Insegnare l’italiano in Canada

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Il difficile compito di insegnare l’italiano

Il preside della scuola di Edmonton (Alberta): «Famiglie e comunità possono fare di più»

di ELENA SERRA

Si trova ad Edmonton, in Alberta, la scuola Dante Alighieri che da quasi cinquanta anni offre alla comunità corsi di lingua e cultura italiana.
Il preside Aristide Melchionna, arrivato in Canada nel 1991 dalla provincia di Avellino, ha raccontato al Corriere Canadese la realtà della comunità italiana della capitale della provincia occidentale canadese. «La scuola è stata fondata nel 1963 dalla Società Dante Alighieri che esisteva già da un anno – spiega Melchionna – Il tutto ha avuto inizio con pochissimi studenti, ma l’anno prossimo festeggeremo il 50º anniversario della Società, segno che le cose hanno funzionato».
In questi decenni la scuola è cresciuta, «quest’anno abbiamo avuto 15 corsi d’italiano e nel prossimo anno scolastico ne sono previsti 14, che coinvolgeranno da settembre a maggio adulti, bambini e ragazzi, dalle scuole elementari alle scuole superiori».
Secondo il preside della Dante Alighieri, la comunità italiana di Edmonton arriva a toccare la cifra delle 20.000 persone, ma in questa vi sarebbero compresi anche gli italiani di seconda e terza generazione. «C’è da dire però che la cifra può trarre in inganno – spiega Melchionna – perché coloro che partecipano attivamente alla comunità sono circa 1.500. I punti di ritrovo maggiori per la nostra comunità sono ancora oggi le chiese, seguite da organizzazioni e dai centri culturali».
Negli ultimi cinque anni, tuttavia, la media degli iscritti ai corsi di italiano si è aggirata intorno ai 200 studenti l’anno, per la maggior parte bambini, a conferma che esiste ancora una forte attenzione per le proprie radici.
«L’interesse verso lo studio della lingua è vivo. Molti dei nostri studenti sono bambini di origine italiana, ma abbiamo un sempre crescente numero di iscritti che non sono italo-canadesi, ma bensì semplicemente interessati allo studio della lingua italiana – racconta Melchionna – Anche se la Dante Alighieri è un’istituzione nata alla fine dell’Ottocento per opera del poeta Carducci, la nostra scuola opera a livello di comunità. Nel nostro piccolo cerchiamo di fare ciò che possiamo per tenere vivo l’interesse, ma è difficile perché la prima lingua è ovviamente l’inglese. Forse sarebbe più facile se si avesse anche l’appoggio da parte delle istituzioni, o se si creassero più eventi per i giovani. Diciamo quindi che si potrebbe sicuramente fare meglio».
Aristide Melchionna è anche un insegnate del Dipartimento di Lingue dell’università dell’Alberta, e ha quindi acquisito una solida esperienze nell’insegnamento dell’italiano e nella percezione dell’italianità nei confronti dei giovani. Questo lo ha portato a ritenere che vi sia una «responsabilità delle famiglie» rispetto a come la lingua italiana è vissuta dei più piccoli.
«Ho sempre parlato italiano con mia figlia, – spiega il preside – lei oggi parla italiano, ed ho potuto mandarla ogni estate in Italia dai parenti. Ritengo quindi che le scelte che vengono fatte a livello familiare costituiscono un elemento fondamentale nell’interesse o meno di un giovane verso tutto ciò che è l’italianità. Una scuola come la nostra, che offre un corso di due ore la settimana il sabato mattina, purtroppo non può compiere cambiamenti profondi nella conoscenza di una lingua da parte della comunità. Certamente è meglio di niente, e mantiene un legame importante, soprattutto per i bambini, che nonostante tutto frequentano molto volentieri. Ma spesso in casa si parla in inglese o in dialetto, a scapito dell’italiano».
Tuttavia il futuro dell’italianità in Canada appare a Melchionna non ancora compromesso: «Sono ottimista, non credo che l’italianità possa scomparire. Di sicuro i giovani di terza e quarta generazione faranno più fatica, ma sono sicuro che la cultura italiana non possa scomparire dal Canada. Sia nella nostra scuola che a livello universitario vedo sempre molti adulti che frequentano i corsi pur non avendo radici italiane. Le motivazioni possono essere varie, dal semplice amore per l’Italia all’interesse per i viaggi, la musica, o studi d’arte. La cultura italiana è ancora vista come un qualcosa di pregiato e piace molto. Se poi parliamo unicamente della lingua italiana, penso si avranno più difficoltà, ma in qualche modo penso che riuscirà a sopravvivere. Bastano davvero poche persone con un forte interesse perché l’italiano non vada perduto, ed in questo i giovani dovranno essere i protagonisti».
(Da Corriere.com canadese, 9/8/2010).




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