Italiano, si teme effetto domino

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Corriere del Ticino:

28 gen 2011 06:00 |
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Italiano, si teme effetto domino

di MORENO BERNASCONI – Il Consiglio di Stato del Cantone San Gallo ha deciso di rinunciare all’insegnamento liceale dell’italiano come materia di maturità. L’ha fatto adducendo ragioni finanziarie, legate alla diminuzione del numero di studenti iscritti per questa materia. Questa decisione – di cui si occuperà il Gran Consiglio durante la sessione di febbraio – ha una rilevanza politica nazionale, poiché potrebbe generare un effetto domino in altri Cantoni, segnatamente quelli limitrofi. Alcuni segnali che vengono dal Cantone Turgovia e dai Grigioni inducono a credere che questo scenario preoccupante potrebbe avverarsi. Le conseguenze sarebbero gravi per la lingua italiana in Svizzera e il plurilinguismo, poiché anche le misure strappate obtorto collo alla Confederazione dopo un lungo e difficile braccio di ferro nell’ambito della Legge sulle lingue e poi nell’Ordinanza potrebbero essere derubricate come secondarie. Proprio in queste settimane si sta discutendo in seno all’Amministrazione federale come dare seguito a quanto contenuto nell’Ordinanza della Legge sulle lingue e, visto il vento gelido che soffia da San Gallo, le premesse non sono favorevoli.
I segnali in provenienza dai confinanti Turgovia e Grigioni non lasciano tranquilli. A Turgovia il numero degli iscritti ai corsi di italiano-maturità nell’insieme dei licei cantonali non supera le 81 unità e le sedi hanno fissato una soglia minima di 13 studenti, al di sotto della quale i corsi non hanno luogo. Dal punto di vista formale, a Turgovia l’italiano resta una materia di maturità, ma – vista l’evoluzione – fino a quando? Quanto ai Grigioni, alcuni mesi fa – all’indomani della decisione di anticipare l’insegnamento obbligatorio dell’italiano dalla quarta alla terza elementare (posticipando quello dell’inglese in quinta) – il CEO di una grande multinazionale con sede a Bonaduz ha sparato a zero sull’italiano e il romancio giudicandoli «lingue folcloristiche». Un’uscita che ha sì scatenato una cascata di reazioni indignate, ma che porta acqua al mulino di chi non ha accettato la scelta governativa grigionese e vorrebbe riportare in tempi brevi sui banchi del Gran Consiglio la questione. La forma delle dichiarazioni del dirigente di Hamilton può dispiacere, ma è la sostanza ad essere particolarmente pericolosa. Egli ha infatti dichiarato che è difficile attirare nei Grigioni gli specialisti di cui hanno bisogno le ditte straniere ad alto valore aggiunto se l’insegnamento dell’inglese per i loro figli viene posposto a quello dell’italiano. Per un Cantone che già si è opposto ad Harmos e teme la marginalizzazione, simili argomentazioni sono purtroppo dinamite. I Grigioni non sono un Cantone qualsiasi, certo: la lingua italiana è una delle tre lingue ufficiali e intere regioni sono italofone. Ma chi considera il plurilinguismo una zavorra e non un valore aggiunto, non mancherà di utilizzare simili munizioni per anteporre ragioni economico-finanziarie a quelle politico-istituzionali.
C’è un altro segnale poco rallegrante. In primavera la città di Coira è chiamata a votare sull’insegnamento bilingue (italiano-tedesco o romancio-tedesco) alle elementari e all’asilo, entrambi minacciati. Il voto si è reso necessario a causa di una levata di scudi popolare contro alcune recenti decisioni del Municipio. Quali? L’insegnamento bilingue alle elementari è stato concentrato e dislocato in un quartiere difficilmente accessibile: una situazione dissuasiva che ha provocato una forte diminuzione degli iscritti. Quanto all’insegnamento bilingue all’asilo – introdotto da poco – il Municipio avrebbe già deciso di sacrificarlo per ragioni di risparmio.
L’ultima parola spetta ovviamente ai cittadini della capitale, ma – visto come si presentano le cose – il trilinguismo del Cantone non sembra più pesare molto agli occhi delle autorità della capitale. Gran brutti segnali.
Moreno Bernasconi




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