Islam e potere, il doppio linguaggio.

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La riflessione.

ISLAM E POTERE, IL DOPPIO LINGUAGGIO.

di ROBERTO TOTTOLI.

Mai come in queste settimane termini e concetti musulmani invadono giornali. L’annuncio dell’espulsione dell`Imam di San Donà di Piave sottolinea che la parola imam è entrata
ormai nel vocabolario di tanti italiani. Come l’onnipresente jihad, oppure come altri termini usati ormai con disinvoltura, anche dai nostri politici. Roberto Maroni, a inizio 2012, accennando a qualche contrasto interno al suo partito, parlò di una fatwa incomprensibile lanciata contro
di lui. Solo lo scorso novembre l’allora presidente del consiglio Enrico Letta si sfogava contro i richiami europei all’Italia, ad opera di quelli che definiva Ayatollah del rigore.
  Questa profusione di terminologia islamica non tocca solo l’occidente, ma anche lo stesso mondo musulmano, per ragioni diverse. Jihadisti e nuove entità nate dalle crisi in atto stanno riportando agli onori delle cronache i termini califfo e califfato, emiro ed emirato. Ma non sono termini complementari, anzi, riflettono tendenze opposte e contrastanti. Da un lato un Califfo, come quello di Mosul, che pretende il titolo della massima autorità sunnita, da decenni cancellata e per cui sono richiesti requisiti particolari, qualità e un consenso che per ora mancano. Dall’altro emirati jihadisti, dalla Libia alla Siria, che utilizzano un termine come quello di emiro, dall’arabo amir, che significa «comandante», per richiamare un’autorità circoscritta, di valenza religiosa
prudentemente minore. Molti sono gli emiri, insomma, che possono comandare, mentre un califfo, questo il senso di questi titoli che si inseguono, è un’altra cosa e andrebbe scelto diversamente.
  Questi richiami continui a califfi o emiri segnano una cesura netta nell’immaginario
dell’islam politico. Le guerre civili e la dissoluzione di statidopo le primavere arabe hanno aperto
la strada non solo a scontri di ogni genere ma anche al confronto ideologico a colpi di immaginario religioso. E così, mentre il vocabolario occidentale conosce e usa sempre più termini islamici, il mondo musulmano assiste alla riproposizione di termini antichi, al fine di sostanziare pretese contrastate e contrapposizioni polemiche.
(Dal Corriere della Sera, 6/8/2014).




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