Italia, ti leggevamo. Ora dove sei finita?

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Italia, ti leggevamo. Ora dove sei finita?

di Michael Krüger.

Le traduzioni di narrativa angloamericana dilagano e mettono in ombra le grandi tradizioni continentali. Importavamo Calvino e Pasolini e Montale. Adesso sono spariti.

…Perché? Perché a tutti gli altri si continua ancora a preferire il romanzo angloamericano. Con ciò nulla si vuole togliere alla narrativa americana, ma qualche appunto ci sarebbe da fare sull’inventiva e sulla curiosità dell’editoria europea. Che della letteratura greca si conoscano al massimo i poeti più significativi della prima metà del secolo scorso – da Elytis, a Seferis, da Ritsos al capostipite Kavafis – la dice lunga sull’indifferenza degli europei riguardo alla propria letteratura. Ci servirà ancora molto tempo prima di poter arrivare a una comunità letteraria europea.

Anche per quello che riguarda la letteratura italiana la situazione in Germania non sembra al momento particolarmente felice.
La mia generazione è cresciuta con i suoi scrittori. Con la cerchia degli autori di Einaudi, di cui facevano parte Pavese, la Ginzburg, fino a Calvino. Con i poeti: da Ungaretti a Montale a Saba, fino a Pasolini. Con gli outsider, a partire da Elsa Morante fino a Tabucchi, Magris, Eco. La letteratura italiana veniva non solo tradotta, bensì anche letta. Quando nei giorni scorsi, come membro di una giuria che valuta i migliori romanzi tradotti in tedesco, ho ricevuto i pacchi dei volumi candidati, ho dovuto con stupore constatare che non ce n’era nemmeno uno proveniente dall’Italia.
Che cosa è successo? Ai romanzieri italiani hanno tagliato la lingua? Dovremmo cogliere l’occasione del Salone del Libro di Torino per parlarne. (Traduzione di Alessandra Iadicicco).
(Da La Lettura (Corriere della Sera), 10/5/2015).

 




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