L’ italiano in America

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Un boom di studenti nelle scuole Usa

L’italiano? Ora emigra in America

di Claudio Angelini

(Direttore dell’Istituto Italiano di New York)

E’ l’effetto del grande fascino esercitato sui giovani dalla nostra cultura

L’Unione europea non sembra amare l’italiano, ma in compenso l’America la adotta. Altro che lingua negata. E’ la lingua della cultura, dell’opera lirica, della moda. Magari qui la storpiano un po’, con il loro accento digrignante, ma lo studiano con passione. Nelle High Schools l’italiano ha superato, quanto a diffusione, il tedesco e il francese. Nelle Università è, col latino, la lingua più apprezzata e seguita, dopo l’inglese e lo spagnolo. E poiché la nostra comunità è numericamente inferiore a quella britannica e latino-americana è facile dedurre che la nostra lingua piace perché è bella. Qui si studia Dante, si adora il Rinascimento, si traduce Leopardi, si scopre Montale. E’ un momento magico per la nostra cultura, anche perché non ci sono invidie per un patrimonio che è considerato unico al mondo. Molti spot pubblicitari di industrie americane sono ambientati in piazze d’Italia, la trasmissione di maggiore successo della PBS (il network televisivo pubblico) è un viaggio a puntate nel nostro paese, fare ogni tanto una battuta in italiano non guasta. Si riappropriano della loro lingua d’origine gli italo-americani, che avevano tentato di dimenticarla. Ma soprattutto cercano di masticare l’italiano gli americani di etnie diverse, perché il nostro idioma affascina. Come la Ferrari e la Lamborghini. E’ significativo che cinquecento High Schools abbiano accettato l’Advanced Placement Program, in base al quale l’italiano è stato accolto come materia di serie A.

A partire dal prossimo anno scolastico, gli studenti che lo sceglieranno potranno accedere alle università con benefits invitanti, come la riduzione della retta e della durata del corso.

E’ stato un grande sforzo congiunto quello che ha portato all’approvazione dell’APP: vi hanno lavorato, coordinati da Matilde Cuomo, tre grandi associazioni italo-americane, la Niaf, l’Osia e la Unico e il nostro governo ha dato un contributo di trecentomila dollari. A quanto pare, però latitano gli insegnanti d’italiano qualificati. E’ il caso di selezionarli bene e di mobilitarli. Il mio istituto già certifica il grado di conoscenza dell’italiano di alcuni studenti americani. Adesso sarebbe opportuno che potesse prescegliere gli insegnanti della nostra lingua, o almeno dire la sua sulla preparazione di quei professori cui è affidata una missione cruciale, che riguarda il futuro della nostra lingua in America. E di insegnanti qualificati ce ne vogliono proprio tanti, perché oltre alle cinquecento High Schools che hanno accettato l’APP, almeno un migliaio di scuole superiori sono pronte a fare proprio questo programma.

Insomma l’Italia tira. Forse l’italiano non piace in Europa, forse cesserà di essere una lingua dell’Unione? Peccato, però rischia di diventare una lingua ufficiale negli Stati Uniti. Anche perché qui la scelta non è politica, ma estetica.

(Da La Nazione, 8/3/2005).

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1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Un boom di studenti nelle scuole Usa<br /><br />
L’italiano? Ora emigra in America<br /><br />
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di Claudio Angelini<br /><br />
(Direttore dell’Istituto Italiano di New York)<br /><br />
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E’ l’effetto del grande fascino esercitato sui giovani dalla nostra cultura <br /><br />
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L’Unione europea non sembra amare l’italiano, ma in compenso l’America la adotta. Altro che lingua negata. E’ la lingua della cultura, dell’opera lirica, della moda. Magari qui la storpiano un po’, con il loro accento digrignante, ma lo studiano con passione. Nelle High Schools l’italiano ha superato, quanto a diffusione, il tedesco e il francese. Nelle Università è, col latino, la lingua più apprezzata e seguita, dopo l’inglese e lo spagnolo. E poiché la nostra comunità è numericamente inferiore a quella britannica e latino-americana è facile dedurre che la nostra lingua piace perché è bella. Qui si studia Dante, si adora il Rinascimento, si traduce Leopardi, si scopre Montale. E’ un momento magico per la nostra cultura, anche perché non ci sono invidie per un patrimonio che è considerato unico al mondo. Molti spot pubblicitari di industrie americane sono ambientati in piazze d’Italia, la trasmissione di maggiore successo della PBS (il network televisivo pubblico) è un viaggio a puntate nel nostro paese, fare ogni tanto una battuta in italiano non guasta. Si riappropriano della loro lingua d’origine gli italo-americani, che avevano tentato di dimenticarla. Ma soprattutto cercano di masticare l’italiano gli americani di etnie diverse, perché il nostro idioma affascina. Come la Ferrari e la Lamborghini. E’ significativo che cinquecento High Schools abbiano accettato l’Advanced Placement Program, in base al quale l’italiano è stato accolto come materia di serie A.<br /><br />
A partire dal prossimo anno scolastico, gli studenti che lo sceglieranno potranno accedere alle università con benefits invitanti, come la riduzione della retta e della durata del corso.<br /><br />
E’ stato un grande sforzo congiunto quello che ha portato all’approvazione dell’APP: vi hanno lavorato, coordinati da Matilde Cuomo, tre grandi associazioni italo-americane, la Niaf, l’Osia e la Unico e il nostro governo ha dato un contributo di trecentomila dollari. A quanto pare, però latitano gli insegnanti d’italiano qualificati. E’ il caso di selezionarli bene e di mobilitarli. Il mio istituto già certifica il grado di conoscenza dell’italiano di alcuni studenti americani. Adesso sarebbe opportuno che potesse prescegliere gli insegnanti della nostra lingua, o almeno dire la sua sulla preparazione di quei professori cui è affidata una missione cruciale, che riguarda il futuro della nostra lingua in America. E di insegnanti qualificati ce ne vogliono proprio tanti, perché oltre alle cinquecento High Schools che hanno accettato l’APP, almeno un migliaio di scuole superiori sono pronte a fare proprio questo programma.<br /><br />
Insomma l’Italia tira. Forse l’italiano non piace in Europa, forse cesserà di essere una lingua dell’Unione? Peccato, però rischia di diventare una lingua ufficiale negli Stati Uniti. Anche perché qui la scelta non è politica, ma estetica.<br /><br />
(Da La Nazione, 8/3/2005).<br /><br />
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