Intervista a Tullio De Mauro

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Tullio De Mauro, linguista ed ex ministro

“Occorre istruire gli adulti

Ecco la nuova frontiera”

di Lorenzo Bianchi

“Più di due terzi della popolazione sono sotto la soglia minima individuata dall’Unesco nel 1952 come alfabetizzazione funzionale. Nessun Paese è a così basso livello.Il presidente del Consiglio e il ministro competente dovrebbero fare pressione perché il deficit scolastico ci rende poco competitivi”.

Professor Tullio De Mauro. Siamo davvero così ignoranti? Pare di cogliere un sorriso. L’ex ministro e professore di Linguistica all’Università “La Sapienza” non è sorpreso. La cifra, 22 milioni e 529mila italiani che rischiano l’analfabetismo di ritorno, non gli pare uno sproposito. Anzi forse è approssimata per difetto: “L’indagine che in sigla si chiama Sials, ovvero Second International Adults Literacy Survey, riferita al 1999-2000 ha rivelato questa stratificazione della popolazione adulta italiana. Furono utilizzati cinque questionari progressivi. Il primo pareva quasi ridicolo. Assolutamente elementare, da libro di lettura di prima. Sono stati adattati alle varie lingue e alle varie situazioni culturali del mondo…”.

Su che campione?

“Alcune decine di migliaia di persone di oltre 14 anni. A mezza strada fra quelli della Doxa che sono di due-tremila persone e quelli dell’Istat che arrivano a settanta-ottantamila intervistati. Quello che conta poi è l’accuratezza della stratificazione dei cittadini. Il 5 per cento non riesce a leggere il primo questionario, un dato molto superiore al 2,5 per cento indicato dall’Istat sulla base dei censimenti. Ma lì la cifra fotografa quelli che si dichiarano analfabeti. Noi avevamo sempre sospettato che fossero più numerosi e anche qualche funzionario dell’Istat aveva pubblicamente affacciato questo dubbio”.

Aveva qualche indizio?

“Hanno fatto domande ai non lettori, ossia alla metà della popolazione italiana che dichiara di non leggere nulla. Il sei per cento ha risposto di non essere in grado di farlo. Due dati di fonti diverse convergono. Il resto, fino a circa il 33 per cento degli adulti, legge e scrive una piccola frase e fa operazioni aritmetiche elementari, ma non compie il passo successivo. Internazionalmente questo è definito semianalfabetismo. Un secondo 33 per cento è a rischio di analfabetismo. Il quadro internazionale è interessante. In tutti i paesi sviluppati e a forte spinta consumistica esistono grosse sacche di analfabeti completi o di ritorno, ma non al nostro livello. Più di due terzi della popolazione sono sotto la soglia minima individuata dall’Unesco nel 1952 come alfabetizzazione funzionale”.

Ovvero?

“Leggere, scrivere, capire un breve testo relativo a fatti della vita associata. Per esempio una notizia di giornale, poter dire che cosa è successo in Parlamento”.

E’ drammatico?

“C’è un’associazione costituita da un gruppo di industriali e presieduta da Umberto Agnelli, la “3 L”, che promuove indagini e rapporti periodici su fatti educativi. E’ la seconda volta che insiste sul fatto che il vero ventre molle italiano è il deficit di scuola formale e di alfabetizzazione nella popolazione adulta. Se volessimo spendere bene i soldi pubblici per l’istruzione, una parte notevole andrebbe concentrata in quei Centri territoriali per l’educazione degli adulti che furono creati nel 2000. Oggi versano in una condizione un po’ asfittica. Non c’è solo un problema finanziario…”

In che senso?

“Occorrerebbe una pressione politica dal centro, una pressione del presidente del consiglio non solo del ministro competente… dovrebbe dire che questa è la nostra nuova frontiera. Altrimenti il paese non regge la competitività e ha problemi di coesione sociale interna. La classe istruita crede di essere perfettamente omogenea al resto della cittadinanza. Invece non è così. La situazione ha effetti negativi non solo sui media tradizionali, ma anche sui nuovi”.

Si riferisce a Internet?

La Nielsen Net Rating testa la diffusione del computer e delle tecnologie informatiche nei diversi paesi. Nel 97-98 l’Italia era spaventosamente indietro rispetto agli altri. Il 33 per cento delle famiglie entro il 2000 si è dotato di un computer, ma resta un bel tratto da coprire per arrivare alla media europea. Invece ci si è fermati a quella quota, al numero fatidico. Il Comune di Roma e alcune grandi imprese hanno costituito un consorzio che si occupa della alfabetizzazione informatica dei giovani e degli adulti. Si chiama Gioventù digitale. Gli altri componenti dell’organismo sono stupefatti dello stop. Io no. Siamo inchiodati sulla frontiera degli altri due terzi. Che cosa se ne fanno le famiglie di un elaboratore se faticano a leggere, a scrivere e a far di conto? A che gli serve Fastweb o internet? Le nuove tecnologie sono intrise di testi scritti, di operazioni alfanumeriche…così l’avvenire è una porta chiusa”.

(Da La Nazione, 1,2,2004).

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