Intervista ad Angelo Bolaffi, direttore dell’istituto italiano di Cultura di Berlino

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Molti italiani si sono trasferiti a Berlino negli ultimi anni e possono testimoniare in prima persona i vantaggi e le opportunità offerti dalla città sotto molti profili, specialmente quello artistico culturale. Chi meglio del Direttore del prestigioso Istituto Italiano di Cultura di Berlino poteva raccontarci gli esiti dell’esperienza italiana in una terra che pullula di iniziative, talenti da scoprire, libertà e benessere a basso costo. Il prof. Angelo Bolaffi, docente, filosofo, germanista, ci offre la preziosa testimonianza di un uomo di larghe vedute e poliedrica cultura, impegnato a promuovere l’arte e la lingua italiana nella capitale tedesca.

Berlino è una città molto aperta nei confronti dell’arte, a differenza delle città italiane. Cosa ci manca rispetto alla capitale tedesca?

Innanzitutto manca una cosa molto semplice: Berlino è una città molto economica e offrendo molti spazi, assiste i giovani e agli artisti all’inizio della loro carriera che hanno bisogno di atelier, luoghi dove lavorare. Questa è una cosa che in altre realtà, non solo quella italiana, ma probabilmente anche quella francese o inglese, non ci sono, anche per motivi economici. Quindi, Berlino è una città dove è facile vivere e lavorare. Inoltre è una città in cui l’aspetto culturale è molto aiutato sia dal governo locale, sia da quello nazionale.

Sono previsti, quindi, degli aiuti da parte dello Stato?

No, gli aiuti alle persone no, bensì a delle iniziative culturali generali, che, quanto più esistono, tanto più offrono delle possibilità a tanti artisti, musicisti, pittori, fotografi, scrittori di farsi conoscere. Ci sono molte manifestazioni, ma c’è anche da considerare che a Berlino si può vivere anche con poco.

Berlino rappresenta la Germania, o è una sorta di isola felice al suo interno?

Berlino è stata un’isola felice, o infelice, dipende dai punti di vista fino alla caduta del muro. Aveva proprio l’aspetto dell’isola, perché era completamente circondata dal muro nel panorama della repubblica democratica tedesca. Infatti, c’era una famosa trasmissione radiofonica che si chiamava “L’abitante dell’isola” . Oggi è un’isola felice in senso metaforico, nel senso che rispetto ad altre città tedesche, che pure sono facili da vivere, certamente Berlino per gli spazi e la capacità di attrazione e anche l’elemento ideologico, rappresenta un unicum, rispetto anche a città importanti come Monaco o Amburgo.

Per quanto riguarda la cultura italiana a Berlino, come viene accolto, ad esempio, il programma dell’Istituto Italiano di Cultura dai tedeschi della capitale?

L’interesse nei nostri confronti c’è, poi dipende da quello che noi siamo in grado e siamo capaci di offrire. È chiaro che l’Istituto di Cultura non ha le forze per portare l’Orchestra della Scala. Noi dobbiamo proporre iniziative culturali più di nicchia, anche perché i tedeschi si prendono da soli le cose grandi con accordi collaterali. Noi cerchiamo di collaborare per le grandi iniziative con le strutture tedesche e in più offriamo la possibilità ad artisti e a scrittori italiani di entrare in contatto con il pubblico tedesco, oltre a dedicare una particolare cura alla diffusione della lingua italiana.

C’è un buon ritorno a queste proposte? Com’è la partecipazione?

La partecipazione è molto buona, anche da un punto di vista economico. I nostri corsi di lingua ci portano degli introiti che, pagati gli insegnanti, ci lasciano un cospicuo margine di guadagno. Il pubblico apprezza molto, è presente e, da quello che possiamo sentire e vedere, crediamo di poter affermare di aver fatto e continuare a fare un buon lavoro.

Ci sono dei libri o dei film che ci consiglierebbe per entrare nell’atmosfera attuale berlinese?

Un bel libro su Berlino è quello di Eraldo Affinati, intitolato Berlin, pubblicato da Rizzoli. È un bellissimo libro che, in maniera letteraria, attraversa i luoghi più importanti della città. È una sorta di guida letteraria di Berlino. Per quanto riguarda i film, ovviamente, consiglio quello di Wim Wenders, Il cielo sopra Berlino, ma per parlare di film storici, il film del 1927: Berlin: Die Sinfonie der Grosstadt (Berlino: sinfonia della grande città) e poi la trasposizione cinematografica del grande romanzo di Aldred Döblin intitolato Berlin Alexanderplatz, dal nome di una famosissima piazza berlinese, già importante negli anni ’20 e poi ricostruita nel dopoguerra durante la Repubblica Democratica Tedesca, dove c’è la torre della televisione.

30 ottobre 2009 Di Anna Zizola

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