La calligrafia dimenticata.

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La penna, un’amica dimenticata.

Le neuroscienze dimostrano che la scrittura a mano svolge una funzione importante nello sviluppo della mente nei bambini e negli adolescenti. Altre ricerche provano che usare carta e penna, a esempio nel prendere appunti, favorisce la concentrazione e facilita l’apprendimento. Ma la scrittura in corsivo è minacciata dall’uso, o meglio dall’abuso, dei supporti digitali. I dati su disgrafie e difficoltà di scrittura sono preoccupanti e c’è il rischio che un malinteso senso di progresso porti a trascurare o addirittura abbandonare una pratica importante per lo sviluppo stesso della personalità di ciascuno. Tuttavia l’Italia è in coda a tutte le classifiche sulla diffusione delle tecnologie informatiche, quindi la preminenza dell’agenda digitale nei piani di sviluppo della nostra scuola sembrerebbe giustificata. E forse lo è, fermo restando che l’apprendimento della scrittura, e più in generale la formazione scolastica, sono questioni che non si prestano a schematismi e interpretazioni del vecchio/nuovo, col nuovo che dev’essere per forza preferito. La scrittura a mano non è un’anticaglia da buttare e può anzi mitigare gli abusi di tecnologie. E nella vicina Francia la ministra dell’Istruzione ha reintrodotto nelle scuole elementari il dettato, che pareva un relitto pedagogico e invece si ripropone come strumento adatto a rimediare alla preoccupante diffusione di errori ortografici.

Hanno detto

Michael Moore Regista e politico. Tutti gli studenti americani dovranno imparare a scrivere in corsivo. Il corsivo è l’impronta digitale della nostra creatività.

Sheila Lowe Scrittrice e grafologa Chi non sa scrivere in corsivo nemmeno riesce a leggerlo. Avremo persone incapaci di leggere persino le lettere dei nonni.

Manfred Spitzer Neuroscienziato. Non esistono prove della tesi che a scuola si studia meglio grazie ai media digitali. Ci sono ricerche che dimostrano l’opposto.
(Da La Nazione, 23/1/2016).

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