La Catalogna non è una nazione

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LA CORTE COSTITUZIONALE SPAGNOLA ELIMINA 14 ARTICOLI DELL’«ESTATUT» INDIPENDENTISTA VOTATO NEL 2006

"La Catalogna non è una nazione”

Barcellona in piazza contro la sentenza che limita l’uso del catalano

di GIAN ANTONIO ORIGHI

La Spagna è una nazione, la Catalogna no. Non solo: la conoscenza del vernacolo di Barcellona (una delle tre lingue co-ufficiali, con il basco e il galiziano) non può essere preferita allo spagnolo né nella pubblica amministrazione né nei media.
Il giudizio è inappellabile: l’ ha spiegato ieri, in 811 pagine, il Tribunale costituzionale spagnolo. Ma i nazionalisti non demordono e oggi scendono in piazza a Barcellona con lo slogan «Som una nació». L’Alta Corte, con sei voti a favore e quattro contro, ha spiegato ieri nei dettagli la cancellazione di 14 articoli dall’Estatut (lo Statuto Speciale) passato alle Cortes di Madrid nel 2006, ma osteggiato dallo statalista e conservatore partito popolare. Un verdetto già annunciato lo scorso 28 giugno, ma che solo ieri ha dispiegato tutta la sua potenzialità a difesa dell’unità del Paese, sempre messa in discussione, più o meno apertamente, dalla politica dei partiti della regione, guidata da una giunta rosso-indipendentista (socialisti, ecocomunisti e separatisti della sinistra repubblicana).
«La Catalogna non può essere una nazione in senso giuridico-costituzionale (come invece prevedeva l’Estatut del 2006 appoggiato da Zapatero, ndr), perché esiste solo la Nazione, scritta con la maiuscola, che è quella spagnola, unica e indivisibile – scrive l’Alta Corte -. La nazione catalana è perfettamente legittima in qualsiasi altro contesto: ideologico, culturale, religioso». In una regione in cui, secondo un sondaggio del quotidiano nazionalista «La Vanguardia», il 37% contro il 41% è a favore dell’indipendenza, l’altro punto forte della sentenza è quello che
mette fine alla cosiddetta «pulizia linguistica», ossia la prevalenza del catalano. «La Pubblica Amministrazione non può avere preferenza per nessuna delle due lingue ufficiali né nei media pubblici (la seguitissima e regionale Tv3 è solo in catalano, ndr)» continua il Tribunale Costituzionale. Il verdetto segna una rivoluzione. Ma il separatismo non demorde, neppure nel partito di Zapatero (che è federale e lascia libertà d’azione ai suoi partiti regionali). Non a caso la manifestazione di oggi sarà capeggiata dal presidente della Catalogna, il socialista Montilla.
(Da La Stampa, 10/7/2010).
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“La Catalogna è nazione” Barcellona in piazza contro il "no" della Corte

di JOSTO MAFFEO

Inedito, magico, storico, glorioso e persino schizofrenico. Si sprecano gli aggettivi, in Spagna, per tentare di spiegare il momento che questo paese, immerso in una profonda crisi economica e politica, sta attraversando. Con un mix i cui ingredienti sono il calcio, l’euforia dei Mondiale, la riscoperta della bandiera nazionale e l’indignazione dei settori nazionalisti catalani (socialisti, indipendentisti di sinistra ed ecocomunisti) ed altre forze nazionaliste in testa al corteo. Una marea di gente, a Barcellona, con le bandiere catalane, per esprimere sdegno per la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha cassato numerosi articoli del nuovo statuto di autonomia e ne ha reinterpretato molti altri, toccando proprio i pilastri dell’identità: autonomia giudiziaria, uso e abuso della lingua locale, deciso "no" alla considerazione di "nazione" perché l’unica nazione indivisibile, sostiene la Corte, è la Spagna.
L’indignazione catalana viene dopo una sentenza attesa per quattro convulsi anni, da quando il partito popolare presentò un ricorso sull’incostituzionalità del nuovo Statuto, testo caldeggiato forse troppo alla leggera da José Luis Rodriguez Zapatero con una promessa pronunciata, quando era capo dell’opposizione, al calore di una campagna elettorale: "Appoggerò la riforma dello Statuto che
approverete nel Parlamento della Catalogna". Da quel momento un lungo iter, molto acceso, ha portato a uno statuto catalano che per molti settori superava l’ambito costituzionale. Ieri, la sentenza della Corte non ha accolto la drastica posizione del centrodestra, ma ha limato molte velleità quasi indipendentiste.
Ecco, dunque, che il premier Zapatero deve stare al gioco del correligionario socialista catalano, il presidente José Montilla, stretto nella morsa nazionalista dai propri soci di governo e con le elezioni all’orizzonte. Ecco, dunque,
Barcellona invasa dalla folla, dai politici e dalle bandiere catalane… tante bandiere spagnole. Quelle che anelano la vittoria al Mondiale di una Spagna che non è mai giunta ai quarti di finale e che oggi -con Casillas Puyol Iniesta, Villa e compagni – può fare storia. Il patriottismo spagnolo l’ ha già risvegliato, come mai.
(Da Il Messaggero, 11/7/2010).




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