Italia sulla via dell’Etiopia, dove la lingua inglese diventa autocolonizzazione.

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Etiopia: dove la lingua inglese diventa autocolonizzazione.

In Etiopia vige un curioso sistema di insegnamento che separa le elementari dal resto dei gradi d’istruzione in base alla lingua. Ad uno studente etiope può così capitare che l’insegnante dia una multa per ogni parola pronunciata in lingua amarica, la lingua ufficiale etiope.
Mastewal Taddese Terefe, ora studente di legge all’Università di New York, recupera i suoi ricordi di adolescente in un recente intervento su African Arguments. L’opinione che Mastewak si è fatto dopo essersi formato nelle scuole etiopi è che la lingua inglese e la cultura occidentale siano state deliberatamente promosse a scapito della cultura, della storia e della lingua locali.
Durante la scuola elementare la lingua in cui parlavano gli insegnanti era la lingua nazionale, l’amarico. Dai 12 anni in avanti invece la lingua che gli insegnanti etiopi hanno usato per insegnargli materie come storia e matematica è diventata l’inglese.
A tutti gli studenti etiopi è stato quindi negato l’accesso a una grande porzione dell’enciclopedia mentale dell’amarico, il patrimonio di concetti e simboli legati alla storia e cultura locali, staccandoli progressivamente dalla cultura degli avi.
“Ho lasciato la scuola con la sensazione che mi mancasse una comprensione coerente della storia del mio paese. Ed oggi, come molti miei compagni di classe, fatico a scrivere un seppur breve saggio in lingua amarica”.

Autocolonizzazione linguistica

Anche Yirga Gelaw Woldeyes è etiope. Professore alla Curtin University di Perth in Australia e cresciuto nelle scuole etiopi, il prof. Woldeyes è convinto che questo doppio sistema di insegnamento sia un retaggio dell’epoca coloniale:
“L’inglese è un mezzo di insegnamento a partire dalle superiori fino all’università. […] In altre parti del mondo specialmente in Africa durante il colonialismo le persone erano obbligate a studiare nella lingua delle potenze colonializzatrici. Quando studiavano la lingua, la lingua portava lo spirito del colonizzatore”.
Secondo lo studioso le cause di quella che chiama “autocolonizzazione” dell’Etiopia affondano le radici nella spedizione in Abissinia dei britannici nel 1868, che non condusse ad una vera e propria colonizzazione militare ma ad un più sottile assoggettamento economico e culturale comune ad altri paesi africani.
“Le persone che venivano educate iniziavano a sentirsi superiori alla propria gente semplicemente perché parlavano una lingua diversa, una lingua straniera o la lingua dei “potenti”. […] Iniziavano a sentirsi superiori, istruiti. Creare questa divisione basata sulla conoscenza fu molto importante per mantenere il sistema coloniale”.

L’inglese nel sistema scolastico

Dopo la parentesi del disastroso tentativo di fare dell’Etiopia una colonia italiana, l’opera di occidentalizzazione proseguì sulla punta della lingua inglese dall’imperatore Hailé Selassié I che resse il paese dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1974.
Il futuro imperatore combatté con gli inglesi per riconquistare l’Etiopia all’Italia e successivamente dopo la vittoria degli Alleati introdusse la lingua inglese come mezzo di insegnamento.
Analogamente ad altre potenze rimaste stritolate nel conflitto mondiale, le scuole dell’Etiopia furono ridisegnate ad immagine dei vincitori e il legame con la cultura locale reciso.
Paradossalmente l’imperatore dell’Etiopia finì per promuovere una lingua straniera a scapito della lingua locale mentre durante la breve esperienza coloniale italiana fu tentato l’uso della lingua locale come mezzo di insegnamento.

Resa ai vincitori?

A differenza di potenze come il Giappone, che vide completamente ridisegnato il sistema scolastico per scardinare le influenze e l’indottrinamento del regime deposto, l’Etiopia non era però fra le potenze sconfitte.
Secondo Terefe quanto accadde fu resa culturale ai vincitori da parte degli stessi etiopi:
“La mia esperienza senza dubbio troverà d’accordo diverse persone in Africa, dove il colonialismo ha elevato nel sistema scolastico le lingue e la storia europee svilendo le lingue locali, i metodi d’istruzione e la storia. È questo che ha incitato forti movimenti nel continente per chiedere la decolonizzazione delle università. La cosa strana è che l’Etiopia non fu mai colonizzata”.
Gli italiani stettero troppo poco tempo in Etiopia per lasciare un segno culturale oltre alle violenze dell’invasione e dei cinque anni di occupazione.
I britannici invece avevano messo piede nel paese da più tempo ma non imposero militarmente il proprio dominio in quell’area. Furono gli etiopi ad adottare la lingua e la cultura inglese in uno sforzo di modernizzazione.
Nella seconda metà del XX secolo la modernizzazione tramite l’inglese avrebbe caratterizzato diversi paesi cui l’esempio più estremo è Singapore. Purtroppo per l’Etiopia i risultati in termini di benessere delle politiche di Hailé Selassié I non sono stati lontanamente paragonabili a quelli della tigre asiatica.
L’uso dell’inglese come mezzo di insegnamento sta invece progressivamente finendo sotto accusa da parte di una crescente porzione delle élite africane, che vedono perdere l’identità storica e culturale senza vedere in cambio alcun beneficio. Emanuele Zangarini

(Da ultimavoce.it, 28/8/2017).

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