La Biblioteca di tutti i tweet del mondo

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La Biblioteca di tutti i tweet del mondo

Accordo fra il social network e la Library of Congress di Washington

di Giampaolo Pioli

Basta avere un solo “tweet” per entrare nella storia. Tutti potranno farlo rimanendo dentro i 140 caratteri. La Biblioteca del Congresso americano ha accettato di immagazzinare tutti i messaggi che il mondo si scambia quotidianamente, senza filtri e senza censure. Saranno soltanto documenti originali, compresi gli errori di battitura e le frasi irriguardose o razziste. Sono stati i fondatori di Twitter a proporre di donare tutto il loro archivio (considerato patrimonio pubblico) a Washington e la Biblioteca del Congresso ha accettato con piacere diventando di fatto il vero depositario della storia recente del mondo virtuale a partire da marzo 2006, senza distinzione fra i “cinguettii” cinesi o russi, turchi o spagnoli, neozelandesi o canadesi, parigini o romani. La “spugna planetaria” della Biblioteca che assorbirà tutto istantaneamente, sta già archiviando in queste ore gli “Wow” di Mario Monti e gli strilli di Grillo, gli slogan di Obama e gli allarmati messaggi dei giovani delle primavere arabe. Entrano nell’archivio del Congresso solo i tweet pubblici, mentre quelli privati che rappresentano una piccola minoranza devono essere identificati al momento della spedizione.
A chi chiede ai funzionari di Washington se crescendo il numero dei messaggi può diventare difficile negli anni proseguire con la catalogazione elettronica, anche se ci sarà un server dedicato ancora da individuare, loro rispondono che la memoria è praticamente illimitata e non si corrono nemmeno rischi di cancellazioni automatiche o di attacchi esterni. Semmai il problema in fase di studio è trovare un sistema che interfacci il “copia e incolla mondiale” con le esigenze di Twitter che sono quelle di raggiungere nel più breve tempo possibile il maggior numero di persone possibili e con quelle della storica Biblioteca del Congresso che invece è la vestale dei documenti della storia non solo usa ma di mezzo mondo e si sviluppa attraverso codici di accesso molto più discreti e sicuri.
La massa di “tweet” quotidiani raccolti e scambiati dal 2006 fino ad ora raggiunge i 180 miliardi di messaggi, al ritmo di 500 milioni al giorno, in crescita assolutamente costante di ora in ora a una velocità che ogni anno triplica i volumi. Anche se l’accesso a questi dati è assolutamente gratuito, la Biblioteca del Congresso fa sapere tuttavia che le consultazioni dello sterminato archivio Twitter, almeno nella prima fase sperimentale, sarà limitata solo ai ricercatori, agli studiosi e agli specialisti, mentre non ne sarà consentito un uso commerciale o comunque sfruttabile da società di marketing, ricerche di mercato o analisi dei prodotti. Chi spera, proprio perché siamo nell’era di twitter di poter aver accesso a tutti i dati col proprio personal computer o con l’iPpad da qualsiasi località remota del pianeta, dovrà aspettare, ma potrebbe diventare l’obiettivo finale. L’intero patrimonio dell’archivio Twitter potrà venir consultato solo a Washington e con le apparecchiature sicure della stessa Biblioteca del Congresso. Per la fase sperimentale insomma più che una immensa banca dati aperta al mondo, la Biblioteca di Twitter sarà soprattutto un’inespugnabile cassaforte del pensiero globale degli ultimi anni.
(Da La Nazione, 7/1/2013).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Anche il cinguettio finisce in gabbia <br />
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di Annalisa Siani<br />
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“Gli uomini sapienti seguirono le stelle e arrivarono a Gesù, la grande luce che illumina tutta l’umanità”: con 17 parole in 108 caratteri spazi compresi il Papa ha twittato il senso dell’Epifania. Segue: “Tramonto focoso su Roma” (annota il giornalista Rai Vincenzo Mollica). Poi il guru indiano Deepak Chopra: “L’Io è al centro della coscienza, nel cuore dell’Universo”. “Vacanza finita”, “Robinho ritirato dal mercato”, Michelle Obama stringe la mano a Hillary Swank.<br />
Ma dove va a finire questo apparente colloquio in realtà, forse, un illusorio soliloquio allargato all’intero pianeta? In quale e quanta memoria risiede l’umana comunicazione, dove vanno a finire il tweet, dove cascano pensieri, sensazioni, dogmi e chiacchiere, bisticci, tragedie di milioni di persone (tranne la Merkel che rifiuta il social network) lanciati nel vuoto apparente? Adesso con la faccenda che Twitter vuole donare alla Biblioteca del Congresso Usa tutte le conversazioni registrate sulla sua piattaforma si sta componendo il più grande archivio storico della Umanità, almeno quella parte “social addicted”, e questo può essere un sollievo ma anche un’angustia. Ecco dove andrà a finire il cinguettio del mondo. Eppure si credeva effimero e vagante in uno spazio immaginario. Perché uno – ammettiamolo – se lo domanda: ma quanto è capiente la Rete? Per perdersi poi come a parlare di universi finiti o infiniti. Eppure basta una formula matematica per dare confini a uno spazio invisibile. Così ovviamente è anche per internet. E il momento in cui si scopre che Google ha un milione di server sparsi per il mondo e che sono neri, simili a container, lugubri e allineati su immense aree sorvegliate dal cielo e dalla terra, è paragonabile solo al languore provato alla rivelazione che Babbo Natale e la Befana sono solo “travestimenti”. <br />
Ora, uno spazio ideale racchiuso in una biblioteca toglie fascino al gioco della comunicazione globale. Però magari è utile. Sia sapere che a Roma il 6 gennaio c’era un “focoso tramonto” sia che a Michelle Obama funzionava lo smartphone. L’angustia? E’ il solito, illusorio senso di libertà che proviamo al giorno d’oggi: vaghiamo tra metaluoghi e iperspazi con fervore religioso, custodiamo in tabernacoli mentali la lista delle nostre “strong password”, in realtà ben poco consci di viaggiare a bordo di un banale telefonino. Nella rete non esistono segreti – ora pure depositati in Biblioteca – e spaziamo nel caos quanto una colonna batterica sul vetrino di cottura. Eppure (è il bello) ci sentiamo liberi.<br />
(Da La Nazione, 7/1/2013).

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