Istruzione, English Tax: rimane nelle università il rogo di libri in italiano e l’anglocolonizzazione forzata con assunzioni di madrelingua inglese, pericolo scampato per le scuole.

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Nel 1933 a Berlino e in altre città universitarie tedesche, libri considerati immorali o “non-germanici” venivano raccolti e bruciati in pubbliche piazze. Di fatto ciò che avviene oramai in moltissime università italiane… ma, a marzo 2015, il Governo aveva presentato un provvedimento che avrebbe prodotto un danno, anche per l’editoria scolastica in italiano, a 9 cifre: fino a 4 miliardi e 200 milioni. Colpendo anche le famiglie di 3 milioni di studenti italiani e le assunzioni di italiani perché, almeno una materia, qualsiasi materia, dalle elementari alle superiori, sarebbe stata obbligatoriamente insegnata nella lingua del neocolonialismo delle menti, l’inglese.

Infatti, nel Disegno di legge recante riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, con delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti, con numero 2994, all’Art. 2, si parlava di CLIL, Content Language Integrated Learning, in inglese affinché gl’italofoni non capiscano di cosa si tratti e per di più sbagliando (mancava un “and”: Content and Language Integrated Learning), il Governo sanciva la messa a regime dell’insegnamento obbligatorio, dalle elementari alle superiori, di una qualsiasi materia in lingua inglese con la sola esclusione di lingua e letteratura italiana prevedendo persino, al comma 14 dello stesso articolo, per la scuola primaria, l’assunzione di insegnanti di lingua madre inglese o il ricorso alla fornitura di appositi servizi.

Umberto Eco in occasione del 150enario dell’Unità d’Italia, spiegava che il “dialetto è una lingua a cui è mancata l’università, e cioè la pratica della ricerca e della discussione scientifica e filosofica, che si arricchisce ogni giorno di nuovi termini e nuovi concetti”. Tutto ciò è già impossibile in alcune università italiane come il Politecnico di Milano, dove studenti e rettorato si sono trovati d’accordo nel mandare al rogo tutti i libri di tutte le materie, di tutti i corsi di laurea magistrale in italiano ma, oggi, quel provvedimento non investiva solo 40 mila studenti del milanese, bensì oltre 3 milioni di studenti e famiglie italiane. Considerando anche un solo libro a materia, al costo medio di 20 Euro, si arriva a dare 60 milioni di euro all’anno all’editoria anglofona contro quella scolastica italofona. E siccome dalle elementari alle superiori le materie insegnate nella scuola italiana sono oltre 80, essendo le materie insegnabili in inglese “qualsiasi”, quindi tutte ad esclusione di lingua e letteratura italiana, anche calcolandone solo 70 si arriva alla cifra di 4 miliardi e 200 milioni di euro, ai quali si sarebbero aggiunti i costi del personale madrelingua inglese o le società di angloservizio previste. Danaro che si aggiunge ai circa 60 miliardi di Euro l’anno che eminenti economisti già nel 2006 (Lukacs) stimavano essere il costo dell’inglesizzazione in Italia mentre i risparmi per la Gran Bretagna, che non insegna alcuna lingua straniera, si aggirano intorno i 18 miliardi di Euro (Grin).

Ledendo i diritti umani linguistici degli italiani, vietandogli l’apprendimento/insegnamento nella lingua della Costituzione della Repubblica, di fatto si perseguiva la nazionalizzazione linguistica inglese dell’Italia, un’erosione aggravata e continuata della sovranità linguistica italiana nel Paese che, ormai, acquista i contorni tipici del genocidio linguistico-culturale, alla pari di quello storicamente perpetrato dai colonizzatori nei confronti dei popoli indigeni e di minoranze.

Fortunatamente però l’opera di emendamento della Legge, almeno in questo caso, ha sortito i suoi effetti e, oggi, la 2994 B approvata vede una integrazione possibilista ma non obbligatoria e a regime del CLIL  con all’Art. 2, un punto a) valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione europea, anche mediante l’utilizzo della metodologia Content language integrated learning; mentre il comma 14 “L’insegnamento della lingua inglese alla scuola primaria è assicurato utilizzando, nell’ambito delle risorse finanziare o di organico disponibili, docenti madrelingua o abilitati all’insegnamento nella relativa classe di concorso in qualità di specialisti, ovvero mediante il ricorso alla fornitura di appositi servizi”  si è completamente dissolto. Manca però sempre una “and” a Content Language Integrated Learning.

 

 

 




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