Interrogazione a favore della nazionalizzazione anglofona nell’istruzione italiana.

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Interrogazione a favore della nazionalizzazione anglofona nell’istruzione italiana.

 LIBRANDI. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la legge 30 dicembre 2010, n. 240, all’articolo 2, comma 2, lettera l), fa riferimento a: «rafforzamento dell’internalizzazione anche attraverso una maggiore mobilità dei docenti e degli studenti, programmi integrati di studio, iniziative di cooperazione interuniversitaria per attività di studio e di ricerca e l’attivazione, nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, di insegnamenti, di corsi di studio e di forme di selezione svolti in lingua straniera»;
   il processo di Bologna del 1999 tra i suoi obiettivi cita:
    a) promozione della mobilità (per studenti, docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo) mediante la rimozione degli ostacoli al pieno esercizio della libera circolazione;
    b) promozione di un’indispensabile dimensione europea dell’istruzione superiore: sviluppo dei piani di studio, cooperazione fra istituzioni universitarie, programmi di mobilità, piani di studio integrati, formazione e ricerca;
   il comunicato di Bucarest del 2012 e, in particolare, il punto 5 del capitolo 8 «Adotteremo misure per eliminare gli ostacoli alla mobilità ancora esistenti» recita: «Sosteniamo l’insegnamento delle lingue straniere a tutti i livelli, a partire dall’istruzione primaria, in quanto prerequisito per la mobilità e l’internazionalizzazione. Inoltre, sosteniamo fortemente il miglioramento delle capacità linguistiche dei docenti»;
   inoltre, va segnalata la recente approvazione da parte del Parlamento europeo del programma quadro per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 attraverso il quale almeno la metà dei fondi strutturali e d’investimento europei deve essere dedicata alla ricerca (70,2 miliardi di euro stanziati in totale), per cui il sistema italiano dovrà necessariamente attrezzarsi soprattutto dal punto di vista della ricettività internazionale, accentuando la dimensione europea del programma nazionale per la ricerca, coinvolgendo, oltre alle regioni, le amministrazioni centrali, le imprese, in primo luogo le università e gli enti di ricerca;
   la sentenza del tribunale amministrativo regionale della Lombardia (sentenza n. 01348/2013), che annulla la delibera adottata in data 21 maggio 2012 dal senato accademico del Politecnico di Milano, riguardante le linee strategiche di ateneo 2012-2014, nella parte in cui ha approvato la mozione sull’adozione della lingua inglese per i corsi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca a partire dall’anno accademico 2014-2015, ritenendola in contrasto con l’articolo 271 del regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, recante l’approvazione del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore, che prevede che «la lingua italiana è la lingua ufficiale dell’insegnamento e degli esami in tutti gli stabilimenti universitari»;
   il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in persona del Ministro pro tempore, e il Politecnico di Milano, in persona del rettore pro tempore, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, hanno presentato appello al Consiglio di Stato (n.r.g. 5151/2013) avverso la sentenza del tribunale amministrativo regionale della Lombardia (sentenza n. 01348/2013);
   in un panorama accademico e lavorativo ormai globalizzato, l’internazionalizzazione è un obiettivo prioritario grazie al quale l’Italia potrà continuare a garantire nel futuro un livello formativo competitivamente adeguato alle esigenze degli studenti e la stessa internazionalizzazione formativa, per essere efficace, deve essere accompagnata da un’internazionalizzazione linguistica, riconoscendo in modo trasversale, che quella inglese, oltre a essere una delle lingue ufficiali dell’Unione europea, è la lingua più utilizzata nel mondo e mezzo più comunemente utilizzato per l’espressione dei concetti del sapere scientifico;
   proprio alla luce dei già citati accordi del processo di Bologna, un percorso formativo universitario, in particolare se di carattere tecnico-scientifico, potrà essere efficacemente svolto nei primi tre anni in lingua italiana e nei due successivi anni del percorso specialistico integralmente in lingua inglese, in Italia o in un altro Paese europeo;
   infine, una delle modalità più efficaci per il sistema universitario italiano di essere attrattivo per i migliori studenti del resto del mondo è proprio quella di offrire percorsi formativi in lingua inglese, così come avviene nelle migliori università dell’Unione europea e del mondo; infatti, nel caso del Politecnico di Milano, con l’attuazione delle nuove regole e l’introduzione dei corsi di laurea magistrale del medesimo ateneo in lingua inglese, ben 7.150 studenti internazionali hanno proposto domanda di iscrizione, dei quali i migliori 2.562 sono stati ammessi; tali studenti eccellenti, per effetto del procedimento contenzioso in atto, rischiano di non vedere avviato il corso di laurea per il quale hanno domandato l’iscrizione e per cui stanno programmando il proprio arrivo nel nostro Paese, con evidenti conseguenze negative per la credibilità dell’Italia proprio nel corso del semestre italiano di Presidenza dell’Unione europea –:

quali iniziative intenda mettere in atto affinché, da un lato, si risolva l’evidente antinomia tra l’articolo 271 del regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, «Testo unico delle leggi sull’istruzione superiore», e i testi normativi e di indirizzo sopra citati, e, dall’altro, si risponda all’esigenza di internazionalizzazione del sistema formativo italiano di livello universitario e di svolgimento ordinato dei corsi di laurea magistrali ai quali molte migliaia di studenti, italiani e stranieri, si sono già iscritti.
(3-00949)
(15 luglio 2014)

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