Italiano e Lis alla scuola bilingue tutti si parlano‏

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LA SPERIMENTAZIONE IN VIA BOCCONI
Segni e parole: il successo delle classi di udenti e non. Ora è boom di richieste Molti genitori portano in bici i figli più piccoli e fanno indossare loro il casco. Giusto. Ma se i bambini ci chiedono perché noi non l' indossiamo cosa rispondiamo? Che è fastidioso, che ci scompiglia i capelli o che noi grandi abbiamo la testa più dura? «La Lingua italiana dei segni non è una tecnica ma una vera lingua con tanto di sintassi, riconosciuta dalla Ue. Quindi per tutti. Noi partiamo da questo»

I bimbi udenti imparano la lingua dei segni già alla scuola materna. I bimbi sordi hanno il loro interprete in classe. Tutti crescono insieme mantenendo le proprie diversità, e insieme studiano arte, musica e il linguaggio non verbale appunto. C' è anche uno psicologo, il cui compito non è colmare ipotetiche lacune degli scolari sordi bensì verificare periodicamente con il preside, Lucio Benaglia , se l' integrazione funziona. E poiché l' ideale per apprendere una lingua è avere un insegnante madrelingua, ecco che per le ore di laboratorio della LIS (Lingua italiana dei Segni) c' è Mirko Pasquotto, educatore sordo . Non siamo su Marte ma all' Istituto onnicomprensivo Jacopo Barozzi , storico complesso scolastico inizio ' 900 in via Bocconi, quando questa era periferia estrema, dove sono iscritti 1250 studenti dalla materna alle medie, e da 4 anni è in corso una sperimentazione di bilinguismo inedita – con 14 studenti non udenti inseriti fino a 3 per classe -, esperienza che già il provveditorato pensa di clonare, dato il numero impressionante di richieste da fuori Comune e fuori Provincia. E non solo perché qui c' è la media «Confalonieri» con sperimentazione musicale. Ma perché qui si insegna la LIS. Ebbene provate ad ascoltare attraverso gli occhi, ad osservare le mani e i gesti di bambini sordi, a cogliere le sfumature di un linguaggio non verbale. Sarete travolti dalla potente espressività di una lingua che non è una mimica, non è codice né un semplice alfabeto. Ma una lingua a pieno diritto, come l' italiano, l' inglese, il cinese. La mostra allo Spazio Oberdan Questo spiegano alla Jacopo Barozzi e questo, in sintesi, è anche il messaggio del viaggio fotografico nel mondo dei bimbi sordi di Elena Siniscalchi, la mostra «Voci dal silenzio» nel Foyer Spazio Oberdan (via Vittorio Veneto 2, fino al 20 ottobre) organizzata con l' associazione Dioniso, accompagnata da una rassegna di film e video imperdibili (il 7 ottobre alle 21.15, prima visione milanese del pluripremiato «L' Isola dei sordobimbi » di Stefano Cattini). Letizia Capra, insegnante di sostegno alla Jacopo Barozzi, spiega l' importanza di un inserimento di più bimbi sordi per classe. «Normalizzare mantenendo la diversità» è l' obiettivo di questo progetto messo a punto con il sostegno dell' Ente nazionale sordi (ENS), sezione di Milano e Provincia: la LIS non è un supporto alla sordità ma il vero linguaggio delle persone non udenti e sotto ogni aspetto è identica ad una lingua parlata, per struttura, regole sintattiche, grammaticali, morfologiche. Un dato, epidemiologico, dice chiaramente che la percentuale dei nati sordi è costante nel tempo: ogni anno nascono 5-6 bambini sordi ogni mille. Anche per questo esperti di linguistica e filologia della lingua hanno raccolto la sfida di riunire quattro diversi linguaggi, vocale, scritto, segnato e multimediale, realizzando un Dizionario bilingue elementare della lingua dei segni italiana, che i visitatori potranno consultare allo Spazio Oberdan. «L' esperimento nasce per l' esigenza delle famiglie di bambini sordi – spiega Luigi Mattiato di ENS -, che non hanno risposte e sono costrette a rivolgersi a istituti fuori regione, da Modena a Carpi, dove c' è un insegnamento specifico. Ma partiamo dal presupposto che la LIS sia una lingua per tutti. Nei paesi Ue è riconosciuta». Paola D'Amico pdamico@corriere.it




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