“Itanglish per noialtri”.

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Smettila di shazammare e impara l’Itanglish.

Un sociologo e il nuovo lessico sui social.

di Rita Celi.

È iniziato come un gioco, quando sul treno ha sentito alcuni ragazzi che parlavano di “shazammare”: un termine derivato da shazam, l’applicazione che riconosce qualsiasi canzone o programma tv. Non è una novità quella di definire nuove azioni italianizzando il nome di una app, ma quella conversazione ha dato avvio a un progetto diventato un appuntamento quotidiano su Twitter, Pinterest, Google+, Facebook e su tutti i social disponibili. Ecco come è nata la divertente raccolta di Sergio Gridelli, “Itanglish per noialtri”, che da un paio di mesi pubblica ogni giorno una parola e il verbo inglese che l’ha ispirata. Sono “Tracce di una lingua che cambia”, accompagnate da brevissimi commenti o divertenti riflessioni su neologismi come “lincare”, “ciattare”, “selfare”. Gridelli, che si definisce sociologo, copywriter e social media manager “ma con i piedi saldamente piantati nelle nuvole”, è un attento osservatore delle divertenti contaminazioni tra la lingua di Dante e quella di Shakespeare. “Stiamo passando da una fase con la kappa o la doppia enne, sparite su Twitter ma che ancora resistono su Facebook, a un melting pot dove questi termini diventano correnti – spiega – Si tratta di capire se la rete abbia contribuito ad arricchire o inquinare la nostra lingua”. Andando avanti nella collezione, Gridelli ha fatto una scelta precisa: quella di italianizzare anche la grafia, privilegiando “tuittare”, “gugolare”, “craccare” o “ciattare”. “La lingua di Dante si difende su tutto – conclude – si tratta di capire i limiti della nostra lingua, riconoscendo la semplicità di un link o un click, ma apprezzando anche la musicalità di pianificare rispetto a schedulare”.
(Da repubblica.it, 10/6/2015).

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