L’italo-americano degli immigrati.

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L’italo-americano, nuovo dialetto secondo i ricercatori statunitensi.

Mattia Pramotton.

Come tutte le lingue del mondo, anche quella italiana evolve incessantemente e si arricchisce di termini nuovi, molte volte di derivazione straniera. Oltre alla versione “standard” della parlata nazionale non vanno dimenticati anche gli innumerevoli dialetti che da secoli rendono così eterogeneo e culturalmente vario il Bel paese. Una scoperta importante potrebbe, però, cambiare drasticamente le teorie linguistiche sull’italiano. Stando al professore del Queens College, Fred Gardaphe, esperto in lingua e cultura italiana, circa l’80% degli italo-americani degli USA è di origine meridionale. E, in base a quanto egli afferma, l’italiano parlato dagli immigrati è ben diverso da quello “standard” classico. La maggior parte di loro, infatti, userebbe ancora parole e frasi di retaggio più antico, che il più della popolazione non usa o comprende più. In pratica, un nuovo dialetto. Così, può capitare che un bambino italo-americano nato a New York, nel New Jersey o a Rhode Island e che non parla italiano chieda una “mutzadell” al posto della mozzarella. Oppure, si può prendere come esempio il celebre “gabagool” al posto di capocollo citato in uno dei primi episodi dei Sopranos. Insomma, nuovi termini, con influenze italiane, ma pienamente inseriti nel nuovo contesto statunitense.
(Fonte msn.com/it, 11/11/2015)

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