L’italiano in Germania? Non esplode di salute.

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L’italiano in Germania? Non esplode di salute.

Caro Beppe, da poco più di un mese si sono conclusi gli Stati Generali della Lingua Italiana (SGLI) nel mondo, ampiamente seguiti anche dalla stampa, che ha contribuito a diffondere il messaggio trionfale che l’italiano gode di ottima salute ed è la quarta lingua più studiata al mondo. La realtà dietro questo quarto posto è però molto complessa e ci sono un paio di punti che non possono essere taciuti.
1) I dati sono poco affidabili, in quanto raccolti secondo metotologie – quando si sono state – diverse. Ho motivo di credere che in alcuni casi si siano contate le singole persone, in altri i partecipanti a corsi (una persona può frequentare più corsi).
2) Anche se fossero affidabili, i dati sono una fotografia di un momento e se non vengono inseriti in una prospettiva storica portano a conclusioni errate. Prendiamo il caso della Germania, che con quasi 250.000 studenti di italiano è stata presentata come il paradiso dell’Italiano nel mondo. Secondo i dati presentati agli SGLI le persone che studiano italiano in istituzioni diverse da università, scuole pubbliche, Istituti di cultura e società Dante sono 150.000. Sarebbe un bel numero, se non si considerasse che 10 anni fa (dati dell’ufficio tedesco di statistica) erano quasi 200.000. L’italiano sta così bene in Germania, che proprio la settimana scorsa è arrivata la notizia che il Saarland ha deciso di cancellare l’italiano dalla sua unica università e questo nonostante l’ateneo sia uno dei fiori all’occhiello dell’italianistica in Germania e nonostante lo Stato italiano abbia finanziato per anni l’istituto in questione. Non è il primo caso e, visto da dentro, mi sento di dire che non sarà l’ultimo. L’italiano in Germania non sta malissimo, ma certo non esplode di salute.
3) I documenti dei gruppi di lavoro individuano come aree strategiche per lo sviluppo dell’italiano le Americhe, l’area mediterranea e la Cina e non accennano all’Europa. Si può essere così miopi da escludere dalla propria politica culturale l’Europa, cioè il giardino davanti a casa?
Davide Schenetti, Davide.Schenetti@fau.de

Ecco qui la lettera, caro Davide. Sei un benemerito di “Italians”, ci conosciamo da anni e so che di te mi posso fidare. I dati e le considerazioni che ci hai fornito non mi sembrano incoraggianti, ma non mi sorprendono , come spiegherò tra poco. Mi dispiace che l’università di Saarbrücken elimini tutti i corsi di studio in lingua e letteratura italiana. Mi dispiace che chiudano tanti Istituti Italiani di Cultura, da Vancouver al Lussemburgo. Non credo siano facilmente sostituibili.

Non entro oltre nel caso tedesco – ne so troppo poco, leggo quello che tu ed altri scrivete. Devo dire, invece, che anch’io ho notato un preoccupante trionfalismo ufficiale per quanto riguarda la diffusione della lingua italiana all’estero. Negli ultimi otto mesi sono stato negli USA, in UK, in Irlanda, a Bruxelles, in Norvegia, in Finlandia (dove ci amano molto!). In tutti i questi posti mi hanno descritto un momento difficile per la lingua italiana – questioni di budget, di demografia e di concorrenza di Paesi più organizzati di noi.

L’Italiano è la lingua associata alle cose belle della vita (arte, musica, cucina, moda, turismo,cinema). Meno al business, al denaro e all’interesse. E sono queste ultime cose che condizionano la scelta dei più. Come si possa essere tanto euforici, quindi, non so. Chissà se dagli Stati Generali della Lingua Italiana (SGLI) qualcuno voglia rassicurarci.

Salutami Erlangen, Norimberga e gli Italians in Germania: mi mancate
(Da italians.corriere.it/10/12/2014).




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