La Carrozza e le Feste dell’ignoranza.

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Feste dell’ignoranza

La Ministra Carrozza e le Feste dell’ignoranza.

Tutte le operazioni che la ministra Carrozza sta portando a compimento sembrano convergere verso un unico scopo: la soppressione del diritto allo studio e la creazione di una nuova classe sociale, elitaria, ristretta, colta e con la mente fuori dal Paese, mentre la maggior parte della popolazione dovrebbe rimanere ignorante.

Infatti, dopo la presa di posizione del suo ministero a favore del “solo inglese” al Politecnico di Milano, vero e proprio attentato ai diritti linguistici degli italiani avente di mira la fine dell’alta formazione nella lingua degli italiani, è arrivata la proposta alle scuole statali di diminuire i compiti per le vacanze, peraltro già drasticamente diminuiti negli ultimi anni, e d’incrementare la lettura di libri e le visite culturali a città e musei.

Ora, una famiglia media, in questa difficile congiuntura economica, a stento riesce a pagare i mezzi pubblici per far andare i propri figli a scuola, la mensa per il pranzo e le tasse scolastiche. Andare ai musei ha un costo non indifferente, senza pensare poi alle visite alle città d’arte dove in ballo ci sono spese di viaggio e soggiorno.
I libri, invece, quella famiglia li ha già acquistati e vorrebbe vederli sfruttare al meglio, soprattutto sapendo che non faranno diventare miopi un loro figlio su due, come hanno già avvisato gli oculisti per l’uso dei tablet fin dalla tenera età.

Appare piuttosto evidente che è in atto un tentativo per rendere l’istruzione sempre più esclusiva, dove il diritto allo studio per tutti sta velocemente diventando “il diritto allo studio per tutti quelli che hanno i soldi” e, per ottenere questo, c’è un solo mezzo: rendere sempre meno qualitativa la scuola pubblica, assegnare sempre meno compiti e far studiare sempre meno.

Il ministro Carrozza dovrebbe tornare indietro su molte delle sue scelte e, invece, sembra stia facendo di tutto per agevolare famiglie ricche, che nella crisi stanno diventando ancora più ricche, e danneggiare quelle povere, nella quale sempre di più rientrano coloro che una volta facevano parte della classe media e dove, per inciso, spesse volte si trovano i ragazzi più meritevoli.

Imporre tablet, lavagne multimediali, visite culturali e lingua inglese riducendo l’italiano a lingua tribale, quando i bambini devono portarsi a scuola la carta igienica e il sapone, significa perseverare in una logica distruttiva del Paese.

Nota di Giorgio Pagano




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