Italiano imbastardito

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La lingua contaminata

“Via le parole ‘barbare’ dal vocabolario italiano”

“Negli ultimi 50 anni l’esterofilia ha fatto passi da gigante, fuori di ogni senso di misura, e sarebbe l’ora non dico di tornare alle appendici, ma di radiare totalmente dai vocabolari le voci straniere che sempre più numerose imbastardiscono ogni giorno il nostro idioma, fatta ovviamente eccezione di quelle poche che possono anche considerarsi parte integrante del lessico italiano e che andrebbero quindi incorporate (come del resto tante espressioni latine) nel patrimonio linguistico italiano”.

Lo afferma il linguista Alfonso Leone in un articolo dal titolo “L’italiano imbastardito” che compare sul nuovo numero del periodico “Studi Linguistici Italiani” (Salerno editrice), diretto dal professor Luca Serianni, socio dell’Accademia della Crusca “Molti usano le parole straniere – sostiene Alfonso Leone – per dimostrar di conoscere (e poco importa se approssimativamente) l’inglese; le usano per snobismo, per darsi arie, per apparire, rispetto agli altri miseri mortali che non le conoscono, colti e raffinati”.

L’articolo denuncia di “Studi Linguistici Italiani” ricorda, ad esempio, come ricorrono frequentemente inglesismi come “check point”, “gossip”, “low cost”, rimedi anti-“aging”, invece degli italianissimi posto di blocco, pettegolezzo, basso costo, rimedi contro l’invecchiamento; “long life” esprime un pregio delle pile elettriche; in ricette culinarie o di argomento affine si può leggere “agitare nello ‘shaker’ o imbattersi in “bibite ‘vintage’”; la formula “last minute” caratterizza un tipo di viaggi superscontati. Ma non è finita qui, lamenta Alfonso Leone: “Siamo nell’era dei computer e delle tante diavolerie che spesso sento accompagnate dal termine digitale, e le nuove invenzioni ci pervengono attraverso la lingua degli inventori. Ma sforziamoci, per quanto è possibile, di venire italianizzando i termini barbari”.

(Da La Nazione, 4/12/2006).

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