L` euro schiacciato da dollaro e yen

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L` euro schiacciato da dollaro e yen

L'euro compie dieci anni debole, quasi stremato. Per il consumatore forse il dato che più conta è quello calcolato dal Codacons: una perdita del 40% di potere d` acquisto, da quando l` euro venne messo in circolazione il primo gennaio de12002. Per gli equilibri dell`economia mondiale, e per le chance di una ripresa nel 2012, contano anche i rapporti di forze con le altre monete.
Le ultime 48 ore dell`anno che si chiude sono segnate da una caduta al minimo da 15 mesi sul dollaro (1,29) e al minimo storico assoluto sullo yen nipponico. Il raffronto con la moneta del Giappone è interessante perché si tratta del paese col più alto debito pubblico del mondo (in proporzione al suo Pil). E` interessante anche perché da tempo il Sol Levante è il laboratorio di una sindrome economica preoccupante: la depressione cronica, la stagnazione che si fa endemica, in un`economia matura che non trovapiù le ragioni per crescere.

EUROPA, DE TE FABULA NARRATUR

Lo stesso Giappone peraltro ha appena fatto scalpore annunciando l`intesa con la sua storica rivale, la Cina: per allargare l`uso del renminbi cinese nei pagamenti dell` import- exp ort. E` una decisione che la dice lunga sullo scetticismo degli asiatici verso l` euro, teoricamente candidato (alla sua nascita) ad affiancare il dollaro negli scambi globali. Dall`Oriente un`altra avvertenza ci arriva proprio nelle ultime ore dell`anno: Cina e India sono ugualmente preoccupate per il sensibile rallentamento della loro crescita. Le locomotive emergenti hanno chiuso i12011 perdendo colpi. Una di loro, il Brasile, è passata dal boom allo stallo nel giro di pochi mesi. Non è una buona notizia per noi. L`unico risvolto positivo dell`euro debole è il vantaggio competitivo che dovrebbe dare alle nostre esportazioni sui mercati terzi: ma l`export non tira comunque, se i mercati emergenti perdono colpi. L`anno che si conclude è stato segnato da sconvolgimenti repentini nei rapporti tra le monete. In parte c`è stata una vera e propria "guerra valutaria", che ha visto Stati Uniti e Cina impegnati a spingere al ribasso il cambio, con altri paesi (Svizzera e Giappone) mobilitati per impedire una rivalutazione eccessiva delle proprie monete.
E` stato anche un anno di montagne russe, oscillazioni violente e rovesciamenti improvvisi, nella percezione delle forze rispettive. Il 2011 è cominciato all`insegna dei Bric (Brasile Russia India Cina), le potenze emergenti sembravano le uniche ancora piene di energia e di capacità di crescere. Poi i timori di bancarotte sovrane hanno spinto i capitali verso l`oro e monete-rifugio come la svizzera e la giapponese. Alla fine, dopo l`estate i timori di implosione dell` eurozona hanno rilanciato l`appetibilità del dollaro come approdo sicuro in tempi turbolenti. Questa rivincita dello Zio Sam la dice lunga sulla debolezza del Vecchio continente: l`America ha un debito superiore alla media europea, e tuttavia è considerata un investimento più affidabile in tempi d`incertezza. Che l`euro compia dieci anni perdendo quota sul dollaro, non è in sé una catastrofe e tantomeno una sorpresa.

SEGNALI DI RIPRESA IN USA
Con i Bric che rallentano, e l`Europa sottoposta a dosi massicce di austerity, chi scruta l`orizzonte cercando un raggio di speranza è portato in questa fase a guardare verso gli Stati Uniti. Sarebbe una bella e salutare sorpresa, se in un anno di elezioni l`America trovasse la forza per trainare il resto del mondo verso la ripresa. Attenzione a non dipendere troppo da questo scenario, però. Il braccio di ferro tra Barack Obama e la destra repubblicana maggioritaria alla Camera, preclude manovre di rilancio sostanziali. Se l`America si risolleva, sarà un processo graduale come si addice a un organismo convalescente da una lunga e dolorosa malattia (la crescita "tossica" degli anni pre-2008). E` altamente improbabile che la crescita Usa possa da sola compensare gli effetti recessivi del rigore di bilancio imposto all`eurozona dall`ortodossia germanica. Il valore dell`euro sarà il termometrocostante dell`indice della fiducia nei nostri confronti. "Nostri", anzitutto come italiani. E` evidente anche aWall Street, che uno dei mega- eventi del 2012 sarà il rifinanziamento del Tesoro italiano per 400 miliardi di euro. Attraverso l`andamento delle aste dei nostri Bot e Btp, la finanza globale ci dirà quanto crede che l`Italia sia in via di risanamento (ieri lo spreadBtp /Bund ha chiuso l`anno su livelli elevati: 527con i rendimenti dei titoli decennali a 7,11%). Ma non di solo spread è fatta la fiducia. Dai dati sul Pil e sull`occupazione nei Piigs (Portogallo Italia Irlanda Grecia e Spagna) gli investitori del mondo intero dedurranno se la cura dell`austerity sia ragionevole, o se stia uccidendo il paziente. Se l`euro dovesse continuare a scendere, il beneficio per i nostri esportatori sarà alla fine cancellato dai danni che una moneta debole genera: nella sua funzione di custode del valore dei risparmi.

di FEDERICO RAMPINI
la Repubblica, pag.1
31/12/2011




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