La Biblioteca vaticana per il digitale sceglie il formato FITS

La Biblioteca Apostolica Vaticana per il digitale sceglie il formato FITS.
Con la scelta della Biblioteca di conservare le riproduzioni digitali degli antichi documenti nel formato Flexible Image Transport System (FITS), elaborato dalla NASA, si aprono nuovi scenari nella digitalizzazione conservativa dei documenti. 80mila i libri antichi e i manoscritti che saranno dematerializzati a regime
Nella newsletter n. 10 del 9 gennaio 2012 Mons. Cesare Pasini, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana comunica la scelta di conservare le riproduzioni digitali degli antichi documenti della Biblioteca in Flexible Image Transport System (FITS), un formato non proprietario, elaborato dalla NASA, e usato per la conservazione dei dati inerenti le missioni spaziali e in astrofisica.
A presentare l’opzione FITS alla Biblioteca Vaticana è stato l’INAF Istituto Nazionale di Astrofisica, che sta seguendo ogni fase del progetto di archiviazione digitale in questo formato. Per ora in fase avanzata di test, si stanno scansionando un centinaio di libri antichi e si sta costruendo tutta l’impalcatura software e hardware necessaria a trattare l’enorme quantità di dati, 80 mila manoscritti e libri antichi, che sarà prodotta a regime.
La domanda che sorge spontanea a questo punto è quella del perchè, la Biblioteca Vaticana aldilà del contributo dell’INAF, abbia voluto adottare proprio questo standard e quali siano effettivamente i vantaggi offerti dal FITS nella digitalizzazione di documenti e manoscritti antichi. La discussione sui parametri da utilizzare nella digitalizzazione è da sempre incentrata sul dubbio che continua a permanere sulla questione del formato di compressione del file digitale da adottare, di fondamentale importanza per la conservazione e quindi costantemente argomento di confronto e discussione. Conviene veramente scegliere il diffuso formato TIFF ?, un formato di compressione che ricordiamolo, rappresenta come gli altri formati JPEG e RAW , l’algoritmo di compressione dei dati di un immagine per ridurre l’ammontare di memoria richiesta per la sua archiviazione. Il TIFF non è ancora un marchio registrato ma è un formato proprietario, e questo porta con sé una serie di incertezze e di dubbi relativi al suo utilizzo a medio e lungo termine.
Gli stessi interrogativi riguardano il formato RAW anch'esso formato proprietario che ne limita l'utilizzo e la sua conversione nel tempo Il formato JPEG invece, pur essendo open source ha lo svantaggio che il suo numero di byte può cambiare in perdita ogni qualvolta lo si apre sommandosi di volta in volta. I formati compressi inoltre presentano un temuta problematica relativa alla perdita di dati in fase di migrazione da un supporto di archiviazione all'altro. Il principale vantaggio nell’adozione del formato FITS a questo punto, sta nel fatto che siccome tutti i formati grafici presentano un cappello di testo detto "header" che contiene informazioni sull'immagine digitalizzata (numero di righe e colonne di pixel , ecc.) FITS presenta molte più informazioni aggiuntive rispetto agli altri header di formati grafici, ciò permette di arginare i rischi di obsolescenza dei dati e dei sistemi che li rendono operabili.
Questo formato presenta inoltre una sua compatibilità a “ritroso”, per cui FITS può essere letto sempre, senza necessità di conversione ad un altro formato che potrebbe causare perdita di informazioni o essere incompatibile con i sistemi futuri. Questo significa che tra un secolo, quando i computer presumibilmente saranno molto diversi dagli attuali, tutte le informazioni necessarie per decodificare i file saranno contenute all'interno degli stessi.
Corrado Randaccio, Università di Cagliari
http://www.ict4executive.it/businesscas … 402/196157

Qui per saperne di più sul FITS
http://fits.gsfc.nasa.gov/




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