Internazionalizzazione atenei: Mentre in Francia si fa in francese, noi la facciamo in inglese

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La Francia è la quarta destinazione mondiale degli studenti stranieri. Uno su tre decide di rimanere: nel 2011, infatti, gli studenti stranieri risultano essere più di 280.000, cioè circa il 12% della popolazione studentesca francese. «Questa è la vera internazionalizzazione degli atenei – commenta Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto – mentre la Francia, infatti, attira un così elevato numero di studenti stranieri offrendo corsi universitari nella propria lingua, noi siamo gli unici ad attuare un’internazionalizzazione non nella/della nostra lingua, bensì solo in inglese».

«Se uno studente straniero sceglie di venire a studiare in Italia – prosegue Pagano – dobbiamo offrirgli studio ed eccellenza italiana. Molto probabilmente quello che sta accadendo è perché l’attuale classe accademica evidentemente non è più all’altezza dell’eccellenza italiana dei secoli scorsi, pertanto ricorre all’escamotage della lingua inglese che, ovviamente, i nostri docenti non sanno alla pari di qualsiasi docente madrelingua inglese. Quando il nostro Paese non offrirà più corsi di laurea in lingua italiana, ma solo ed esclusivamente in inglese, cosa verranno a fare gli studenti stranieri in Italia? In inglese possono studiare anche altrove, in Gran Bretagna ad esempio, dove grazie all’inglese vengono incassati ogni anno circa 368 miliardi di euro».

«Ieri si è tenuto presso il Ministero degli Affari Esteri un convegno sulla diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero – sottolinea il Segretario dell’Era – un convegno che si può definire ‘clandestino’, dato che nessuno ne ha reso nota la notizia, neppure lo stesso Ministero, al quale come Radio Radicale abbiamo richiesto informazioni in merito. Anche questo incomprensibile silenzio dimostra ancora una volta quanto nel nostro Paese non venga data la giusta importanza alla preservazione e diffusione della nostra lingua e della nostra cultura, mentre politici e istituzioni si adoperano affinché l’inglese prenda sempre più piede», conclude Pagano.

 

Roma, 07-12-2012




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