Int. a E. Bonino : FACCIAMO GLI STATI UNITI D’EUROPA (G. Monti)

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L`esponente Radicale, vicepresidente del Senato: «Le crisi possono nascondere delle opportunità.
Bisogna completare l`unione monetaria con quella politica. Non ci sono leader lungimiranti con un grande progetto federalista, ma l`unica strada da battere è creare un consenso popolare attorno a questa idea».

Perché dopo più di dieci anni il progetto di Spinelli, di un`Unione politica europea, sta rischiando il naufragio sotto i colpi della crisi finanziaria?
La vedo in maniera diversa: il progetto spinelliano – ovviamente adattato ai nuovi scenari che si sono imposti in questo inizio millennio rimane più che mai attuale e un numero sempre maggiore di economisti, di politici e di statisti – questi ultimi per ora quasi tutti "ex", purtroppo – vedono nell`Unione politica l`unica ancora di salvezza. Più che sotto i colpi della crisi finanziaria, il rischio di naufragio è dovuto piuttosto agli attuali leader europei che non hanno, per ragioni diverse, l`interesse o le capacità di condividere i rischi e l`onere politico di cessioni di sovranità ulteriori per il bene comune di tutti, spezzoni di sovranità – come quelle economiche – a dire il vero già cedute da quel dì ma che dal punto di vista formale rimangono nelle loro mani. Insomma, manca il coraggio di gettare il cuore oltre l`ostacolo e completare l`edificio. Schroeder sostiene che il vero pericolo non è economico, cioè la tenuta dell`euro, ma politico.

L`Unione non ha una spina dorsale forte e questa crisi lo sta dimostrando, dice l`ex cancelliere tedesco. Perché in
Europa manca la politica?

Condivido le parole di Schroeder, soprattutto sulla necessità di creare quanto prima gli Stati Uniti d`Europa – una tesi Radicale da tempi non sospetti – ma si tratta appunto dell`ennesimo "ex" che si pronuncia.
Ci vorrebbero leader lungimiranti, con in mente un grande progetto federalista, al potere oggi – non ieri – e nella pienezza delle loro funzioni.
Non ne vedo all`orizzonte: né ai vertici delle istituzioni europee, né a livello nazionale, dove l`ego dei leader e la difesa di rendite strategiche di questa o quella capitale sono diventati
tra i fattori principali che si frappongono ad un`Europa che parli con una sola voce.

Le istituzioni europee non sembrano in grado di arginare la dissoluzione, tutto sembra essere nelle mani della Bce, cioè di un organismo economico.
È così?

Sì, ed è paradossale perché la preoccupazione all`origine era inversa: quella di assicurare l`indipendenza della Bce dalle interferenze dei governi e ora vediamo che sono i governi ad essere invece "commissariati" dalla Bce.
Ma le istituzioni europee non hanno brillato per attivismo, anzi sono diventate parte del problema, a cominciare dalla Commissione che è pur sempre custode dei Trattati.
Da Bruxelles non è venuta in questi anni una singola proposta che andasse in direzione di una maggiore integrazione. La Commissione ha fatto poco o nulla per difendere l`Europa dalle tendenze, passate e presenti, di "ri-nazionalizzazione" delle politiche comunitarie, dai piani nazionali anti-crisi alla messa in discussione dell`accordo di Schengen – tra i simboli più forti dell`Unione – a causa della "invasione" di 25 mila tunisini a Lampedusa!
L`Europa deve essere in qualche modo "re-inventata", ma chi ha la credibilità per farlo?
Sono finiti i tempi in cui erano le élites a mandare avanti il processo d`integrazione.
L`unica strada da battere per un`Europa federale, oggi, è creare un consenso popolare attorno a quest`idea. Bisogna allora che la parte più illuminata e liberale del nostro continente la smetta di sentirsi sconfitta, di rimanere tremebonda di fronte ad un manipolo di "veri finnici" o di leghisti in camicia verde, e si dia il coraggio necessario

L`Italia? Il dibattito sulla manovra economica ha messo in luce, ancora una volta, la scarsa consapevolezza della posta in gioco da parte del governo e della sua maggioranza per fare da apripista a nuovi e più ambiziosi processi di integrazione.
Si è quasi fermato il processo di integrazione europeo. Uno stop dovuto alla crisi o ci sono ragioni più profonde?

Le crisi possono nascondere delle opportunità, a patto di aver voglia di coglierle.
Negli ultimi anni solo i Radicali e qualche federalista superstite hanno continuato a sostenere che era una follia creare l`Unione monetaria lasciando che ogni Stato membro decidesse in assoluta autonomia la propria politica fiscale e di bilancio.
Oggi il prezzo di questa follia è diventato, seppure tardivamente, evidente a molti, cominciando da coloro che si occupano professionalmente o istituzionalmente di affari economici e finanziari.
Così George Soros, Jean Claude Trichet, Mario Draghi, Jacques Attali, Gordon Brown, l`Economist, lo stesso Fondo monetario internazionale – la lista potrebbe continuare – hanno cominciato a dire, di fronte alla profondità della crisi, che bisognerebbe affiancare alla Bce un ministro delle finanze dell`Unione, una Tesoreria unica ecc… Insomma, che si esce dalla crisi con più Europa e non con furbizie contabili o con le favole.
La traduzione di questo auspicio significa, in pratica, il completamento dell`Unione monetaria con l`Unione politica. Perché un ministro delle Finanze si presuppone che raccolga le tasse, che a loro volta servono a pagare precise funzioni di governo. Che senso ha, per esempio, avere 27 eserciti nazionali, con una spesa complessiva che supera i 200 miliardi di euro l`anno? Non sarebbe meglio un esercito unico europeo, mettendo insieme
le risorse e unendo le forze per quanto riguarda l`addestramento, la logistica e la ricerca? In fondo si tratta di ristabilire l`ordine logico delle cose, rimettendo la politica – e le istituzione preposte – alla guida del processo d`integrazione. Ci vogliono, insomma, gli Stati Uniti d`Europa. Idea che si scontra regolarmente con il timore – particolarmente forte in Gran Bretagna e nei Paesi nordici, ma anche tra i partiti nazionalisti o "localistici" un po` ovunque – che così si crea il mostro, il "super Stato europeo" che soffoca gli Stati nazionali. Ma se si crede nelle radici del progetto fondatore, allora l`obiettivo non può che essere una "patria europea", e non una "Europa delle patrie" incapace di vedere che oltre il proprio naso c`è un mondo che corre e che di un`Europa divisa e frammentata, in definitiva, può anche fare a meno.

L`italia sembra non avere più credibilità nel continente e lo scontro dentro la Sce lo dice con chiarezza. E' un problema dei governo in carica o della debolezza della nostra economia?

Il dibattito sulla manovra economica ha messo in luce, ancora una volta, la scarsa consapevolezza della posta in gioco da parte dell`attuale governo e della sua maggioranza.
In questo senso siamo di fronte ad un poderoso deficit politico rispetto a quanto stava e sta succedendo.
Possibile che siano i banchieri ad invocare gli Stati Uniti d`Europa mentre il governo sa solo tentennare e prendere tempo? Come si può pretendere di mettersi a capo di tutte le battaglie di retroguardia a Bruxelles – a volte anche un po` becere nei toni – e pensare di rimanere credibili? Indipendentemente dalla forza economica, poi, la credibilità la si guadagna in base alle misure coraggiose o meno che si assumono, agli impegni presi e mantenuti, all`affidabilità dimostrata all`interno di un quadro di regole condivise. Ricordo che siamo entrati nell`euro con un rapporto debito/
pil largamente superiore al 60 per cento, nonostante il parametro di Maastricht lo vietasse. Evidentemente i governanti di allora avevano lacredibilità necessaria per ottenere lo stesso la fiducia dei partner europei.

Entro pochi mesi andranno al voto 8 Paesi dell`Europa. Cambierà il vento e il centrodestra sarà sconfitto?

Non ho la palla di cristallo ma la ventata di populismo e xenofobia che sta attraversando l`Europa non passerà velocemente.
Non conosco politico che corra per vincere delle elezioni dando l`impressione di essere impotente o che le decisioni siano prese altrove, da altri. Quindi si ricorre alla strategia dello struzzo: meglio mettere la testa sotto la sabbia e assumere posizioni populiste anziché affrontare e risolvere problemi complessi.
Infatti, né da Bruxelles, né dalle capitali, vedo arrivare le contromisure necessarie per contrastare questa ventata.
Anzi, spesso vedo le istituzioni europee piegarsi a decisioni che incentivano il populismo, come quella di stringere i bulloni all`accordo di Schengen o non opporsi a protezionismi vari che scattano in difesa di "campioni" nazionali al rischio di compromettere un altro pilastro europeo, il mercato interno.
Questa ventata di populismo è stata recentemente analizzata in un rapporto del Gruppo di eminenti personalità del Consiglio d`Europa, di cui faccio parte. Abbiamo cercato di dare qualche risposta proprio a questa domanda: come conciliare diversità e libertà e vivere insieme nell`Europa del XXI secolo?

Left Avvenimenti settimanale dell'Altritalia




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