Italiano sempre meno usato in Svizzera

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BELLINZONA – La lingua italiana, uno dei quattro idiomi ufficiali della Confederazione, è sempre meno usata Oltre Gottardo dove è costantemente snobbata persino dalle istituzioni.

Non sono rari i casi in cui i documenti ufficiali di Palazzo federale "dimenticano" di riportare le traduzioni nella lingua di Dante di leggi o dibattiti parlamentari.

URGE UN INTERVENTO

Necessario, anzi indispensabile, un intervento ufficiale perché il nostro idioma torni ad avere la sua dignità di "lingua ufficiale". Più volte in passato i parlamentari italofoni hanno formulato proteste, più o meno vibranti, rimaste inascoltate. La deputazione ticinese a Palazzo federale sta ora premendo sul governo affinché l’applicazione della Legge federale sulle lingue nazionali e la comprensione tra le comunità linguistiche porti alla promozione del plurilinguismo a Berna. È cosa nota, infatti, come la presenza italofona nell’amministrazione federale sia decisamente esigua. Ma, per la lingua italiana, segnali preoccupanti arrivano anche dal mondo della scuola.

ITALIANO MENO GRADITO

Nella Svizzera tedesca e francese, ad esempio, lo studio dell’italiano sembra essere sempre meno gradito. Persino nelle università le cattedre di italiano, sempre più rare, vengono soppresse non appena il già esiguo numero dei frequentatori dei corsi si assottiglia ulteriormente. Un piccolo ma significativo passo in avanti verso il riconoscimento ufficiale del nostro idioma è stato conseguito nei giorni scorsi, quando il governo – sulla spinta di alcuni parlamentari ticinesi e giurassiani – si è detto favorevole all’istituzione di un "ombudsman", un mediatore incaricato di vigilare sull’adeguata rappresentatività della lingua italiana (e di quella francese) all’interno dell’amministrazione federale. Concetto, quello del plurilinguismo, appoggiato sinora solo a parole dal governo elvetico, del tutto ignorato nella realtà.

1,2 MILIONI DI FRANCHI PER I DOCENTI

Altra piccola buona notizia: la Confederazione ha deciso di stanziare 1,2 milioni di franchi per la formazione dei docenti per corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera, destinati in particolare ai figli dei migranti. Poca cosa, si dirà, ma di questi tempi è sempre meglio di niente.

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