L’ italiano: una lingua alla deriva?

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Un intervento, purtroppo attualissimo, di Andrea Chiti Batelli (da L’ESPERANTO, 18/10/2002)

L’ITALIANO: UNA LINGUA ALLA DERIVA ?

Che l’Italiano vada difeso , al suo interno, dal degrado sempre maggiore che esso conosce – in particolare nella stampa e nella televisione – sia per la sciatteria e l’ignoranza degli scriventi, sia per l’eccesso di neologismi, spesso di origine straniera, è esigenza innegabile e la proposta di un Consiglio Superiore della Lingua Italiana con funzioni prescrittive è da valutare positivamente, anche se non si vede perché, invece di creare un ennesimo carrozzone, non si dovrebbe trasformare e adattare allo scopo l’Accademia della Crusca.

Tuttavia ancora una volta gli autori che hanno collaborato a questo numero della rivista romana non prendon neppure in considerazione – tamquam non esset , come cioè non esistesse – il fatto che è una esigenza crescente e imprescindibile del mondo moderno quella di una lingua franca internazionale unica; che, stanti i rapporti di forza attuali, questa lingua non può essere che l’Inglese e che, fino a quando la lingua franca mondiale sarà una lingua viva e parlata da molte centinaia di milioni di persone come lingua materna ( due caratteristiche che ne garantiscono l’effetto glottòfago) i pericoli maggiori per l’Italiano verranno da lì, e le battaglie che si conducono, per dir così, verso l’esterno ( per assicurare, ad esempio, – del resto con scarsa possibilità di successo – un rango, alla nostra lingua, pari a quello del Francese, dell’Inglese o dello Spagnolo in seno all’Unione Europea ) saranno solo battaglie di retroguardia che ritarderanno (di poco) ma non scongiureranno il rischio che minaccia non solo l’Italiano, non solo le lingue europee meno diffuse della nostra ( di cui ci si vorrebbe bellamente, e assai poco diplomaticamente, disinteressare), ma le stesse lingue ora privilegiate (ad esclusione dell’Inglese).

Tale rischio è stato così’ definito da uno studioso della lingua olandese (e della sua evoluzione) : è più che probabile che, alla metà del secolo appena iniziato, l’Inglese abbia un peso e un importanza maggiore dell’Olandese, anche all’interno dell’Olanda.

Certo l’Italiano – e ancor più il Francese, il Tedesco e lo Spagnolo – hanno una capacità di resistenza maggiore, dato il loro maggior numero di parlanti: ma, al massimo alla fine del secolo si troveranno anche loro – rebus sic stantibus – nella medesima situazione, come un numero crescente di linguisti comincia ad avvertire.

Come abbiamo detto ormai infinite volte ( ma di fronte a tanta sordità repetìta jùvant ) il solo rimedio – l’esigenza di una lingua “unica” essendo ineludibile ed anzi crescente – è il ricorso a una lingua che non sia glottòfaga, perché non materna per nessuno ( come non lo è più stato il Latino medievale, quando ha cessato di esser la Lingua di un Impero e di un Popolo).

Ora “lingua non materna per nessuno” è solo una lingua pianificata: e per questo l’Esperanto sarebbe il solo rimedio davvero valido e definitivo ( e non un semplice palliativo) alla minaccia sopra descritta.

Sennonché – anche questo lo abbiamo detto decine di volte – affinché una lingua si affermi come lingua franca internazionale, occorre un potere politico di peso paragonabile, oggi, a quello che sostiene l’Inglese ; e cioè la Federazione del Vecchio Continente: È questa la sola politica valida, e non illusoria, di difesa del pluralismo linguistico che dovrebbe esser condotta, e di cui gli Stati con lingue meno forti, come l’Italia, dovrebbero farsi promotori.

E di ciò, purtroppo, né “Ideazione” né altri mostrano di avere consapevolezza alcuna.

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