La Cina introduce un nuovo standard per le traduzioni in inglese e contro il “Chinglish”.

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La Cina introduce un nuovo standard per le traduzioni in inglese e contro il “Chinglish”.

da Giuseppe Sgrò.

Uno dei problemi più grandi riscontratosi nel velocissimo processo di internazionalizzazione che sta avvenendo in Cina è quello della difficoltà di apprendimento della lingua inglese da parte di una popolazione che non aveva avuto necessità di confrontarsi in altri idiomi fino a pochi anni fa. Ora, però, è diventato quasi obbligatorio proporre traduzioni in diversi contesti: dai trasporti pubblici, alle indicazioni di pericolo, fino ad arrivare a quelle turistiche. Il problema è che molte di queste traduzioni risultano essere errate, generando spesso frasi ambigue o particolarmente divertenti.
Questo slang, chiamato informalmente Chinglish, potrebbe non avere lunga durata, in quanto la Cina ha in programma di stabilire delle linee guida nazionali in modo da limitare il più possibile queste pratiche “poco convenienti”.
Questo nuovo standard nelle traduzioni dovrebbe prendere il via il 1 dicembre 2017, per migliorare la traduzioni in 13 aree essenziali come i trasporti, lo spettacolo e la salute, stabilendo uno standard nelle traduzioni per 3.500 frasi e termini molto usati. Queste traduzioni saranno stabilite da ben due enti, che lavoreranno congiuntamente, la Standardization Administration e la General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine.
Il pericolo portato dal Chinglish, infatti, non è solo quello di generare poca chiarezza nei visitatori anglofoni ma anche nell’abituare a cattive traduzioni la popolazione cinese, rendendo sempre più difficoltoso il passaggio verso lo sviluppo di una società multilinguistica. Sotto queste nuove regole, verrà forzato l’uso delle giuste regole grammaticali e del corretto vocabolario e verranno eliminati tutti i contenuti che danneggiano l’immagine stessa della Cina, così come le parole considerate discriminatorie.
C’è da dire che, mentre è comprensibile lo sforzo da parte delle autorità cinesi di limitare l’uso di una lingua scorretta e di migliorare l’immagine del paese, l’involontaria vena pittoresca di alcune traduzioni era diventata oggetto essa stessa di un ironico flusso turistico che, giocoforza, dovrà presto interrompersi…
(Da gizchina.it, 23/6/2017).

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