Italiani spaesati

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MINORANZE Un saggio sullo «spaesamento» della comunità italiana

Südtirol, gli errori del bilinguismo

di Fabrizio Dragosei

Gli studenti di lingua italiana che vivono in Alto Adige, una provincia nella quale il tedesco è l’idioma parlato dalla maggioranza, conoscono questa lingua peggio dei loro colleghi trentini che si limitano a studiarla a scuola. L’avvio nella città di Bolzano dei primi esperimenti di scuola bilingue (con infinite discussioni) riaccende il dibattito sul ruolo della comunità italiana che da sempre vive il rapporto con «i tedeschi» soprattutto in chiave di conflittualità. E senza sforzarsi di comprendere le ragioni di chi per decenni è stato minacciato di annientamento culturale (pulizia etnica?), pensa solamente ai torti patiti. Così oggi gli italiani del Südtirol/Alto Adige (come viene definito in provincia, con un eccesso di «correttezza politica») si trovano a piangere sul latte versato o, come ammettono alcuni, sulle occasioni sprecate. Nella zona più ricca d’Italia, sempre in testa a tutte le classifiche, dalla qualità della vita a quella dei servizi, gli italiani sono in gran parte «out». Un esempio per tutti: hanno perso il treno del turismo che ha reso milionari i titolari di alberghi, pensioncine e altri esercizi in tutte le valli di montagna, da quelle ladine di Badia e Gardena, a quelle tedesche di Pusteria e Venosta. Al di la del patentino di bilinguismo, obbligatorio per lavorare in una struttura pubblica (si consegue con un esame), per gestire un albergo bisogna sapere decentemente l’italiano e il tedesco (oltre, oggi, all’inglese). E i sudtirolesi di lingua tedesca, anche nelle valli più sperdute, si sono attrezzati, per non perdere il treno. Gli italiani si sono fatti sfuggire la grande occasione dell’Autonomia che in questi decenni ha concesso enormi poteri alle autorità locali e ha portato in provincia una barca di soldi. Loro «si opponevano», erano «contro». E venivano sempre di più emarginati. Una lucida analisi di questo fenomeno è contenuta in un libro dal titolo significativo: Spaesati. Italiani in Südtirol (Edizioni Raetia, pp. 168, 15). L’ ha scritto un giornalista italiano, Lucio Giudiceandrea, proveniente da una famiglia calabrese trapiantata per un certo periodo nella provincia di Bolzano (il padre era un magistrato) dove tutt’ora vive e lavora. Dati alla mano (con precisione tutta «tedesca»!), Giudiceandrea elenca gli errori, i voltafaccia, le follie dei vari partiti politici e delle organizzazioni che dal dopoguerra hanno rappresentato la comunità italiana. E quelli del partito che ha sempre avuto la maggioranza assoluta in provincia, la Südtiroler Volkspartei. Insomma, ce n’è per tutti. Fare opposizione, denunciare i soprusi veri o presunti della maggioranza tedesca, l’abbandono da parte dello Stato è facile e certamente procura consensi nella comunità italiana che, sempre di più si sente proprio «spaesata». Ma non porta da nessuna parte. «Gli altoatesini – scrive Giudiceandrea – si sono ostinati a rifiutare l’autonomia, finendo per autoescludersi». E oggi che sempre di più si va verso l’integrazione europea, la comunità italiana rimane chiusa in se stessa, col rischio di perdere un altro treno. Mentre la popolazione di lingua tedesca sviluppa infatti i contatti col resto del continente (va a studiare all’estero, o magari, passa un anno sabbatico in scuole italiane), quella italiana si muove molto meno. E come non parla il tedesco, è in difficoltà anche con l’inglese, la nuova lingua franca mondiale.

(Dal Corriere della Sera, 6/2/2007).

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