, ad esempio, alla frenesia cinese nella conclusione di accordi finalizzati all’acquisto di materie prime, dell’energia e non, in tutti i continenti, dall’Africa all’Australia e, soprattutto, all’impegno dimostrato da Pechino per la messa a punto di una rete di alleanze monetarie a precipua, ma non univoca, valenza regionale asiatica che puntano su accordi currency swap per la regolamentazione in renminbi degli scambi internazionali con vari paesi partners economici di Pechino. Tutti passi che unitamente alla concessione della vendita di bond denominati in renminbi sui mercati mondiali attraverso la piazza di Hong Kong ed all’impulso cinese alla Chiang Mai Initiative, evidenziano in maniera molto chiara che la Cina sta concentrando alleanze e soprattutto risorse economiche sulla creazione di un mercato internazionale per la propria moneta che, visto il mutamento dei rapporti di forza economici in atto, non potrà non essere parte fondamentale del paniere che andrebbe a formare la nuova edizione dei diritti speciali di prelievo, ad oggi possibile erede del dollaro.
Ma la sostituzione del dollaro come moneta chiave del sistema monetario internazionale è esercizio ben più difficile di quello che legittimamente punta a sostituirlo nella sua funzione di riserva internazionale. Se può infatti non essere difficile rispolverare, rafforzandolo e rimodellandolo alla situazione attuale, il già previsto – e , va ricordato, più volte fallito – ruolo dei diritti speciali di prelievo come riserva internazionale “super partes”, nella realtà ci vorrà molto più tempo per mutare una quotidianità di pratiche commerciali e finanziarie, auto-rafforzantisi nel loro svolgimento, che vede regolate in dollari oltre l’86% delle transazioni economiche internazionali.

(Da Limes-rivista italiana di geopolitica su repubblica.it, 08/11/2012)




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>No more QE: ma chi comprerà i titoli del Governo USA?</strong><br />
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Quantitative Easing 3 al momento non è preso in considerazione. Ma può diventare una necessità con una duplice funzione, anche la Giapponesizzazione…<br />
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Il Ruolo della Federal Reserve (FED) è sempre stato determinante per l’economia USA. E mai come oggi sta assumendo un ruolo attivo anche come controparte nell’acquisto di US Treasury, ovvero delle obbligazioni del Tesoro USA. Infatti come ben sapete, con il quantitative easing, arrivato alla seconda puntata, la FED acquista titoli emessi dal Governo USA, liberando quella liquidità necessaria per finanziare le spese della Casa Bianca a sostegno dell’economia.<br />
Problema quindi molto semplice: la FED è diventato ultimamente il più importante cliente del Governo come controparte per l’acquisto dei Treasury.<br />
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Peccato, però, che c’è un’anomalia che non è proprio di poco conto. Se la FED ultimamente ha comprato, molti altri hanno fatto esattamente l’opposto. Ovvero hanno diminuito il peso di bond Made in USA.<br />
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<strong>I possessori stranieri del Debito USA</strong><br />
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Tra i tanti ovviamente meritano particolare attenzione i due principali possessori di Bond USA: Giappone e Cina. Entrambi hanno deciso di vendere parte dei T-Bond posseduti (la Cina in modo più aggressivo).<br />
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Ma se proprio Cina e Giappone stanno vendendo, chi ha comprato? Sembra proprio che l’unica controparte in “bid”, alias “denario”, alias “in acquisto” sia proprio la FED.<br />
Ora, come ben sapete, la FED non ha in programma un nuovo QE. Ma facciamo attenzione in quanto un QE3 potrebbe essere necessario non solo per finanziare la drogata ripresa economica USA, ma anche per avere una controparte che s compri gli ormai poco desiderati titoli USA.<br />
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Per la cronaca però, se la FED dice che non è intenzionata a breve ad un nuovo QE3, alcune banche sono di parere opposto. Vedasi Goldman Sachs…<br />
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Essendo non proprio due istituzioni finanziarie poco influenti, vanno ad avvalorare la mia tesi. Io credo che il QE3 possa diventare realtà entro questo 2012 sia come necessità per sostenere ulteriormente la crescita e sia per poter fornire al Tesoro USA una controparte in acquisto dei titoli di Stato. Altrimenti, chi comprerà i T-bond che oggi son in chiaro rendimento reale negativo? Anche perchè…siamo sinceri. Da tempo parliamo di “Giapponesizzazione” delle economie occidentali.<br />
Non vi siete mai chiesti allora che sta facendo la BOJ? Semplice, praticemante è in un programma di “Quantitative Easing” perpetuo.<br />
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Quindi, cari lettori, accettiamo quanto ci viene fatto digerire. Tanto non possiamo farci niente. Siamo totalmente impotenti in questa situazione. Nel frattempo PERO’ rendiamoci conto di cosa sta accadendo. Attorno a noi e al nostro sistema economico. Sembra proprio che la strada sia segnata SE non si interviene subito con un qualcosa che faccia “cambiare” questo trend. Peccato che poi, però, se andiamo a vedere nel dettaglio, Banche Centrali e Governi NON sono assolutamente di questa idea. E allora…la Giapponesizzazione sarà molto più che una semplice ipotesi…<br />
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<em>Dream Theater</em><br />
(Dal blog intermarketandmore.finanza.com, 05/03/2012)[/justify]

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