Int. a M. Valpiana : CONTRADDIZIONI DEI PROGRESSISTI (L. Palazzolo)‏

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Intervista di Lanfranco Palazzolo

Massimo Valpiana, presidente Movimento non-violento, ci parla di chi condanna le altre guerre ma non quella libica
Contraddizioni dei progressisti

Sulla guerra in Libia c`è stato un corto-circuito nei partiti della sinistra. Lo ha detto alla "Voce Repubblicana" Massimo Valpiana, Presidente del Movimento Non-violento.
Massimo Valpiana, in che clima si è svolta l`edizione del 2011 della marcia Perugia-Assisi?
"L`importanza della marcia per la pace Perugia-Assisi è la stessa che aveva nel 1961, quando fu promossa da Aldo Capitini per la prima volta.
Questa manifestazione ha il compito di far apparire il Movimento per la pace come soggetto autonomo dai partiti, con l`obiettivo di porre la questione decisiva del superamento della guerra. Oggi come ieri, questo movimento raccoglie attorno a sé le espressioni più diverse, che si devono mescolare, confrontare, E` un movimento molto variegato: ecologisti, radicali, ambientalisti, scout, parrocchie, partiti, che si uniscono con lo slogan: `Per la pace e la fratellanza tra i popoli`. Questi due obiettivi sono un vero e proprio programma
politico. Temi finalizzati a una politica che deve mettere al centro della questione il motivo del disarmo, ovvero il drastico taglio delle spese militari. Questo è l`argomento forte, la questione unica che il movimento per la pace vuole proporre al mondo politico e al governo. E` una questione che riguarda tutti i cittadini che vivono questa crisi politica ed economica. Su questo argomento possono trovarsi insieme in tanti".
Perché il tema del disarmo è passato in secondo piano dopo la fine del bipolarismo mondiale avvenuta nel 1989?
"Sembrava che con il crollo del muro di Berlino la guerra fosse uscita dalla storia. Francis Fukuyama aveva detto che quello era il momento della `fine della storia`. E invece abbiamo visto che si è passati dall`equilibrio del terrore est-ovest alla politica della guerra infinita. Il XXI secolo si è aperto con una serie di conflitti. Siamo passati dalla guerra fredda alle guerre calde. Ecco perché il movimento pacifista deve ritrovare la sua strada e riflettere che la maturazione del superamento della guerra deve trovare fondamento nella non-violenza. Ci si deve opporre alla guerra e alla sua preparazione".
Perché nessuno è sceso in piazza contro la guerra in Libia? Cosa è successo al movimento pacifista? Ritiene che questo sia un elemento che prova la grave crisi di questo movimento?
"C`è stato un corto-circuito soprattutto nei partiti della sinistra, che condannano la guerra. Tuttavia questi partiti hanno preferito optare per la linea della difesa dei diritti umani. I partiti progressisti hanno detto che questa guerra era giusta per la difesa dei diritti umani in Libia, per impedire che a Bengasi ci fosse un massacro, come avvenne a Sarajevo nel 1995. La sinistra ha pensato di giustificare la guerra attraverso la difesa dei diritti umani".

la Voce Repubblicana, pag. 2




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