Inno in europanto

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L’hobby di Paolo Bergamaschi, parlamentare a Strasburgo

“Canto la nuova Europa nella lingua che non c’è”

Un inno in europanto, il “gramelot” del vecchio continente

di Luca Angelici

Se bastasse una sola canzone, come cantava Eros Ramazzotti, il modo per ridare smalto all’Unione Europea, impantanata fra costituzioni bocciate e nuovi membri accolti di malavoglia, sarebbe bell’e che trovato. Perché una canzone capace di unire in coro federalisti e nazionalisti, fans dell’allargamento senza freni e teorici dell’Unione a due velocità c’è già.

L’ hanno scritta due italiani per i quali l’Europa non è solo una passione, ma una professione. Diego Marani, ferrarese, fa il traduttore poliglotta al Consiglio dei ministri europeo e lo scrittore di successo nel tempo libero (il suo “Nuova grammatica finlandese” ha vinto il Premio Grinzane Cavour nel 2001) ed è l’inventore dell’ “europanto”, una sorta di esperanto europeo senza regole né grammatica (tipo il “gramelot” degli artisti della Commedia dell’arte riportato in auge da Dario Fo) nato nel 1996 per fare il verso alla storpiature linguistiche assai frequenti nei corridoi dei palazzi di Bruxelles, ma ora oggetto di tesi di laurea e citazioni su Wikipedia, l’enciclopedia on line.

La passione per nulla segreta del mantovano Paolo Bergamaschi, da una decina d’anni consigliere del gruppo dei Verdi all’Europarlamento, è invece la musica. E chi più di lui, che ha già pubblicato tre cd (uno dei quali con presentazione di Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione Ue), ispirati ai suoi viaggi di lavoro in ogni angolo del Vecchio Continente e del Mediterraneo, poteva essere candidato migliore per incidere il primo brano in europanto?

Detto, fatto. L’idea, nata la scorsa estate durante una trasmissione radiofonica sugli “italiani a Bruxelles” della quale sia Diego Marani sia Paolo Bergamaschi erano ospiti, ha poi contagiato musicisti di vaglia come l’ex Pm Bernardo Lanzetti e il chitarrista jazz Simone Guiducci (un altro predestinato, visto che uno dei suoi gruppi si chiama “Gramelot Ensemble”).

Bergamaschi ha scritto musica e testo in italiano, Marani l’ha tradotto in europanto, Guiducci e Lanzetti si sono occupati di arrangiamento e cori. Ne è uscito un brano autoprodotto, titolo “In Europa”, che sta facendo il giro di alcune radio locali e nazionali (l’anteprima è stata su Radio Uno).

“L’ ho anche fatto sentire ad alcuni eurodeputati – racconta soddisfatto Paolo Bergamaschi – e quel che mi ha sorpreso è che tutti sono riusciti a comprendere, se non tutte le parole, almeno il senso generale del testo, che parla di un’Europa in cui “ahora crumble muros und surge novos bridges”, sono crollati i muri e si costruiscono ponti e dove “can muchas cosas make, speake tantas linguas, go donde prefere”.

Segno che l’europanto funziona? Forse. Di sicuro Bergamaschi, che sogna di portare l’eurocanzone in concerto al Parlamento di Strasburgo, come aveva fatto con uno dei suoi album precedenti, spera che il suo brano faccia riflettere anche su un altro importante aspetto.

“Un terzo dei costi di funzionamento dell’Europarlamento è costituito dalle spese per interpreti e traduttori – spiega Paolo Bergamaschi -. Quattrocento milioni di euro l’anno che forse potrebbero essere impiegati meglio”.

Per pensare che l’europanto possa essere la soluzione bisogna essere un po’ sognatori (“dreaminganti”, come direbbe Diego Marani). Però, se bastasse una sola canzone…

(Dal Corriere della Sera, 19/4/2006).

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1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

L’hobby di Paolo Bergamaschi, parlamentare a Strasburgo <br /><br />
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“Canto la nuova Europa nella lingua che non c’è”<br /><br />
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Un inno in europanto, il “gramelot” del vecchio continente<br /><br />
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di Luca Angelici<br /><br />
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Se bastasse una sola canzone, come cantava Eros Ramazzotti, il modo per ridare smalto all’Unione Europea, impantanata fra costituzioni bocciate e nuovi membri accolti di malavoglia, sarebbe bell’e che trovato. Perché una canzone capace di unire in coro federalisti e nazionalisti, fans dell’allargamento senza freni e teorici dell’Unione a due velocità c’è già.<br /><br />
L’ hanno scritta due italiani per i quali l’Europa non è solo una passione, ma una professione. Diego Marani, ferrarese, fa il traduttore poliglotta al Consiglio dei ministri europeo e lo scrittore di successo nel tempo libero (il suo “Nuova grammatica finlandese” ha vinto il Premio Grinzane Cavour nel 2001) ed è l’inventore dell’ “europanto”, una sorta di esperanto europeo senza regole né grammatica (tipo il “gramelot” degli artisti della Commedia dell’arte riportato in auge da Dario Fo) nato nel 1996 per fare il verso alla storpiature linguistiche assai frequenti nei corridoi dei palazzi di Bruxelles, ma ora oggetto di tesi di laurea e citazioni su Wikipedia, l’enciclopedia on line.<br /><br />
La passione per nulla segreta del mantovano Paolo Bergamaschi, da una decina d’anni consigliere del gruppo dei Verdi all’Europarlamento, è invece la musica. E chi più di lui, che ha già pubblicato tre cd (uno dei quali con presentazione di Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione Ue), ispirati ai suoi viaggi di lavoro in ogni angolo del Vecchio Continente e del Mediterraneo, poteva essere candidato migliore per incidere il primo brano in europanto?<br /><br />
Detto, fatto. L’idea, nata la scorsa estate durante una trasmissione radiofonica sugli “italiani a Bruxelles” della quale sia Diego Marani sia Paolo Bergamaschi erano ospiti, ha poi contagiato musicisti di vaglia come l’ex Pm Bernardo Lanzetti e il chitarrista jazz Simone Guiducci (un altro predestinato, visto che uno dei suoi gruppi si chiama “Gramelot Ensemble”).<br /><br />
Bergamaschi ha scritto musica e testo in italiano, Marani l’ha tradotto in europanto, Guiducci e Lanzetti si sono occupati di arrangiamento e cori. Ne è uscito un brano autoprodotto, titolo “In Europa”, che sta facendo il giro di alcune radio locali e nazionali (l’anteprima è stata su Radio Uno).<br /><br />
“L’ ho anche fatto sentire ad alcuni eurodeputati – racconta soddisfatto Paolo Bergamaschi – e quel che mi ha sorpreso è che tutti sono riusciti a comprendere, se non tutte le parole, almeno il senso generale del testo, che parla di un’Europa in cui “ahora crumble muros und surge novos bridges”, sono crollati i muri e si costruiscono ponti e dove “can muchas cosas make, speake tantas linguas, go donde prefere”.<br /><br />
Segno che l’europanto funziona? Forse. Di sicuro Bergamaschi, che sogna di portare l’eurocanzone in concerto al Parlamento di Strasburgo, come aveva fatto con uno dei suoi album precedenti, spera che il suo brano faccia riflettere anche su un altro importante aspetto.<br /><br />
“Un terzo dei costi di funzionamento dell’Europarlamento è costituito dalle spese per interpreti e traduttori – spiega Paolo Bergamaschi -. Quattrocento milioni di euro l’anno che forse potrebbero essere impiegati meglio”.<br /><br />
Per pensare che l’europanto possa essere la soluzione bisogna essere un po’ sognatori (“dreaminganti”, come direbbe Diego Marani). Però, se bastasse una sola canzone… <br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 19/4/2006). <br /><br />
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