La Cina compra aziende in Europa

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La Cina compra aziende in Europa
Acquisite 27 società in Ue nei primi sei mesi del 2012.
di Giovanna Faggionato

Lo shopping cinese in Europa non conosce crisi. Anzi: la sfrutta. Il denaro investito da Pechino in acquisizioni di società straniere è triplicato nella prima metà del 2012 rispetto ai primi sei mesi del 2011.
SFRUTTARE LA CRISI. Secondo uno studio della PriceWaterhouseCoopers (PwC), pubblicato in Francia e ancora non realizzato per l'Italia, nell'Unione europea è stato battuto un nuovo record: la Cina ha chiuso 27 acquisizioni di società europee, raggiungendo il livello degli Stati Uniti nel 2011. Già un anno fa i cinesi avevano acquistato aziende europee per un valore di 11 miliardi, contro i sette spesi dall'Ue in direzione contraria.
Negli ultimi sei mesi i francesi hanno conquistato il terzo gradino del podio nel mirino cinese, dopo Gran Bretagna e Germania. Mentre l'Italia, che nel 2006 e 2010 aveva attirato qualche investimento, oggi è fanalino di coda.
FAME DI ACQUISIZIONI. La fame degli imprenditori della Repubblica popolare è cresciuta costantemente: le acquisizioni in Europa si fermavano a 11 nel 2006. Ad alimentarle c'è sicuramente la crisi finanziaria che, complice il calo del valore delle aziende quotate, rende accessibili agli operatori della fabbrica del mondo marchi prima considerati irraggiungibili.
La strategia cinese corre su due binari: acquisire tecnologie chiave e know how da poter importare e diffondere in patria oppure società operanti in mercati dove Pechino non è ancora presente.

Nel mirino di Pechino le società hi tech e l'energia

Nei primi sei mesi del 2012, l'economia cinese ha rallentato: le transazioni e le fusioni di società sul fronte interno sono diminuite del 25%. Eppure, lo shopping all'estero è rimasto abbastanza stabile (solo -6%) ed è triplicato per valore: insomma, si investono grosse somme in operazioni strategiche.
NOVE TRANSAZIONI MILIARDARIE. Nella prima metà del 2012, ben nove transazioni avevano un valore superiore a 1 miliardo di dollari. Le aziende del settore energetico sono ancora quelle che fanno più gola. Rappresentano il 21,3% delle acquisizioni cinesi, ma sono la fetta grossa della spesa: il 60% del totale. Sette delle acquisizioni miliardarie del primo semestre dell'anno sono in questo settore chiave.
Poi vengono le società ad alto contenuto tecnologico. Tra gennaio e giugno 2012, l'hi-tech è stato il quarto settore per numero di acquisizioni dopo l'industriale, le materie prime – miniere innanzitutto – e l'energia, senza però attirare investimenti ad alto valore.

Il settore dei media ha assorbito il 10.9% degli investimenti

Nella classifica che considera invece il giro d'affari, emerge un altro trend: il tentativo di farsi strada usando il cosiddetto soft power. Il 10,9% dei fondi totali sono stati investiti in società di media e nell'industria dell'entertainment.
RALLY IN EUROPA E USA. L'Europa resta la seconda meta degli investitori cinesi (27 operazioni societarie), dopo gli Stati Uniti (31). Il 50% degli investimenti si concentrano in Gran Bretagna e Germania. L'Italia è considerata ben poco attrattiva.
Pechino ha mire anche sull'Africa e sul Sud America, dove il suo interventismo è cresciuto esponenzialmente. Tuttavia, di 20 imprese acquistate nel Sud del mondo, ben 17 sono società del settore energetico.
Insomma, a Pechino hanno imparato bene la lezione occidentale: stanno facendo razzia nella produzione di idrocarburi e delle risorse su cui i Paesi in via di sviluppo dovrebbero scommettere.

(Da lettera43.it, 21/11/2012)




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