L’ERA AL CONGRESSO FAO SU COMUNICAZIONE E SVILUPPO

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   L’ERA al Congresso FAO su comunicazione e sviluppo: 
Si allo sviluppo! Ma non al prezzo dell’anglobalizzazione.

Roma, 4 Novembre 2006 – L’ERA Onlus  ha partecipato al Congresso Mondiale sulla Comunicazione per lo Sviluppo (WCCD), organizzato dalla FAO dalla Banca Mondiale che si è svolto a Roma dal 25 al 27 ottobre 2006.

Giorgio Pagano, Lapo Orlandi,  Eleonora Mongelli, Amira D’Apote, Giovanna Gnerre, Sonia Polliere, hanno preso parte a molte  conferenze ed eventi speciali  intervenendo in più occasioni, sollevando le questioni  inerenti al diritto dell’uso della propria lingua nella comunicazione globale ed al dovere della comunità internazionale di promuovere la diversità linguistica come fondamento di una comunicazione sostenibile e democratica.

Sono stati distribuite alcune centinaia di volantini per sensibilizzare i partecipanti sul prezzo, del genocidio linguistico,  che si sta pagando per uno sviluppo che sempre più si configura come  colonizazzione e dominazione anglofona che non lascia spazio ad alternative. Temi questi sollevati anche nelle settimane precedenti dall’ERA-ONLUS nel Forum sul Congresso con ottimo seguito di partecipanti al dibattito.

«Il bilancio della nostra tre giorni è in chiaro/scuro, ma più tendente a quest’ultimo – ha dichiarato il Segeretario dell’ERA Giorgio Pagano –  infatti se la FAO sente la necessità di occuparsi di comunicazione come propedeutica allo sviluppo e quindi alla lotta alla fame nel mondo, questo non può che trovarci dalla sua parte, e la nostra nutrita presenza ne è testimonianza. Se però l’approccio è quello delle grandi multinazionali americane, e occorre dirlo della Banca Mondiale, della colonizazzione anglofona allora si pongono le basi per fallire pienamente anche questo obiettivo, cosi come si è già fatto per l’obiettivo di ridurre la fame nel mondo. Insomma invece di sradicare la povertà alla fine si va a sradicare l’unica cosa che ha questa povera gente: la loro identità. Se è vero, com’è vero, che “il medium è il messaggio”  qui il medium-messaggio è: non ti diamo da mangiare – perché sai che su questo abbiamo fallito – però ti possiamo insegnare eventualmente a  come procurartelo. Però te lo insegnamo solo se  ti converti al dio lingua inglese, al cui confronto qualsiasi altro dio o filosofia impallidisce e soccombe. E’ quella che io chiamo anglobalizzazione».




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