Italiano 2, la vendetta

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Italiano 2, la vendetta

La Corte di Giustizia Ue sentenzia che i concorsi europei si devono promuovere in tutte le lingue ufficiali. Un colpo ai paladini del trilinguismo a Bruxelles. Ma ora dobbiamo lavorare sull'italiano in modo serio. Senza dimenticare che è una bella lingua, ma non è né unica, né dominante
Primo: non si possono pubblicare i bandi dei concorsi per funzionari europei solo in tre lingue, ma è necessario ricorrere a tutti e 23 gli idiomi ufficiali dell’Unione. Secondo: è opportuno organizzare le prove permettendo a ciascuno di esprimersi nella lingua madre, perché ognuno possa dare il meglio e sia possibile selezionare i più dotati fra i concorrenti, i quali ovviamente dovranno essere in grado di comunicare attingendo più vocabolari. In altre parole, manda a dire la Corte di Giustizia Ue, un regime in cui a comandare siano inglese, francese e tedesco non trova legittimità non trova ragione di essere nei Trattati europei.

La Corte ha annullato ieri la sentenza di primo grado espressa del settembre 2010, accogliendo un ricorso presentato dall’Italia. I giudici di Lussemburgo hanno decretato che la scelta di pubblicare un bando in sole tre lingue costituisce effettivamente una «discriminazione». Era ovvio, ma non per l’Epso, l’organismo che si occupa delle procedure di assunzione dei funzionari Ue, che nel 2007 ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue alcuni bandi di concorso per amministratori e assistenti nel settore dell’informazione, della comunicazione e dei media solo nelle lingue tedesca, inglese e francese nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Non contento, aveva previsto che le convocazioni, la corrispondenza tra l’Epso e i candidati, nonché i test di preselezione si sarebbero svolti nelle tre lingue designate. Criterio affermato anche per l’ammissione alle prove scritte e per il loro svolgimento.

Bella soddisfazione per l’Italia, quella di battere Bruxelles. Succede raramente e sulla lingua ancora meno, visto che – con chiara responsabilità di governi di tutti i colori – la difesa della pari dignità dell’italiano è stata il più delle volte inefficace, consentendo l’affermazione delle tre lingue cosiddette forti, perseguita con ostinazione da chi sogna un regime triangolare a danno dell’idioma di Dante e di quello di Cervantes. Abbiamo perso parecchio, negli ultimi anni. Non senza responsabilità, se persino i tagli lineari della Farnesina hanno tolto una parte dell’interpretazione ai negoziatori nostrani e c’è voluta l’intervento di Palazzo Chigi e del ministero degli affari europei, Enzo Moavero, perché le cose tornassero alla ordinaria amministrazione.

Sono soddisfatti i due vicepresidenti italiani del parlamento europeo, Gianni Pittella (Pd) e Roberta Angelilli (Pdl). hanno buoni motivi. Ora l’Epso dovrà mettere le mani alle sue pratiche e lavorare con ventitré, azione nei cui confronti della quale c’è chi nella Commissione è riluttante. Ieri a mezzogiorno «avevano appena visto la sentenza». Nel pomeriggio ha fatto sapere che la «studierà attentamente». Niente di più. Anche perché, in realtà c’è ben poco da fare se non rispettare le regole e rinunciare alle limitazioni. Se poi i nostri faranno veramente i guardiani della cultura, rispettando le tradizioni senza chiudere le porte all'innovazione, se useranno l'inglese e il francese solo dove necessario negli eventi ufficiali, fermeranno la strategia occulta che vuole cannibalizzare l'italiano nelle scuole europee, allora tutto sarà più semplice.

(Da lastampa.it, 28/11/2012)




4 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Ue, l`Italia vince la battaglia contro la discriminazione linguistica</strong><br />
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BRUXELLES - La Corte di giustizia europe dà ragione all`Italia, annulla la sentenza di primo grado e dice no ai bandi di concorso presso le istituzioni dell`Unione pubblicati solo in inglese, francese e tedesco. Così come nemmeno i concorsi potranno essere sostenuti solo nei tre idiomi ufficiali della Ue. «È una discriminazione basata sulla lingua». La Commissione di Bruxelles, che ha sempre difeso il trilinguismo, si adegua: «Studieremo la sentenza e stabiliremo le misure da prendere». Soddisfazione anche per il governo, con il ministro agli Affari Europei, Enzo Moavero, che parla di «importante vittoria italiana che eviterà nuove discriminazioni e sancisce il riconoscimento delle pari opportunità per tutti i cittadini europei. L`Italia è impegnata nell`affermare il principio del multilinguismo e nella tutela della lingua italiana».[/justify]<br />
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(Da "La Repubblica", 28/11/2012)

E.R.A.
E.R.A.

[justify]<strong>Concorsi europei, non più in 3 lingue ma in 23</strong><br />
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MILANO - No ai bandi di concorso pubblicati solo in inglese, francese e tedesco, anzi, sarebbe opportuno autorizzare i candidati a sostenere le prove di selezione nella loro lingua madre. Lo ha deciso la Corte di Giustizia europea annullando la sentenza di primo grado (13 settembre 2010) e dando così ragione all`Italia che aveva fatto ricorso contro la pratica di pubblicare i bandi in tre sole lingue. A questo punto la Commissione Ue e l`Ufficio del personale europeo (Epso) fanno sapere che prima di stabilire come dar seguito a questa rivoluzione linguistica devono studiare «attentamente la sentenza» che apre le porte alle 23 lingue ufficiali. <br />
Soddisfazione è stata espressa dai ministro degli Esteri, Giulio Terzi, e per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi. «Si tratta di una pronuncia di fondamentale importanza - ha commentato il titolare della Farnesina – poiché dimostra che la determinazione con la quale, da parte italiana, si è difeso il principio di non discriminazione linguistica in seno all`Unione, non è un nostro arbitrio nazionalistico, ma un elemento sostanziale per la stessa ragion d`essere dell` Unione, e per la sua legittimità istituzionale». Inoltre la Ue, ha aggiunto, «non è assimilabile a una qualsiasi organizzazione internazionale, ma rappresenta un livello di governo condiviso da 27 Stati membri le cui norme producono effetti diretti su mezzo miliardo di persone».<br />
<br />
Per i giudici di Lussemburgo, infatti, la scelta di pubblicare i bandi in sole tre lingue costituisce una «discriminazione» perciò devono obbligatoriamente, e «senza alcuna eccezione», essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale in tutte le 23 lingue ufficiali. E se anche la limitazione della conoscenza di inglese, francese o tedesco come seconda lingua può essere ammessa «dall`interesse del servizio», le regole che limitano la scelta devono prevedere «criteri chiari, oggettivi e prevedibili». Altro colpo alla prevalenza pratica del trilinguismo arriva in merito alla selezione perché, secondo la Corte, «affinchè le istituzioni possano assicurarsi i candidati migliori (in termini di competenza, di rendimento e di integrità), può essere preferibile che questi ultimi siano autorizzati a sostenere le prove nella loro lingua materna o in quella che essi padroneggiano meglio». Tuttavia i giudici riconoscono che «le conoscenze linguistiche costituiscono un elemento essenziale della carriera dei funzionari».<br />
All`origine della sentenza, che comunque non ha effetti retroattivi, c`era la contestazione scattata a febbraio e maggio del 2007 appena vennero pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell`Unione, e solo in francese, inglese e tedesco, i bandi di selezione per personale nel settore dell`informazione, della comunicazione e nei media. In essi si chiedeva la conoscenza «approfondita» di una delle 23 lingue e la conoscenza «soddisfacente» di una tra tedesco, inglese e francese. Lingue in cui si sarebbero svolti i test di preselezione, nonché le prove scritte del concorso.<br />
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(Da "Avvenire", 28/11/2012)[/justify]

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Lingue in Europa <br />
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La rivincita dell'Italiano <br />
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Ricorso accolto contro un bando di concorso che privilegiava l’uso di inglese, francese e tedesco <br />
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di Federico Guiglia <br />
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C’è un giudice a Lussemburgo e non soltanto, com’era noto, a Berlino. Con una sentenza che è una svolta, la Corte di giustizia europea ha accolto in pieno il ricorso dell’Italia contro un bando di concorso dell’Unione che imponeva agli aspiranti la buona conoscenza di una delle lingue europee, e quella «soddisfacente» dell’inglese oppure del francese oppure del tedesco. Le tre lingue in cui si sarebbero svolti gli esami scritti e le preselezioni. Un solare e indebito vantaggio per i cittadini di quelle tre lingue-madri, a danno dell’intera e rimanente comitiva di candidati europei, italiani compresi, come «Il Tempo» aveva a suo tempo denunciato. <br />
Invece la Corte di Lussemburgo, ribaltando un precedente e tiepido verdetto, ha statuito che il ricorso di Roma non solo era fondato, ma che in futuro l’Unione dovrà usare, quando offre posti di lavoro, tutte le ventitré lingue dei suoi popoli, e non solamente quelle che si sono auto-proclamate un po’ più eguali delle altre. <br />
E' la riscoperta del principio della lingua-madre, dunque, al posto della. prevaricazione delle lingue <br />
dominanti sull’onda della politica delle rispettive nazioni, che le impongono come lingue d’uso <br />
e di procedura. E che, con la risibile scusa del risparmio economico, le hanno fatte diventare «ufficiali» in barba ai trattati e all’evidenza: il numero degli europei di madrelingua italiana corrisponde a quello dei cittadini di madrelingua inglese o francese. Perché, allora, discriminare l’italiano? <br />
La sentenza spazza via l’ingiustizia troppo a lungo subìta, e apre scenari importanti in Europa <br />
e in Italia per chi coltiva un approccio plurilingue, e perciò contesta l’idea stessa di lingue padronali. <br />
Primo. Tutti i tremebondi che sconsigliavano le autorità italiane dal fare il ricorso per non urtare <br />
chissà quali suscettibilità a Bruxelles, sono serviti. Chi difende una buona causa, e la causa della lingua italiana è buonissima, non deve avere paura di poter, perfino, vincere. <br />
Secondo. Tutti i provincialotti di casa nostra, a cominciare da quei sapientoni, i quali hanno decretato che dal 2014 i corsi di lauree magistrali e i dottorati del Politecnico di Milano si faranno solo in inglese, e non più in italiano, sono serviti. Questa vittoria potrà ora essere fatta propria anche da quanti hanno fatto a loro volta ricorso, a Milano, contro la delirante scelta del Politecnico. Come se l’italiano fosse poco adatto all’ingegneria, e potesse essere buttato nel cestino da un’istituzione italiana d’insegnamento in Italia (e sostenuta con le tasse degli italiani: o no?). <br />
Terzo. Tutti gli esterofili che mai si sono documentati né sulla storia millenaria della lingua italiana, <br />
né sull’incanto universale che essa oggi esercita nel mondo, sono serviti. Questa di Lussemburgo <br />
è una vittoria dei veri poliglotti, di quanti cioè, proprio perché parlano e amano le lingue oltre <br />
ogni frontiera, hanno colto la bellezza, la ricchezza, l’aspetto musicale e comunicativo della lingua <br />
italiana. Una lingua che non è più la "lingua dei dantisti", ossia che si sceglie in virtù di un esclusivo interesse culturale. Motivazione, peraltro, già sublime di per sé. La lingua italiana ha un bacino potenziale nel mondo, Italia inclusa, di 250 milioni di persone. Persone interessate a conoscerla per ragioni economiche, geografiche, storiche, di origine familiare. Di opportunità nel lavoro col «made in Italy», dal cibo alla moda, dal calcio all’automobilismo, dall’opera lirica al pop. Passando per il campo della religione cattolica e non per caso «romana», che si rivolge a un miliardo e duecento milioni di credenti. Da anni l’italiano non è solo «la lingua d’Italia». è una delle lingue della sinfonia universale. <br />
Quarto. È tempo che la Farnesina organizzi la prima conferenza mondiale dell’Italofonia, come <br />
già fanno la Spagna, la Francia, la Gran Bretagna, perfino la Germania - il cui tedesco si parla solamente o quasi nella Mittel-Europa -, come fa il piccolo Portogallo. Tutte nazioni consapevoli del valore espressivo e soprattutto economico delle loro lingue. Manca solo l’Italia. Ma Lussemburgo conferma, adesso si può fare. Senza complessi. Chi valorizza l’italiano, è un patriota del mondo. <br />
(Da Il Tempo, 29/11/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Ma per i concorsi non bastano inglese francese e tedesco <br />
<br />
Tutte le 23 lingue d’Europa sono uguali. No ai bandi di concorso pubblicati solo in inglese, francese e tedesco. La Corte di Giustizia europea ha annullato una sentenza di primo grado che li ammetteva. Per <br />
l’Italia, che ha presentato il ricorso, è una vittoria politica ma anche una rivincita dopo l’ok al <br />
brevetto Ue che parla solo inglese, francese e tedesco. Il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, <br />
parla di «importante vittoria». D’accordo il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, secondo cui la sentenza dimostra che l’Italia non si è opposta «per arbitrio nazionalistico» ma per la «difesa del principio di non discriminazione <br />
linguistica». <br />
(Da Avvenire, 12/12/2012).

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