La campagna per l’inglese comprensibile (e l’italiano?)

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Chrissie Maher è una pensionata inglese 71enne che ha dedicato la sua vita a lottare contro il linguaggio astruso, complicato e incomprensibile usato da politica, finanza, burocrazia. L’associazione da lei diretta, “Plain English Campaign”, ha scritto migliaia di lettere di protesta chiedendo a ministeri, banche, uffici pubblici di modificare le parole usate per comunicare per iscritto con la gente, che altrimenti non capirebbe niente. Il suo ultimo bersaglio sono le banche e gli istituti finanziari: “C’è gente che perduto la casa e si ritrova sul lastrico perchè non capiva le condizioni per ottenere un mutuo o un prestito”, dice la signora Maher al Wall Street Journal Europe, che le dedica un ampio ritratto. “Non dico che con un linguaggio più chiaro e semplice avremmo evitato la recessione mondiale, ma qualcuno sicuramente si sarebbe salvato”. In America, dal 1998 la Securities and Exchange Commission, l’organismo che regolamenta il settore finanziario, ha codificato le regole per la “buona scrittura”: sei norme chiave per comunicare con chiarezza. In Gran Bretagna, all’inizio di quest’anno, su pressioni anche della signora Maher e della sua associazione, il primo ministro Gordon Brown ha esortato le autorità finanziarie a formulare regole analoghe. Chissà se esiste un’associazione chiamata “Campagna Per l’Italiano Comprensibile”: se c’è un paese dove il gergo di politici, burocrati, economisti (e mettiamoci dentro anche la nostra categoria: giornalisti) avrebbe bisogno di essere riformato, per diventare più semplice, chiaro, comprensibile, è il nostro.

http://franceschini.blogautore.repubblica.it/2009/10/07/la-campagna-per-linglese-comprensibile-e-litaliano/

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