La Cina nel MES: A rischio 3,5 milioni di posti in Eu.

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La Cina minaccia ancora la Ue. A rischio 3,5 milioni di posti

Battaglia a Bruxelles sul riconoscimento di «Economia di mercato»

La concessione dello status di «Economia di Mercato» (MES) alla Cina metterebbe a rischio fino a 3,5 milioni di posti di lavoro nell’UE. Fino a 416.200 posti di lavoro potenzialmente colpiti solo in Italia. Il rapporto dell’Economic Policy Institute (EPI) recentemente presentato a Bruxelles quantifica per l’economia europea una perdita fino al 2% del Pil. E’ una guerra quella che da alcuni mesi si sta combattendo a Bruxelles: Pechino insiste per raggiungere l’ambito riconoscimento di Economia di Mercato che renderebbe inutilizzabili gran parte degli strumenti di difesa commerciale oggi a disposizione dell’Europa, come l’antidumping. Questo danneggerebbe gravemente la competitività delle industrie manifatturiere europee. Se l’antidumping diverrà uno strumento inefficace le merci cinesi inonderebbero i mercati ancor più di quello che stanno ora facendo. Il rischio reale è che nostri interi settori industriali subirebbero una ingiusta concorrenza, quindi rischierebbero di ridimensionare fortemente la capacità produttiva a scapito dell’occupazione e del buon andamento dell’economia. Non bisogna dimenticare che oggi circa cinquanta provvedimenti anti dumping sono in vigore in Europa. Ed è necessario ricordare che la Cina si è già vista rifiutare lo status di Economia di Mercato da Stati Uniti, Canada, Giappone e India. Per le industrie dell’Europa perdere lo strumento di difesa dell’antidumping significa dover combattere ad armi spuntate contro un sistema economico profondamente diverso dal quello Occidentale: l’economia di mercato socialista. I vantaggi del modello cinese di economia di mercato socialista sono noti: proprietà e piena disponibilità da parte dello Stato di industrie e risorse strategiche, limiti alla proprietà e agli investimenti per gli stranieri, manipolazione della valuta, assenza di libera competizione, poca attenzione al rispetto dei diritti di proprietà, gestione statale dei mercati e distorsioni dei costi e dei prezzi. Ciò significa che già oggi le imprese Europee, ed occidentali in generale, soffrono di una «concorrenza sleale» . La partita che si gioca a Bruxelles coinvolge politici e rappresentati delle imprese europee che cercheranno di ostacolare la nota concessione alla Cina. Tra i politici interessati ci sarebbe anche Romano Prodi che, voci di corridoio, affermano sia già stato sentito dalla Commissione Commercio Internazionale (INTA) del Parlamento Europeo per esprimere un parere circa la possibile concessione di status di Economia di Mercato alla Cina. Non sono note le dichiarazioni espresse dal Professore. La guerra commerciale tra Pechino e Bruxelles è di dimensioni molto più vasta dell’ottenimento dello status Mes. La Cina è già entrata nel cuore del Mediterraneo con la società di navigazione Cosco che, di fatto, ha acquistato il porto greco del Pireo. Così le merci provenienti da Oriente quando giungono ad Atene possono essere facilmente sdoganate e diventare intraeuropee rendendo difficili i successivi controlli. Da Atene dovrebbe partire un braccio ferroviario che attraversa l’Europa balcanica. Atene è il «Cavallo di Troia» dei cinesi in Europa che nell’ambito di una politica di controllo delle rotte marittime commerciali recentemente ha stretto ottimi rapporti con Gibuti, il piccolo paese africano che è la porta di entrata del canale di Suez. La partita tra Cina e Europa comprende anche il nodo delle infrastrutture: la costituzione dell’Asian Infrastrutture Investment (partecipata da cinque paesi dell’Europa), il progetto «One belt one road», la «Nuova via della Seta», sono progetti che valgono alcuni centinaia di miliardi di euro e che ingolosiscono anche l’Europa.

Antonio Selvatici | Il tempo | 26.9.2015




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