Interesse dell’Europa?Guardare Ankara negli occhi

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Si TRATTA DI FACILITARE L'INTESA TRA OCCIDENTE E ISLAM

Interesse dell'Europa?Guardare Ankara negli occhi

L’idea di Europa, o meglio,l'identità dell'Unione Europea è fin dalle origini legata alla questione dei confini. Il progetto di unificazione europea nasce, com'è noto, allo scopo di sanare il più sanguinoso confine della storia europea, cioè il confine franco-tedesco. Per nulla paradossalmente, l'Europa che nasce così intrinsecamente abbarbicata ai suoi confini interni, oggi si ritrova a discutere e a dividersi ancora intorno a un confine, questa volta esterno: dove deve fermarsi la nuova Europa? Quello che siamo e che vogliamo divenire, la nostra identità europea, non è forse anche influenzata dalla decisione di chi ricomprendere dentro il lirnes europeo e di chi escludere? La questione turca è un bell'esempio della relazione problematica tra confini, identità e idea di nuova Europa. Sulla possibile adesione della Turchia si confrontano due posizioni speculari. La prima afferma che la Turchia snaturerebbe l'identità europeo. Curiosamente tra i suoi 'ù accaniti sostenitori militano molti politici che hanno fatto fuoco e fiamme per impedire che nel Preambolo della Costituzione europea fosse fatto cenno alle radici cristiane dell'identità europea. Secondo questa tesi l'ingresso della Turchia segnerebbe l'accantonamento definitivo di qualunque progetto autenticamente federale, e la Turchia stessa appresenterebbe il “cavallo di Troia” grazie al quale gli Stati Uniti saboterebbero la crescita dell”'Europa potenza”. Non solo: con la Turchia in Europa finiremmo con importare l'instabilità di quel Paese e l'insicurezza dei suoi confini mediorientali e caucasici. La seconda tesi sostiene invece che l'ingresso della Turchia renderebbe un po' meno salottieri i bei discorsi dei burocrati di Bruxelles sull'unità nella diversità. Non è un caso che proprio dalla Commissione parta oggi l'intempestivo altolà sulla strada ell'apertura ufficiale di negoziati con Ankara. La motivazione addotta riguarda la riforma in senso clericale del codice pèriale turco. Sembra una decisione difficilmente condivisibile, tanto più considerando il contesto internazionale e la situazione particolare della Turchia. Ovviamente, nessuno ipotizza che una Turchia non in linea con i requisiti democratici necessari possa fare parte dell'Unione. Ma ogni volta che si segnala ai turchi qualche loro “ritardo” sulla via della compita democratizzazione, guarda caso riemer e l'antico pregiudizio nei loro confronti, la cui sintesi è espressa nell'idea che la Turchia non è un Paese europeo. E strano che l'Unione si privi dell'unico efficace strumento che fino ad ora ha posseduto per stabilizzare le transizioni democratiche dei suoi vicini. E straordinariamente miope che l'Europa preferisca abbandonare la Turchia alla propaganda (e alla possibile deriva) del fondamentalismo islamico, invece di aiutarla a trovare la sua strada verso la democrazia. Sarebbe davvero vile un chiudersi in se stessa da parte dell'Europa, magari nel timore che se Ankara divenisse membro dell'Unione, milioni di Gastarbeiter in Germania non potrebbero più essere trattati come cittadini di serie B. Ma c'è poi un fatto che è irritante oltremisura. Proprio chi fa del “dibattito con l'islam moderato” una sorta di ritornello politicamente corretto per risolvere i cospicui problemi che affliggono la convivenza tra Occidente e mondo islamico, poi, quando questo Islam moderato ce lo ha di fronte, che fa? Gli lancia un bel siluro.


22.09.2004
Avvenire p,2
di Vittorio E. PARSI

Questo messaggio è stato modificato da: Carlotta.Caporilli, 22 Set 2004 – 10:34 [addsig]




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