Italiano ed Italiese

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MANUALI NUOVA EDIZIONE PER IL VOLUME DI MASSIMO BIRATTARI. TANTI MODELLI PER LA LINGUA, MA MANCANO GIOVANI E DONNE

«L’italiano è bello, così ci difendiamo dall’inglese»

di Giulia Borgese

Sarà vero che È più facile scrivere bene che scrivere male come enuncia fin dal titolo il libro (pubblicato da Ponte alle Grazie) che ci sta davanti? Certo è un titolo che incuriosisce: intanto perché il libro è l’edizione aggiornata di un manuale che ha avuto un notevole successo nel 2002, e poi perché non è dedicato a chi vuol essere scrittore, ma a chi per lavoro ha bisogno di scrivere in un italiano corretto, elegante e subito comprensibile, per esempio a chi deve stendere un verbale, un comunicato stampa, una relazione. L’autore, Massimo Birattari, è traduttore, consulente editoriale, curatore del corso di scrittura edito l’anno scorso in 24 volumi dal «Corriere della Sera». E si definisce anche ghost writer e copywriter, e lo fa – nel risvolto di copertina – senza usare le virgolette e neppure il corsivo, quasi che quelle parole inglesi siano ormai del tutto italiane. Cosa che, volendo, un poco stupisce il lettore (questo è «un libro da leggere, oltre che da consultare») in quanto agli otto capitoli fondamentali, che riguardano semplicità, chiarezza, precisione, leggerezza, ironia, eleganza, espressività, consapevolezza, si aggiunge un’Appendice intitolata «L’Italiese». Tratta, appunto, dell’«invasione delle truppe corazzate dell’inglese» a cui l’autore propone di contrapporre alcuni «esempi pratici di comportamento», pur senza arrivare all’«impraticabile purismo». «L’unico modo di "difendere" l’ italiano – aggiunge – è dimostrare che è una lingua efficace ed espressiva». E lo fa con dovizia di bellissimi esempi scelti con grande attenzione. Esempi presi dai nostri più grandi: Galileo, tanto per cominciare, e poi Gadda, Meneghello, Campanile, Svevo, Montale, Ungaretti, Gianni Brera, Bianciardi, Tognazzi e Vianello, Primo Levi, Leopardi, Montanelli naturalmente… Di scrittori vivi e vegeti ci sono Arbasino, Camilleri e Sermonti; e poi Stefano Benni e Aldo Busi. Possibile che aggiornando il suo manuale l’autore non abbia trovato neanche un giovane che scriva bene se non proprio in maniera esemplare? E di donne? Neanche una! Non una riga delle nostre amate Morante, Ortese, Romano tanto per rimanere nell’aldilà. E neppure di Liala!
(Dal Corriere della Sera, 20/2/2012).




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